“Live distant child abuse”, ovvero «violenza sessuale a distanza a danno di minori». È il tema di un’indagine della Procura di Milano, con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia Postale. Indagine che ha portato alla denuncia di sei persone, due delle quali arrestate, per «detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico». Le scoperte sono state a dir poco agghiaccianti: stupri in diretta di bambini nelle Filippine, in Thailandia e Vietnam, ordinati online anni fa e successivamente venduti nel mondo fra “collezionisti” di tali orrori.
La rete dell’orrore
Il coinvolgimento dell’Italia viene scovato nel dark web, attraverso transazioni finanziarie sospette, analizzate da Europol e autorità filippine e americane, e stringhe alfanumeriche dietro i quali operavano i clienti interessati agli acquisti. Le vittime degli abusi sono minori fra i 6 e i 12 anni (ma su alcune chat si parla anche di bambini di 2 anni). Sembra venissero pubblicizzati su un vero e proprio “catalogo”, in base al «gusto» dei clienti su «età», «abbigliamento» e persino tipo di «scena» preferita.
L’inchiesta mette in luce il dramma di «figure femminili», madri costrette a vendere i bambini a causa degli elevati tassi di povertà dei propri Paesi, quasi tutti nel Sud-Est asiatico. In cambio, i clienti pagavano scarse «somme di denaro» in molteplici invii di 15 dollari, le cosiddette «tips» (mance nel gergo del web). Il tutto pagato in criptovalute e poi incassato da società gestori di siti pornografici legali.
Le indagini
Le perquisizioni che hanno portato all’arresto di due persone, un 47enne a Trento e un 31enne a Reggio Calabria, erano state ordinate la settimana scorsa dal pm Giovanni Tarsia anche a Roma, Latina, Brescia e Milano. Secondo quanto emerso dalle attività investigative, gli inquirenti hanno rinvenuto e sequestrato un’ingente quantità di materiale informatico a carico degli indagati, poi sottoposta ad analisi per la ricostruzione dei fatti.

Ai sei sospettati, viene contestato il concorso nelle violenze sessuali per loro «partecipazione attiva come clienti a quella mercificazione dei bambini». L’esito dell’inchiesta è stato anche oggetto di una conferenza stampa, svoltasi in Procura a Milano: il procuratore Marcello Viola ha parlato di una «complessa attività investigativa», che ha consentito di indentificare i soggetti coinvolti e di ricostruire le modalità operative utilizzate.
Ashkar, l’ex consigliere comunale sospettato
Tra gli indagati, compare anche il nome di Iyas Ashkar, noto per il suo ruolo di consigliere comunale a Brescia, da cui si era improvvisamente dimesso lo scorso venerdì, adducendo vaghi «motivi personali». Secondo le prime ricostruzioni, il 47enne aveva «intrattenuto nel corso degli anni conversazioni con sei diversi vendors», venditori di minori a sfondo sessuale in Asia. Agli atti è finito, fra gli altri, un dialogo del 2017 fra l’ex consigliere e la madre di una delle vittime. Le analisi restituiscono chat raccapriccianti: «il vendor offre un bambino di due anni, ma Ashkar lo considera troppo piccolo».
Le prime dichiarazioni
Da parte sua, il sospettato si dichiara del tutto estraneo ai fatti: «Prendo nettamente le distanze dalle accuse. Chiedo di poter rispettare i tempi necessari della giustizia in cui credo fortemente».

Nel frattempo, la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, commenta: «Quanto sta emergendo dall’inchiesta della Procura di Milano, in cui è coinvolto l’ex consigliere Iyas Ashkar, è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale». La sua condanna è totale: «Il primo pensiero va alle vittime. Non arretriamo di un millimetro nella difesa dei minori e della dignità delle persone. Su questi principi non ci sarà mai alcuna tolleranza».