“Quarantena: per i depressi è una duplice sfida”. Parlano le psicologhe

 

Dobbiamo restare a casa e andrà tutto bene”, lo sentiamo ripetere da settimane, da consiglio è diventato un obbligo attraverso il decreto dell’11 marzo. Per colpa della pandemia di coronavirus non possiamo più uscire, se non per necessità, come fare la spesa o andare in farmacia. Per sconfiggere il Covid-19 i contatti sociali sono stati ridotti al minimo. Si cerca di vedere l’obbligo a rimanere a casa come un’occasione per riscoprire se stessi o diventare più smart e telematici. La nuova realtà che stiamo vivendo può essere però pericolosa per la fascia più fragile della popolazione.

Sono 3 milioni in Italia i malati di depressione, 11 milioni usano psicofarmaci con prescrizioni fai-da-te e quasi un terzo della popolazione italiana (17 milioni) è affetta da malattie psichiatriche che vanno dalla depressione, all’ansia, fino agli attacchi di panico. Se la solitudine e il distanziamento sociale a cui siamo soggetti in questo frangente destabilizza un po’ tutti, i malati di depressione devono affrontare una sfida ancora più dura.

Per questo è nato il progetto Psicologhe per l’Italia, un servizio di supporto psicologico gestito dalle dottoresse Denise Bianco, Maria Giovanna Dema, Alessandra Di Candia e  Silvia Mammarella, che opera su tutto il territorio. «La diffusione del Covid-19 e le misure restrittive adottate dal governo italiano hanno cambiato la vita di ciascuno di noi in poco tempo», ci dicono. «Sebbene gli studi sugli effetti psicologici della quarantena siano limitati, la ricerca mostra che le persone poste in una condizione di isolamento possono sperimentare un’esacerbazione dei sintomi di ansia e depressione, nonché sentimenti di paura, abbandono, solitudine».

I RISCHI DELLA QUARANTENA

Che effetti può avere la quarantena su una persona affetta da depressione-attacchi di panico?

«Chi è affetto da depressione o ansia può vedere peggiorare le sue condizioni. Rimanere chiusi in casa è fonte di stress. Non siamo stimolati, né socialmente, né sensorialmente. Il supporto sociale per chi è depresso è di fondamentale importanza, non averlo può farlo cadere in un ulteriore stato depressivo. Va ricordato che in queste circostanze manca la routine giornaliera a cui eravamo abituati. Se non si hanno più le attività di tutti i giorni, come gli hobby, il lavoro e gli altri obblighi, si può avere la sensazione di perdere il controllo».

Questi soggetti hanno un equilibrio precario, quindi, ora totalmente ribaltato. La situazione potrebbe aggravarsi qualora ci fossero ulteriore strette da parte del governo per quanto riguarda le limitazioni dei movimenti fuori casa.

Quindi da un punto di vista di prevenzione quanto è importante dare la possibilità di fare una passeggiata all’aria aperta, rispettando i parametri di non assembramento?

« Molto. Sono numerosi gli studi di psicologia incentrati proprio sui benefici che l’attività fisica può avere su queste persone. Quando ci si muove si attivano dei neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina, importanti per tenere a bada la patologia. Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sul cervello sono chiari: l’esercizio favorisce sia un aumento della lucidità mentale – che rimane costante nel tempo – sia la riduzione del declino mentale proteggendo il cervello da alcune patologie degenerative. Questo non solo per i pazienti depressi».

E una volta finita la lunga quarantena? Tornerà tutto come prima?

«Purtroppo no. A quarantena finita si dovrà fare i conti con gli effetti a lungo termine, specie in persone con disturbi psichiatrici conclamati. Alcuni psicologi sostengono che periodi di quarantena producano sintomi assimilabili a quelli da stress post-traumatico (con sentimenti di rabbia, tristezza, e momenti di sconforto e confusione)».

“Tutto andrà bene”. Uno dei tanti striscioni attaccati ai balconi d’Italia

Le quattro psicologhe ci spiegano quindi come un recente studio pubblicato su The Lancet abbia valutato l’impatto psicologico di malattie come la Sars, l’ebola, l’influenza H1N1, la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e l’influenza equina.

«I ricercatori hanno riscontrato che chi ha alle spalle una storia di malattia psichiatrica può essere soggetto a ansia e rabbia nei 4–6 mesi dopo la fine dalla quarantena».

Ma non solo. I disturbi gravi di stress post-traumatico si possono presentare anche negli operatori sanitari. Per questo «il supporto psicologico deve essere assicurato all’intera popolazione ed in particolare alle fasce più a rischio».


Oltre allo stress post-traumatico, quali sono le altre gravi conseguenze a cui questa situazione può portare?

«Purtroppo le situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo possono indurre persone con già una fragilità psichica a compiere atti estremi. Cosi come si possono verificare aumenti nella violenza domestica, negli abusi sui minori. È probabile quindi che si sviluppi un pensiero suicida. Il suicidio è un evento che attecchisce su un dolore mentale del soggetto, quando ci troviamo in situazioni delicate diventa ancora più difficile gestire questo dolore ed il rischio è quello che la persona veda nel togliersi la vita l’unica soluzione possibile.

È fondamentale che si continui a pensare alla salute mentale dei cittadini non solo nel momento dell’emergenza, ma anche dopo, quando vivremo tutte le ripercussioni economiche e sociali che potrebbero interferire sugli equilibri».

Cosa può fare una persona già affetta da depressione grave o lieve per arginare i peggioramenti della patologia?

«Ogni caso è un caso a sé stante con le sue peculiarità. Comunque uno dei modi per arginare i peggioramenti della patologia è quello di spostare l’attenzione da se stessi verso l’altro, provando a prendersi cura delle persone più bisognose al momento. Per chi invece non ha la possibilità di farlo perché vive in casa da solo, ricordiamoci che la tecnologia ci viene sempre in supporto permettendo di usufruire di una videochiamata, tenendosi  compagnia anche a distanza. Arginare i sintomi della depressione non è una cosa immediata. E’ una battaglia lenta e silenziosa».

Quindi per una persona depressa le cose sono differenti.

«La depressione è un disturbo subdolo, il più delle volte quando arriva non bussa nemmeno alla porta. Il paziente depresso si guarda e si ritrova un intruso dentro la sua casa. Ricordiamoci quindi che, oltre l’isolamento causa Covid-19, la battaglia che queste persone continuano a combattere è duplice.»

Perché?

«In queste condizioni la persona depressa non è stimolata a fare cose che le risultano difficili, anche se per noi ci sembrano banali. Per un depresso alzarsi da letto può essere un’azione molto difficile da fare e se non si ha uno stimolo a farlo, la difficoltà diventa insormontabile».

Può aiutare fare una videochiamata. I social invece?
I social possono aiutare durante la quarantena.

«I social che di solito vengono visti come negativi mai come oggi possono rivelarsi invece una risorsa anche per i pazienti più fragili.  Bisogna essere educati all’utilizzo di questi ultimi ma, detto questo, riteniamo che se usata correttamente la tecnologia è utile al paziente depresso perché gli permette focalizzare il pensiero non solo su se stesso e sui pensieri negativi. È una sorta di finestra sul mondo. Anche se bisogna stare attenti».

Attenti a cosa?

«A non utilizzare i social per informarsi sul Covid-19. Le fake news possono accentuare lo stato d’ansia. Quindi bisogna affidarsi sempre alle fonti ufficiali».

Avete già avuto contatti con persone che vi hanno chiesto aiuto in questo frangente. C’è stato un caso particolare che vi ha colpito?

«Si, alcune persone hanno sentito la necessità di richiedere un supporto psicologico in questa situazione di emergenza COVID-19 e ne attendiamo sempre più, soprattutto in vista di un prolungamento delle misure di contenimento e restrizione. Mi è rimasto particolarmente vivido il colloquio avuto con un ragazzo di 20 anni che nel suo raccontarmi la sua quarantena mi aveva detto: Adesso la mia giornata si compone dell’alzarsi dal letto ad un orario improbabile del pomeriggio, visto che sono andato a dormire verso le 8 del mattino. Però onestamente non mi importa più tanto, nel senso che tutta la situazione mi lascia proprio indifferente. Ho un senso di apatia costante. Si, so che prima o poi arriverà il giorno in cui dovrò preoccuparmi di tutte le cose che ho rimandato, ma non riesco proprio a visualizzarle adesso. Alle volte è già tanto che mi alzo dal letto».

Un aiuto anche a chi non è depresso

L’isolamento forzato però può essere difficile anche per chi non soffre di patologie psichiatriche. Tutti infatti ci troviamo privati dei nostri ritmi.  Ci può essere difficoltà a gestire le emozioni. Per questo le quattro dottoresse di Psicologhe per l’Italia hanno stilato una lista di consigli utili per affrontare i disagi della quarantena. Tra cui:

  • Mantenere una routine quotidiana che scandisca le fasi della giornata
  • Gestire le informazioni che arrivano dai vari canali. Un minimalismo digitale per informarsi poco e bene (con fonti ufficiali)
  • Definire in casa i propri spazi personali, per mantenere la propria privacy
  • Tenere allenata la mente con la lettura o con la ginnastica mentale (ci sono molte App dedicate)

Questi consigli sono molto utili per tutta la popolazione, per evitare che tutti scivolino in uno stato di apatia. Ma la sfida più grossa per gli psicologi che scelgono di aiutare a distanza è rivolta proprio a chi aveva difficoltà sociali pregresse.

Se mi doveste riassumere il vostro obiettivo, quindi?

«Aiutare il cittadino ad accettare questa situazione temporanea, fargli capire che non si tratta di mancanza di libertà ma di prevenzione. Vogliamo fornire informazioni attendibili e supporto psicologico, aiutando a gestire gli stati emotivi altalenanti. Pensiamo però che sia importante anche supportare le persone nella gestione del tempo all’interno delle quattro mura. Vogliamo essere un punto di riferimento per i caregiver, per chi è in condizioni di forti disagi economici, e chi è in prima linea nella lotta col contagio».

Psicologhe d’Italia non è il solo servizio attivo durante questo periodo di emergenza. Sono molti i professionisti che hanno deciso di dare il loro contributo gratuito con il supporto di Skype o per via telefonica. Il Consiglio Nazionale degli Ordine degli Psicologi, ad esempio, proprio in questi giorni sta promuovendo una campagna dal nome #psicologicontrolapaura mettendo anche a disposizioni delle guide anti-stress gratuite per salvaguardare il benessere psicologico durante  la quarantena.

Federica Ulivieri

Nasce sulla costa Toscana e si laurea magistrale in Storia Contemporanea a Pisa. Vola nelle lande desolate dello Yorkshire, dove inizia a occuparsi di traduzione. Un inverno troppo rigido la fa tornare in Italia, un po' pentita di averla lasciata. Le piace scrivere di esteri, con una predilezione per l'Africa. Fa teatro da 15 anni, una passione che le permette di esprimersi e di coltivare l'altro settore di cui adora molto scrivere, quello della cultura.

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