La Fase due nel teatro, tra invisibilità e speranza

Più che fase 2 nel mondo delle arti sceniche si parla ancora di fase 0. I teatri infatti sono stati i primi luoghi ad essere chiusi a causa del nuovo Covid-19 e ad oggi è ancora impossibile immaginarsi un ritorno alla normalità.
Con maschere, trucco, costumi scintillanti che si sposano con le scenografie e luci che danno origine a suggestioni emozionanti: «La danza, come il teatro, è vita ed emozione».
Ad affermarlo è Frédéric Olivieri, Direttore del corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano: «La nostra arte, che non si può e non si deve fermare, ha bisogno di tutto il sostegno e la visibilità possibile».

Rudol’f Nureev

Negli anni ’80 c’erano Rudol’f Nureev, Carla Fracci e Maurice Béjart a riempire gli stadi. Ora il testimone è passato a Roberto Bolle, Alessandra Ferri ed Eleonora Abbagnato a prova del fatto che la danza non sia un’arte apprezzata solo da pochi.

Infatti se ci estendiamo anche al mondo della pittura o della moda sono molte le personalità che hanno lasciato il loro contributo: Giorgio De Chirico, Picasso e Matisse per quanto concerne le scenografie e Giorgio Armani o Karl Lagerfeld per i costumi.

Ma quello che spaventa e preme a tutti coloro che hanno fatto dell’arte la loro vita è l’essere finiti, nonostante tutto, nella categoria degli Invisibili.

«Certo sappiamo che il volume d’affari che muoviamo non è paragonabile a Sua Santità il Calcio, ma sappiamo anche cosa muove tutto il settore dello spettacolo: dalle scuole di formazione, agli artisti professionisti che calcano le scene». Le parole di Caterina Calvino Prina, Direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto di Milano.

Martina Arduino in Romeo e Giulietta Teatro alla Scala

Gli artisti che hanno fatto di ambizione, sacrificio e fatica le fondamenta della propria esistenza chiedono a gran voce ai politici di essere considerati. E proprio in merito a questo qualche giorno fa è stato pubblicato sul web un video di giovani ballerini dell’Accademia che ballano indossando le classiche divise calcistiche. Il titolo: Un Costume di Scena per Essere Visibili.

Performance in quarantena

Durante la pandemia sono state tante le iniziative per cercare di promuovere una delle arti più antiche del mondo. Il New York City Ballet è riuscito infatti ad “andare in scena” attraverso la Digital Spring Season: fino al 29 maggio la compagnia presenterà via streaming due balletti ogni settimana. Un modo, dunque, per ridare vita al palco del Lincoln Center.

Il Teatro alla Scala di Milano invece ha messo online i suoi tesori più preziosi: con Google Arts&Culture diventa possibile passeggiare tra le quinte del teatro assaporandone virtualmente gli angoli, i segreti e i camerini. Spazi sempre celati all’occhio dello spettatore ma altrettanto affascinanti. Si parla di un totale che comprende più di 259.000 immagini digitalizzate del teatro e dell’Archivio del Museo.

Una scena dell’Aida 1985-86 con Luciano Pavarotti e Maria Chiara

«Questo il momento storico che ci porta a riflettere sul nostro incredibile patrimonio culturale e artistico», ha dichiarato il Direttore del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, Giuseppe Picone. È difficile potersi immaginare un’alternativa al mondo del teatro fondato sull’idea di contatto, presenza e, ovviamente, assembramento.

Lo Schiaccianoci, San Francisco Ballet

Ma la voglia di ballare, di cantare, suonare e recitare è come un impulso naturale che, in un modo tutto suo, rende gli artisti parte della natura. E certo è difficile immaginare un futuro del teatro sul web. La paura di andare in scena, prima, e lo svuotamento catartico, poi, sono sentimenti non replicabili su uno schermo.

Si rilancia l’emozione più intima

Ma d’altra parte c’è chi è arrivato ad emozionare anche senza la spettacolarità delle centinaia di artisti presenti sul palco. Un esempio di quello che potrà svilupparsi come tipologia di spettacolo è quello ideato dalla coppia di artisti nel lavoro e nella vita, Matteo Setti e Caterina Buratti.
I due hanno infatti creato un format che unisce musica, canto, ballo, video-art e, ovviamente, l’emozione.

Bòre è il nome della produzione creata e diretta dai due artisti che ne sono anche i protagonisti.
Uno spettacolo concentrato su passione e sensualità, tra palco e realtà. L’unione di due anime nella vita e sulla scena che hanno voluto regalare al loro pubblico ciò che di più vero esiste nell’essere umano: l’amore.

«Siamo partiti dalle nostre più importanti esperienze, teatrali e non, per creare qualcosa di diverso che potesse attrarre l’occhio, l’udito e le emozioni nascoste del pubblico realizzando uno spettacolo a due», Caterina Buratti e Matteo Setti 

I due infatti sono molto noti nel mondo dello spettacolo. Setti, che diede inizio alla sua carriera nel 1999 con lo spettacolo Rent prodotto da Luciano Pavarotti, riveste dal 2002 il ruolo di Gringoire nel musical Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante prodotto da David Zard.
Una carriera ventennale che lo ha portato ad esibirsi in molti palchi in giro per il mondo.

Bòre, ideato e diretto da Matteo Setti e Caterina Buratti

La ballerina e coreografa Caterina Buratti invece, dopo essersi diplomata alla Laine Theatre Arts di Londra, ha lavorato al fianco di grandissimi coreografi del calibro di Andrè De La Roche come ballerina solista. Ma la sua carriera non è rimasta legata soltanto al teatro. Dopo aver presentato come prima ballerina a Monte Carlo 8 ½ di Federico Fellini si è esibita anche in molte produzioni televisive.
Fino a che negli ultimi anni, facendo tesoro di tutte le sue esperienze, decise di dedicarsi all’arte della coreografia: lavorando per importanti eventi come Dance Fusion Revolution, 55’ o il Cinquantesimo Anniversario del Calendario Pirelli.

«Pensiamo che la vita debba essere semplice e che l’amore, curato in tutte le sue sfaccettature e forme, venga vissuto come tale. D’altronde non c’è cosa più potente dell’appartenersi».
Da qui i due artisti hanno deciso di raccontare una storia tramite l’unione di tutte le arti.

Una composizione unica e magica, replicabile anche a distanza proprio perché la spettacolarità, nel loro caso, può essere data da un semplice movimento di mani e braccia.

Caterina Buratti e Matteo Setti in Bòre

«Non è importante quello che fai, ma come lo fai. L’attenzione sta nei dettagli».

La situazione è tragica. La crisi portata dalla pandemia ha provocato l’aggravarsi di un ambiente già precario e purtroppo pochi avranno realmente la forza per rialzarsi: «Ci saranno tanti artisti che dovranno addirittura cambiare lavoro, ma noi non ci arrendiamo e crediamo veramente che il nostro spettacolo, creato ormai più di un anno fa, possa funzionare per regalare un po’ di amore in questo momento di grande difficoltà», hanno dichiarato i due artisti. 

 

Vittoria Frontini

Ho delle voci in testa, così scrivo. Mezza romana e mezza milanese. Sono cresciuta tra set, teatri, musica e tanti libri: le mie continue fonti di energia. Mi sono laureata in Lettere Moderne e attualmente scrivo per MasterX. Ballo, viaggio e guardo i film di Walt Disney.

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