Una 16enne e due bambini di 5 e 8 anni, trasformati in oggetti sessuali all’interno delle chat di una coppia di adulti. È una perversione che proseguiva dal 2017, quando un’insegnante cinquantaduenne di Treviso aveva iniziato a scattare foto alla figlia, all’epoca di 8 anni, per condividerle con l’amante, un giornalista quarantottenne romano.
Vittime di tali perversioni erano anche i nipotini della donna, fotografati nudi, nei momenti più intimi, e poi diventati materiale di scambio. Immagini che sembrano non rimaste confinate nelle conversazioni messaggistiche dei due, ma che potrebbero essere circolate in un più ampio giro di pedofilia online, attraverso diversi canali Telegram.
La vicenda
Tutto inizia lo scorso 20 novembre, quando la figlia della donna, che viveva a Roma con il padre, scopre nel computer della madre, da cui era in visita per il weekend, il contenuto delle sue chat WhatsApp con il nuovo compagno. Fra i messaggi, trova foto di lei da bambina, mezza nuda sul letto o sotto la doccia, accompagnate dai commenti perversi e divertiti di lui, e gli stessi video riguardanti i suoi cuginetti, nipoti della madre e a lei spesso affidati dal fratello, ignaro di tutto.
La 16enne si confida con la nuova moglie del padre, che capisce subito la gravità della situazione e, con una scusa, la fa rientrare immediatamente a Roma. È proprio il padre, ex compagno della donna, a denunciare tutto e a far scattare le indagini, dopo l’avvertimento della figlia. I carabinieri avviano così gli accertamenti necessari: la stessa giovane coinvolta viene ascoltata in audizione protetta, con l’assistenza di specialisti.
Gli arresti
La sua testimonianza trova un drammatico riscontro nel materiale informatico sequestrato. Materiale di una gravità tale da rendere necessario, secondo il gip di Roma Angela Gerardi, il carcere per entrambi gli indagati, per scongiurare la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove. Le perquisizioni erano avvenute l’11 dicembre sia a casa dall’insegnante a Treviso, sia dall’amante a Roma, che viveva con la moglie e due figli minori. Da quel momento, erano trascorsi oltre due mesi.

L’arrivo dell’informativa finale sul tavolo della procura romana, però, scioglie ogni possibile dubbio: il 52enne viene fermato dai carabinieri alla stazione Termini di Roma e portato a Rebibbia; nello stesso momento, anche la compagna è arrestata per gli stessi reati e si trova nel carcere femminile della Giudecca a Venezia. Il contenuto dei dispositivi elettronici sequestrati «ha permesso di rafforzare ulteriormente l’ipotesi accusatoria e di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due indagati», dichiarano gli inquirenti.
L’inchiesta
«Un’elevatissima mole di dati, foto e video dal contenuto sessualmente esplicito» è ciò che l’Arma ha trovato. In particolare, nello scambio di messaggi, ha rilevato «contenuti di natura pedopornografica, incentrati su commenti scambiati fra i due». Commenti, che gli indagati avevano cercato di eliminare dai propri cellulari, ma che i militari del nucleo investigativo, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e dalla pm Maria Perna, avevano recuperato.
Si tratta di «riferimenti alle foto che ritraevano i minori in zone intime del corpo» e altri messaggi che «fanno ipotizzare che i nipoti della donna siano stati costretti a subire attenzioni sessuali dalla zia», come «ripetuti toccamenti nelle zone genitali», prima videoregistrati e poi commentati con l’indagato. «Condividere con te questa roba mi fa impazzire»; «Brava zia, prenditi cura dei tuoi nipotini»; «Ho assi nella manica, tu mi hai dato incarichi e io ho rispettato le consegne»; «Mi è venuto un flash troppo perverso pensando a te che fai la baby sitter ai suoi Avengers» sono solo alcuni dei desideri e delle atroci pulsioni sui bambini coinvolti.
Gli indagati
La vicenda ha scosso profondamente il mondo dell’istruzione veneto e trevigiano, di cui la docente faceva parte. «È una notizia scioccante», commenta Barbara Sardella, dirigente dell’ufficio scolastico di Treviso. Il caso crea un tale sconforto proprio per il coinvolgimento di due persone insospettabili, una coppia apparentemente normale: ai tempi del primo incontro, avvenuto a Roma nel 2017, lui lavorava come cronista, lei era addetta stampa di un importante teatro. Si era poi trasferita a Treviso per insegnare in un liceo della città.

L’uomo, noto giornalista, dopo pochi anni da inviato, era riuscito ad ottenere la direzione di un tg nazionale, passando poi al vertice della comunicazione di un’azienda energetica a partecipazione statale e infine in una società privata. Tuttora sposato, è padre di due figli, di 8 e 16 anni. I nomi degli indagati non possono essere resi noti: ciò avviene per tutelare e non rendere identificabili i minori coinvolti.
I possibili sviluppi
«Non ho fatto niente, sono innocente» dichiara l’insegnante alle sue avvocate, Francesca Ottoni e Marta Labozzetta. «Non ho mai toccato mia figlia e i miei nipoti. Quelle foto e quei video sono assolutamente scherzosi, sono in grado di dimostrarlo» è il suo tentativo di difendersi. Ogni prova, però, sembra inchiodare i due indagati. Le accuse rivolte ad entrambi sono pesantissime: violenza sessuale su minori, aggravata dal rapporto di parentela, pornografia minorile, e diffusione di immagini pedopornografiche. Rischiano fino a 12 anni di carcere.
Secondo gli investigatori, la vicenda potrebbe non aver coinvolto solo la coppia: è possibile che l’uomo possa essere collegato a una più vasta rete di pedofilia. Per ora, al vaglio c’è una chat su Telegram in cui il giornalista potrebbe aver condiviso il materiale pedopornografico, persino con utenti residenti all’estero. Uno scenario che, mentre si indaga sulla destinazione finale di foto e video incriminati, potrebbe portare a nuovi sviluppi investigativi, rivelando inquietanti circuiti internazionali di sfruttamento minorile.