«Quella dobbiamo farla saltare in aria». Due collaboratori di giustizia hanno deciso di accendere la luce sui segreti del ‘sistema mafioso lombardo’. “Quella lì” è il pubblico ministero Alessandra Cerreti, titolare dell’inchiesta Hydra. Sua l’intuizione di un ‘consorzio’, una «struttura confederativa orizzontale» tra le tre mafie storiche italiane in Lombardia. Disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza per Cerreti, il collega Ferracane e il procuratore Viola: i tre avevano già ricevuto minacce di morte.
IL PIANO PER UCCIDERE LA PM SVELATO DA DUE PENTITI
«Quella dobbiamo farla saltare in aria». La frase, riportata in dialetto, in due momenti diversi da due pentiti diversi, senza che l’uno fosse a conoscenza delle parole dell’altro. Circa tre mesi fa è emerso il progetto di un attentato. I pentiti non rivelano dettagli precisi sulle modalità: le confidenze bastano però a far salire l’allerta nei confronti dei Pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, impegnati nell’inchiesta Hydra. L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano, ipotizza l’esistenza di un ‘sistema mafioso lombardo’ che coinvolge Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta che, in Lombardia, sarebbero alleate in un patto di non belligeranza.

In passato, minacce di morte hanno riguardato anche il procuratore capo Marcello Viola. Per i tre – Cerreti, Ferracane e Viola – è stato predisposto il rafforzamento delle misure di sicurezza. Non più solo auto blindate e agenti di scorta. Non basteranno nemmeno il divieto di parcheggiare sotto la sua abitazione e le operazioni di bonifica a cui la pm deve sottostare ogni giorno prima di rientrare in casa.
Alcune settimane fa, i due pentiti hanno iniziato a parlare di un progetto dinamitardo. Le audizioni condotte da Cerreti e Ferracane parlavano di attentati e bombe, contestualizzando però il progetto in due momenti diversi.
Il primo racconta di aver sentito parlare i capi del ‘Sistema’ nell’ottobre 2024, quando il gip di Milano bocciava le decine di richieste di arresto avanzate dai sostituti procuratori con conseguente battaglia al Tribunale del Riesame per ribaltare l’esito.
Il secondo pentito, colloca invece i racconti alla vigilia delle udienze del maxiprocesso – dunque a inizio 2026 -, dopo la conclusione il 12 gennaio del rito abbreviato con 62 condanne a mezzo secolo di carcere.
NON LA PRIMA MINACCIA DA HYDRA
Quella emersa nelle scorse settimane non è la prima minaccia di morte rivolta a Cerreti e colleghi nell’ambito dell’inchiesta Hydra. Già nel 2025, nell’aula bunker del carcere di Opera durante l’udienza del 12 settembre, l’imputato Giuseppe Sorce in momenti distinti e guardando negli occhi la Pm, le ha fatto intimidazioni. Tre segni della croce con la mano sinistra fatti all’altezza del banco della pm nel raggiungere la sedia dell’interrogatorio davanti al giudice. Sull’episodio ha indagato la Procura di Brescia, che ha archiviato il fascicolo come “atti non costituenti notizia di reato”.

Intimidazioni erano arrivate anche a gennaio e febbraio 2025. In quell’occasione la procuratrice generale Francesca Nanni aveva mostrato vicinanza ai colleghi magistrati ponendo l’attenzione sul rischio isolamento.
«Ci stiamo occupando come Procura generale – aveva spiegato – delle misure di tutela, ma la cosa più pericolosa per un magistrato, anche come esperienza personale, è rimanere solo in queste situazioni». Il magistrato è «solo», aveva aggiunto, «anche a causa di condotte generalizzate di delegittimazione e di sfiducia rispetto al proprio lavoro, che lo pongono in una condizione di isolamento e mi riferisco in genere a comportamenti di delegittimazione e questi comportamenti possono avere un riflesso sui magistrati che facendo il loro dovere possono incorrere in minacce».

Vicinanza e solidarietà ai sostituti procuratori sono arrivate da società civile, colleghi magistrati, associazioni, mondo della politica. Trasversale il monito di non lasciare soli i magistrati impegnati nell’antimafia.
«Ribadendo la nostra piena solidarietà alla PM Cerreti e agli altri magistrati milanesi, siamo pronti a fare la nostra parte al loro fianco, promuovendo una cultura della legalità democratica e della partecipazione civile, ad ulteriore rinforzo dell’attività formativa avviata in questi ultimi anni e della mobilitazione civile che le associazioni di Milano hanno messo in campo da tempo» hanno fatto sapere da Libera.