Profanata la tomba di Pamela Genini: choc al cimitero di Strozza

Una scoperta agghiacciante quella fatta lunedì 23 marzo dagli operai del cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. «Il corpo di Pamela Genini è stato profanato», ha diffuso nel pomeriggio di giovedì la trasmissione televisiva “Dentro la notizia”, condotta da Gianluigi Nuzzi. Sembrava che la 29enne, dopo l’uccisione ad opera dell’ex compagno Gianluca Soncin, avvenuta lo scorso ottobre a Milano, avesse almeno trovato pace, dopo anni di persecuzione e violenza. Ma lo strazio non è ancora finito: qualcuno ha osato persino aprire la bara e deturpare gravemente il suo cadavere.

La vicenda

Secondo quanto riportato dal programma Mediaset, gli operai, al lavoro nel cimitero della bergamasca, erano incaricati di spostare il feretro dal loculo iniziale alla nuova tomba di famiglia. Infatti, la collocazione del 24 ottobre, giorno del funerale, era provvisoria. I Genini avevano deciso di realizzare una cappella apposita, un progetto che, però, aveva bisogno di tempo.

Così, la bara era stata messa in un loculo temporaneo: la tomba risultava sbarrata da una copertura di cemento, su cui era fissata una finta lapide di plastica. Intanto, i lavori per la cappella familiare erano terminati e lunedì era il giorno fissato per la traslazione, per cui era prevista anche una piccola cerimonia. Quella mattina, nel cimitero, insieme agli addetti ai lavori e al parroco del paese, c’erano la madre di Pamela, Una Smirnova, il suo compagno e il fratello della vittima, Nicola Genini. Tutti riuniti per la commemorazione che invece, per la famiglia, si è trasformata nell’ennesimo incubo.

La tomba profanata

Gli operai si sono accorti sin da subito che qualcosa non andava nel feretro: una vite era saltata e si trovava appoggiata al basamento della struttura sepolcrale. Non solo: il cofano di legno non risultava perfettamente allineato e sui bordi, per chiuderlo, era stato usato del silicone al posto del mastice di legno bianco. Ma la vera scoperta era avvenuta all’apertura della bara, in presenza del magistrato Giancarlo Mancusi e dei carabinieri che, nel frattempo, erano accorsi sul posto.

Pamela Genini, uccisa il 14 ottobre dall’ex fidanzato Gianluca Soncin, a soli 29 anni

Qualcuno aveva svitato e poi tolto il cofano di legno, creando un’apertura. E, lavorando attraverso il varco, quel qualcuno aveva anche decapitato il cadavere della donna, poi richiudendo tutto e riposizionando il feretro nel loculo. Fra le reazioni di sgomento e di angoscia dei familiari, gli inquirenti capiscono che una tale azione non poteva essere opera di un solo individuo, ma di almeno tre o quattro persone, per un tempo non breve. I malviventi, quasi sicuramente, erano entrati nel cimitero scavalcando il muro della parte anteriore, facilitati dall’assenza di abitazioni intorno all’area, immersa nel verde.

Le indagini

Il corpo è ora sotto sequestro dell’autorità giudiziaria, per un esame autoptico in cerca di indizi utili alle indagini. Al momento, gli inquirenti stanno esaminando le telecamere del cimitero per capire se sia rimasto qualcosa, dato che l’impianto cancella automaticamente i video dopo una settimana. Al vaglio anche i sistemi di sorveglianza, pubblici e privati, del paese e dei Comuni adiacenti. La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per vilipendio di cadavere e furto. Per simili reati, a maggior ragione se avvenuti all’interno di un cimitero, le pene vanno dai due ai sette anni.

Per ora, la questione più difficile da comprendere è per quale motivo qualcuno abbia potuto compiere un’azione tanto efferata. Non si escludono le varie ipotesi, che vanno dall’atto vandalico a scenari più complessi. «Non so proprio cosa pensare di una cosa del genere. Davvero non si ha più rispetto per niente» ha commentato il sindaco di Strozza, Riccardo Cornali. «Non solo abbiamo perso Pamela in modo atroce, ma dobbiamo anche fare i conti con un’ulteriore violenza che non ha senso» sono le parole di dolore dei familiari.

In attesa del corso delle indagini, anche i social si riempiono dei messaggi di indignazione e sconcerto degli utenti. Qualcuno scrive: «Ci dispiace Pamela. Perdonali, se puoi».

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