Il filo del ricatto: il quinto potere raccontato nel film di Gus Van Sant

Come si diventa più famosi di John Wayne? Un fucile e un fil di ferro sono bastati a Tony Kiritsis che ci è riuscito. Almeno per dieci minuti.
Il centro narrativo della storia realmente accaduta è tutto qui. L’8 febbraio 1977 un uomo prende in ostaggio il figlio del direttore della Meridian Mortgage Company (Dacre Montgomery).
Lo rapisce, lo lega, chiede una somma di denaro e pretende una lettera di scuse da parte della compagnia di assicurazioni. Tutto questo mentre il proprietario dell’azienda (un distaccato e cinico affarista interpretato da Al Pacino) è in vacanza.

L’uso dei brani musicali nel film “Il filo del ricatto”

La chiave per comprendere il film è racchiusa nel primo brano musicale. Tony è in macchina, ha già in mente il suo piano. Nel tragitto che lo porta alla sede ascolta alla radio Also Sprach Zarathustra nella versione di Eumir Deodato, l’iconica colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio riprodotta in chiave elettronica jazz-funk. Se Kubrick usava la composizione di Richard Strauss per introdurre la geometria del monolite (l’occulto e solenne oggetto della creazione), Gus Van Sant la cuce nella cittadina di Indianapolis degli anni ’70. I media diventano il nuovo fulcro evolutivo, un’arma multiforme usata per ricattare e prevalere sugli altri.

Il quinto potere cambia il modo di vivere e pensare delle persone. La frontiera dell’oltreuomo subisce una metamorfosi in cui chiunque può farne parte, perché tutti sono soggetti mediali. Anche un uomo comune.

Tony Kiritsis (Bill Skarsgård) in una scena del film “Il filo del ricatto”

Tony (un nevrotico e rabbioso Bill Skarsgård) mira al raggiungimento del successo tramite i principali mezzi di informazione. Una piccola rivoluzione in una fitta rete di telefonate, scambi e contrattazioni. Lui, si serve di una scatola di cartone al cui interno nasconde un fucile per arrivare alla scatola luminosa della diretta nazionale. Parla con FBI, polizia e radio, dove c’è il suo conduttore preferito, Fred Tample, che gli dà spazio per sfogare il livore che nutre verso la società di mutui, ma non solo.

Kiritsis è un uomo arrabbiato da sempre, i debiti accumulati sono solo il culmine di un rancore covato per anni. Da lì si fa strada l’idea di un complotto contro di lui, una vittima spinta a difendersi con tutti i mezzi necessari.

La sostituzione del western con la narrativa televisiva

Il pubblico lo segue, sfrutta l’onda lunga dei media per cavalcare l’odio e il disappunto nei confronti del sistema. Ma il piano del ricatto è destinato a fallire sin dall’inizio, perché l’uomo deve contrattare con burocrati del potere senza scrupoli. Si illude persino di diventare il paladino dei reietti, un simbolo per l’America delle province. Quando sullo schermo c’è la premiazione di John Wayne e scorrono le immagini di Un uomo tranquillo si accende in lui uno spirito di riscatto: Diventare più famoso del “duca”. Tony chiede di essere mandato in diretta nazionale. Le trasmissioni si interrompono bruscamente, la suspense televisiva supera l’epica western diffusa in televisione. Ha finalmente ottenuto il palco della rivalsa.

Tony Kiritsis con Richard Hall durante il discorso trasmesso in diretta televisiva

Van Sant incornicia uno scenario in netta contrapposizione con quello precedente: non esiste più la stagione dei divi. Quel mito è crollato, ed è stato sostituito con persone che aspirano a emularli. Dalle lande desolate di una piccola contea rurale al ritmo frenetico e incalzante delle metropoli, tutti darebbero la vita per essere protagonisti. Anche solo per una breve diretta.

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