Bad Bunny in concerto a Milano: il racconto de “los vecinos”

Una distesa di migliaia persone, un palco semplicissimo e una casa portoricana. C’è solo questo all’ippodromo SNAI la Maura, il resto lo fa la musica di Bad Bunny. È lo show più atteso dell’estate (o forse dell’anno) dove i numeri in questo caso contano eccome: sono 157mila i biglietti venduti, suddivisi in poco meno di 80mila a serata per due date del Debi tirar mas fotos world tour dell’artista portoricano vincitore del grammy e artista più ascoltato sulle piattaforme nel 2025.

L’attesa

Già di prima mattina intorno all’Ippodromo si respira un’aria di entusiasmo e di attesa, con le prime persone che si appostano con l’obiettivo di arrivare il più vicino possibile al palco e guardare negli occhi Benito. Poi, verso metà pomeriggio, le porte finalmente si aprono e per alcuni inizia la corsa verso il main stage, dove rimarranno per ore ad aspettare. Di nuovo. Sotto il sole cocente di metà luglio, il tempo passa tra un selfie, una fila per prendersi una birra e la scelta di cosa comprare agli stand con il merchandising ufficiale. Ma se la maggior parte di quelle 80 mila persone sono schiacciate tra di loro nel prato, c’è chi vive le ore precedenti all’arrivo di Bad Bunny con maggiore calma nell’area Los Vecinos. Si tratta di una tribuna dietro il palco principale con posti non numerati, che offre un punto di vista alternativo a chi non vuole vivere lo show dal prato. Quasi un paradiso all’ombra e seduti, da cui si può osservare il pubblico dell’Ippodromo e pensare “menomale che non sono in mezzo a tutta quella folla”.

Gli outfit

È soprattutto nelle ore pre concerto che si nota la cura, quasi maniacale, riposta negli outfit. Bandane colorate, stivali texani, jeans a vita bassa e gonne paillettate che richiamano l’estetica latina più patinata. E poi ancora glitter, trucchi stravaganti e occhiali da sole colorati. Sembra quasi una sfilata a cielo aperto, dove l’abito diventa parte integrante dell’esperienza, non un semplice dettaglio. Difficile distinguere chi è lì solo per ascoltare la musica e chi, invece, si è preparato con l’obiettivo di farsi notare. Magari proprio dagli scout che si muovono tra la folla in cerca di volti e stili giusti per la casita rosa di Bad Bunny, un luogo in cui solo pochi prescelti possono accedere durante il concerto.

L’artista portoricano mentre beve il pitorro de coco sul palco dell’Ippodromo
L’inizio

Dopo l’introduzione della band d’apertura, alle 20 in punto Bad Bunny sale sul palco. E la magia inizia. Si parte dalle origini con La Mudanza, la band vestita di verde con tamburi e percussioni accompagna a suon di falk portoricano. Poi il pitorro de coco (un tipo alcolico locale) e l’omaggio all’Italia con Volare mentre il sole si abbassa e i colori del crepuscolo danno le ultime pennellate al quadro. E per terminare la parentesi commemorativa, Benito intona il suo Baile inolvidabile. Poi via verso la casita, dove continua lo show da un punto di vista inedito. Lì cambia tutto: i vestiti di Bad Bunny, il mood e i suoni con la latin trap, l’influenza del reggaeton sulle barre dell’hip hop.

La casita delle Barbie

La casita rosa di Bad Bunny è un luogo bramato da tutti, una riproduzione di una vera casa portoricana che funge da secondo palco all’estremo opposto del main stage. Il caso dietro questa scelta è esploso: Roman Carrasco Delgado, l’84enne proprietario della casa di Humacao che ha ispirato il progetto, ha intentato una causa da 6 milioni di dollari contro Bad Bunny e i produttori del tour per l’utilizzo che ne è stato fatto. Ma non solo. Perché la polemica più grande è sul significato degli ospiti che la casita accoglie nelle varie date. E Milano non fa distinzione. In prevalenza ragazze, quasi tutte vestite con texani e cappelli da cowboy. Copie una dell’altra in cui i volti si confondono e nessuno si distingue.

La famosa casita rosa di Bad Bunny

Ma proprio lo stereotipo della bella ragazza quasi da copertina è molto lontana dall’uguaglianza e fratellanza proclamata qualche minuto prima dall’artista sul palco. Anche la scelta è come uno scouting vero e proprio. Un tizio di nome Jeremy, ormai diventato riconoscibile con i social, si aggira per tutta l’area alla ricerca di quelle persone che “baciate dalla fortuna” possono tassativamente lasciare fuori i telefoni ed entrare a ballare (poco) e cantare (ancora meno) a mettersi in mostra (molto). La sagra dell’apparenza.

Le radici portoricane

È un paradosso che pesa sull’intera operazione. Perché quella casita non è un elemento scenico neutro: richiama l’architettura tipica delle abitazioni portoricane e nasce come simbolo di radicamento, memoria e identità dell’isola. DeBÍ TiRAR MáS FOToS, in fondo, è un disco che fonde reggaeton, salsa e plena con testi dedicati proprio alla memoria storica e ai cambiamenti sociali che Porto Rico ha vissuto negli ultimi anni tra crisi economica, uragani e spopolamento. Vedere quel simbolo trasformato in una sorta di passerella per un’estetica patinata e distante dalle sue origini è quindi un contrasto che salta agli occhi. E che a Milano si ripete puntuale.

Si balla!

Lo show non pesca le canzoni solo nel repertorio più recente, quello di DeBÍ TiRAR MáS FOToS. Non dimentica la strada che ha portato Bad Bunny fin qui. Tra un cambio di scena e l’altro emergono infatti anche i classici che hanno fatto la sua fortuna internazionale, da Tití Me Preguntó a Callaíta, passando per Moscow Mule. Tutti brani nati con Un Verano Sin Ti nel 2022 e diventati ormai patrimonio comune anche di chi non segue da vicino la scena urban latina. E poi ci sono i pezzi più esplosivi della prima fase della carriera, quelli di YHLQMDLG come Yo Perreo Sola, Safaera e La Santa. Bad Bunny sa come tenere il palco e le luci, i giochi pirotecnici, gli effetti speciali dei laser i ballerini e la band fanno il resto. Chiudono l’energia di El Apagon, Debi tirar mas foto e Eoo. Infine tutti a casita, la propria però perché alla sua, se non con determinati canoni, è difficile persino bussare alla porta.

Sul palco milanese i successi del passato di Bad Bunny
Il giorno dopo

Ma l’euforia per Bad Bunny non si è fermata a una sola data italiana. Dopo il concerto di venerdì 17 luglio, l’artista portoricano ha fatto il bis sabato 18 luglio. Un nuovo show che ha riconfermato i numeri della sera prima con 80mila persone nel prato e i più fortunati ne Los Vecinos. E ancora file chilometriche, sole asfissiante, outfit pensati nei minimi dettagli e la speranza di essere notati da Jeremy. Le luci si sono nuovamente spente all’Ippodromo e Benito è salito sul palco con la sua La Mudanza, ma questa volta il divertimento è durato poco. La seconda e ultima data italiana del tour si è infatti trasformata in caos a causa di un violento temporale con grossi chicchi di grandine che si è abbattuto su Milano proprio mentre il concerto era in corso. La situazione è precipitata rapidamente e l’evento è stato prima interrotto e poi ufficialmente annullato, con l’evacuazione dell’intera area milanese. Niente casita, niente canzone speciale. Solo pioggia battente e una folla costretta a lasciare in fretta il prato in cui, solo un giorno prima, i fan di Bad Bunny avevano perso la voce e ballato.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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