In gergo cinematografico si direbbe «that’s a wrap», «fine». A dirlo è Martin Scorsese, questa volta non sul set di un film ma in un appello, per dire «no» alla riconversione in supermercati e centri commerciali dei cinema chiusi. Una lettera aperta al presidente Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, a cui si aggiungono come firmatari Francis Ford Coppola, Jane Campion, Steven Spielberg, Wes Anderson e Ari Aster tra i big del cinema mondiale. Un primo allarme era già arrivato da nomi di spicco del cinema italiano, da Paola Cortellesi a Valerio Mastrandrea, da Matteo Garrone a Paolo Sorrentino.
Le sale storiche di Roma chiuse
Un’altra voce rilevante è quella di Carlo Verdone, che in un’intervista per Repubblica Roma ha dichiarato: «Prego affinché il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca blocchi la proposta di legge. Di questo passo, nel 2040 non ci saranno più sale aperte». Sono diversi i cinema storici che nella capitale hanno chiuso i battenti. Tra questi, il Metropolitan di via del Corso, il Roma (che Verdone stesso ha fondato), il Pasquino a Trastevere, il Rivoli a nord del centro storico, sotto Villa Borghese, il Palazzo a San Lorenzo e l’Empire di viale Regina Margherita. Nel 2021, l’associazione Dire Fare Cambiare ha pubblicato una mappatura dei cinema chiusi, 101 in totale, di cui 44 chiusi definitivamente, 53 riconvertiti in altre attività e 5 riaperti.
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Cosa prevede la legge sulla semplificazione urbanistica
La mobilitazione del mondo dello spettacolo vuole contestare la proposta di legge 171 voluta dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Il testo «Semplificazioni e misure incentivanti il governo del territorio», prevede che per «le sale cinematografiche e i centri polifunzionali chiusi o dismessi alla data del 31 dicembre 2023 sono consentiti, in modalità diretta e dopo il decimo anno dalla data di chiusura o dismissione, interventi di ristrutturazione edilizia o di demolizione e ricostruzione, senza incremento della superficie lorda esistente, per l’introduzione di cambi di destinazione d’uso finalizzati alla completa riconversione funzionale, verso le destinazioni consentite dalle norme dello strumento urbanistico comunale».
L’appello dei big
In risposta alla proposta di legge, l’appello di alcuni dei volti più noti del panorama cinematografico mondiale. Martin Scorsese in prima fila, seguono Francis Ford Coppola, Isabella Rossellini, Jane Campion, Steven Spielberg, George Lucas, James Franco, Kirsten Dunst, Guillermo del Toro, Wes Anderson, Ari Aster e J.J. Abrams.
La lettera aperta è stata inviata al presidente della Repubblica Mattarella e alla premier Giorgia Meloni. «In riferimento alla situazione attuale di Roma – si legge – è assolutamente chiaro che il tentativo di riconvertire spazi destinati al possibile rinascimento culturale della città eterna in hotel, centri commerciali e supermercati è del tutto inaccettabile. Tale trasformazione rappresenterebbe una perdita irreparabile: un profondo sacrilegio non solo per la ricca storia della città, ma anche per il patrimonio culturale da lasciare alle future generazioni».
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Scorsese quindi invita «colleghi di tutto il mondo, direttori di festival e tutti gli operatori culturali – continuava la lettera rivolta alle istituzioni – a firmare questa lettera per salvare l’ultima possibilità di redenzione di una delle città culturali e artistiche più importanti al mondo. È nostro dovere trasformare queste “cattedrali nel deserto” abbandonate in veri templi della cultura, luoghi capaci di nutrire le anime sia delle generazioni presenti che di quelle future». È l’eco di un altro appello per il salvataggio delle sale romane lanciato in precedenza da volti importanti del cinema italiano, da Paola Cortellesi a Valerio Mastrandrea, da Matteo Garrone a Paolo Sorrentino.
Creare un ministero del cinema: un’idea di Pupi Avati
Sulla crisi del settore dell’audiovisivo è intervenuto anche Pupi Avati. Il regista bolognese ha spiegato ai microfoni dell’AGI che vorrebbe «La creazione di un ministero bipartisan con figure tecniche, non politici, con cui interloquire potrebbe essere l’anno zero, il ‘New Deal’ del cinema italiano, con regole diverse di tax credit che oggi invece fanno solo lievitare i costi. Bisognerebbe poi intervenire sulle finestre di uscita dei film sulle piattaforme dopo le sale ampliandole come accade in Francia». In un post su X, il ministro degli esteri Antonio Tajani ha poi rilanciato la proposta di Avati.
Pupi Avati mi ha parlato della sua idea di dar vita al
ministero del cinema. È una proposta interessante per valorizzare i contenuti culturali,audiovisivi e multimediali che da sempre danno lustro all’Italia ed aiutano a promuovere i nostri prodotti.Cinema,un settore chiave del…— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) February 19, 2025