Addio alla scrittrice Alice Munro, una vita per il racconto

È morta a 92 anni l’autrice di racconti canadese Alice Munro. Il decesso è avvenuto lunedì 13 maggio, mentre la notizia è stata comunicata dalla famiglia al quotidiano The Globe and Mail il giorno seguente. La donna soffriva da circa dieci anni di demenza senile.

Artefice di storie di gente apparentemente semplice, nel 2013 era stata insignita del Premio Nobel per la letteratura. Alla consegna dell’onorificenza aveva dichiarato: «Penso che ogni vita possa essere interessante».

Sarà ricordata per aver dato dignità a un genere narrativo generalmente considerato di serie b, il racconto. In Italia tutte le sue opere sono state pubblicate dall’editore Einaudi.

Piccoli squarci epifanici

Come ben sanno i lettori delle sue opere, le vicende di Munro condensano nello spazio di poche istantanee narrative i grandi drammi dell’umano. Nei suoi racconti, ambientati per lo più in Ontario, sua terra natia, sono messi a tema i conflitti generazionali, le ansie adolescenziali e i timori della vecchiaia. Descritta dai suoi cultori come la “Cechov canadese”, Munro ha dato forma a piccoli bozzetti in prosa, tratteggiando ritratti di uomini e donne con un’interiorità complessa e tormentata.

La prima edizione canadese di Dear Life, scritto da Alice Munro e pubblicato da McClelland and Stewart (2012)

Da dodici anni Munro aveva deposto la penna. L’ultimo suo libro è Dear Life, uscito negli Stati Uniti nel 2012. Attiva dal 1950, nella sua carriera l’autrice canadese dà vita a 55 racconti, una quota dei quali non è uscita in Italia. Il primo racconto, The Dimension of a Shadow, lo scrive all’età di quattordici anni e lo pubblica pochi anni più tardi mentre sta frequentando la University of Western Ontario.

Una vita per la letteratura

Con la prima raccolta La danza delle ombre felici, pubblicata in Italia per Einaudi nella collana dei Supercoralli nel 1968, Munro fa la sua comparsa sulla scena internazionale. Quell’opera le vale il primo dei tre prestigiosi premi canadesi “Governor General’s Literary Award” che riceve.

Nel 1951 la scrittrice canadese si sposa con Albert Munro, di cui usa il cognome per firmare i propri capolavori. Nel 1972 i due si separano e nel 1976 la scrittrice si lega al geografo Gerald Fremlin. Quelli sono gli anni in cui scrive Una cosa che volevo dirti da un po’, una raccolta attorno al tema del rapporto tra madre e figlia.

Negli anni Ottanta e Novanta Munro fa uscire una raccolta ogni quattro anni. Tra le opere più note ci sono Le lune di Giove, Il percorso dell’amore, Stringimi forte, non lasciarmi andare, Segreti svelati, Il sogno di mia madre e Nemico, amico, amante. Le trame dei racconti guardano a un tempo passato, trascorso, da cui si prende le distanze.

La seconda edizione della raccolta di racconti In fuga, scritta da Alice Munro e pubblicata in Italia da Einaudi (2014)

Negli anni Duemila Munro prosegue con pubblicazioni quali In fuga, Lasciarsi andare, Troppa felicità, Uscirne vivi e Vista da Castle Rock. In queste opere ci sono tracce della memoria familiare dell’autrice, emigrata dalla Scozia alla volta prima degli Stati Uniti e poi del Canada.

 

 

 

Alessandro Dowlatshahi

Classe 1998, ho conseguito la Laurea Magistrale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano, chiudendo il mio percorso accademico con un lavoro di ricerca tesi a Santiago del Cile. Le mie radici si dividono tra l’Iran e l’Italia; il tronco si sta elevando nella periferia meneghina; seguo con una penna in mano il diramarsi delle fronde, alla ricerca di tracce umane in giro per il mondo.

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