HYDRA, L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SULLA MAFIA LOMBARDA

 Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta. Ognuno esplica la sua capacità mafiosa ma, in Lombardia – e solo in Lombardia -, “l’unione fa la pericolosità”. Hydra è un’indagine che la Procura di Milano ha avviato nel 2020 dall’ipotesi di esistenza di un sistema mafioso lombardo. L’attività investigativa congiunta del pubblico ministero Alessandra Cerreti, della Direzione distrettuale antimafia e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, ha portato alla scoperta del ‘consorzio’ e del business lombardo. 

COME È NATA L’INDAGINE

Febbraio 2020. Il pubblico ministero Alessandra Cerreti intuisce la possibile esistenza di un’entità orizzontale, una sorta di alleanza attraverso la quale vecchie (e attuali) rivalità tra Sicilia, Calabria e Campania vengono messe da parte in favore di un obiettivo comune: il profitto. Fare soldi senza creare allarme sociale e intimidendo solo quando è strettamente indispensabile.

 

Il riferimento è all’Idra di Lerna, il mostro a più teste simbolo di pervasività e difficoltà di sradicamento. Quella stessa difficoltà caratterizza le organizzazioni mafiose che, nel nord Italia, sono riuscite ad allearsi stabilmente. A differenza della struttura verticale della ‘Ndrangheta (basata sui legami di sangue) o di quella piramidale di Cosa nostra, il sistema mafioso lombardo – secondo quando ricostruito dagli investigatori – si basa su una struttura confederativa«Non è mafia nuova né mafia delocalizzata, ma mafiosità immanente – chiarisce durante la requisitoria del 12 gennaio 2026 la Pm Cerreti -: si tratta di un’associazione mafiosa alla quale aderiscono rappresentanti delle tre mafie sul territorio lombardo, e solo sul territorio lombardo, che hanno deciso di mettersi insieme per fare business, semplicemente questo, autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta. Ognuno poi esplica la sua capacità mafiosa sulla base dell’appartenenza, ma “l’unione fa la pericolosità”, come anni fa mi disse un pentito calabrese».

 IL CONSORZIO

Famiglie legate a Cosa nostra, uomini della ‘Ndrangheta e rappresentanti della Camorra, hanno trovato in Lombardia un terreno fertile per unire interessi e guadagni.

Tra 2020 e 2021 i carabinieri coordinati dal colonnello Cataldo Pantaleo (già impegnato nell’indagine Infinito) registrano e filmano gli incontri del ‘consorzio’. Ventuno di questi sono avvenuti all’interno degli uffici di società riconducibili a Gioacchino Amico. Uno avviene anche a Castano Primo, in un terreno di Giacomo Cristello: l’occasione è una vera e propria “mangiata” alla presenza di calabresi e siciliani.

Nel 2023 la ricostruzione della procura è stata bocciata dal Gip Tommaso Perna. Attraverso un’ordinanza di 2mila pagine, accolse solo undici richieste di custodia cautelare sulle centocinquantatre proposte. Il Gip non aveva riconosciuto l’ipotesi dell’esistenza di un’“unica associazione” mafiosa: mancherebbe – si legge nell’ordinanza – «la forza d’intimidazione tipica dell’associazione mafiosa».  La Procura di Milano – grazie al ricorso al Tribunale del riesame presentato a ottobre 2024 – ha ottenuto la riabilitazione dell’impianto accusatorio. I giudici hanno confermato l’esistenza di un “consorzio mafioso”. Il collegio del Riesame – attraverso una nota del presidente del tribunale di Milano Fabio Roia – ha ritenuto dimostrato «ampiamente dimostrato che il sodalizio contestato abbia fatto effettivo, concreto, attuale e percepibile uso – anche con metodi violenti o minacciosi – della forza di intimidazione nella commissione di delitti come nella acquisizione del controllo e gestione di attività economiche, che sono propriamente gli ambiti di attività che, secondo il parametro normativo, tipizzano la natura mafiosa del gruppo».

Da marzo 2025 il sesto pentito dall’inizio delle indagini Saverio Pintaudi (indagato per essere vicino alla ‘ndrangheta) sta spiegando agli inquirenti come i soldi sporchi vengono ripuliti attraverso un giro di società fittizie, prestanomi, fatture false e ‘banchieri’ cinesi complici. 

LOMBARDIA, DA TERRENO DI CACCIA A QUARTIER GENERALE

L’inchiesta delle forze dell’ordine rivela che i clan avevano superato la fase della “colonizzazione” per entrare in quella della “confederazione“. Tre i punti cardine dell’organizzazione sviluppata in Lombardia:

  • Affari legali, attraverso l’infiltrazione in settori come l’edilizia, la logistica e i servizi. Contatti all’Ortomercato di Milano e nelle Rsa, gestisce parcheggi di noti ospedali lombardi, appalti all’interno delle carceri…
  • Politica, con pacchetti di voti pronti per essere spostati su candidati compiacenti in liste civiche locali o in partiti nazionali.
  • Nessun conflitto, una sorta di camera di compensazione per evitare faide che avrebbero attirato l’attenzione delle autorità.

 

«Gli Abilone utilizzano 200 ‘società cartiere’ ubicate sia nel territorio nazionale che all’estero, al fine di generare fittiziamente crediti d’imposta, sfruttando anche le opportunità che fornisce la normativa del reverse charge». L’obiettivo, prosegue Cerreti, era quello di realizzare un apparato societario strumentale all’evasione dell’Iva generata dalla commercializzazione di prodotti petroliferi attraverso la società International petroli spa (gioiello societario creato dai fratelli Abilone a disposizione del sistema mafioso lombardo). 

«È giusto che lo sai perché io rispetto a tutti gli altri, il primo che sbaglia qui prende un colpo di pistola, non ci sono chiacchiere… perché qui nessuno… siamo gli unici in Italia a lavorare con 250 milioni di sospensione di Iva» . Così contestualizzava Abilone durante una conversazione con i Pace (padre e figli trapanesi) intercettata dai carabinieri.

COSA RAPPRESENTA L’INDAGINE HYDRA?

Regione Lombardia, Comune di Milano, Comune di Varese, Comune di Legnano, Città metropolitana di Milano, e diverse associazioni come Libera contro le mafie e Wikimafia, e il giornalista di Report Giorgio Mottola (minacciato da uno dei principali indagati), hanno chiesto di essere ammessi come parte civile nel processo. Il 18 giugno 2025, il Gup Mancini ha accolto la richiesta.

 

Si tratta di «un segnale di impegno e di responsabilità per tutta la società civile e responsabile a fronte dell’ipoteca criminale che l’alleanza tra le diverse organizzazioni mafiose determina sull’economia e sulla società in Lombardia» sottolineano da Libera. 

Una simile decisione dimostra come le mafie al Nord inizia ad essere riconosciuta come una presenza, togliendola dall’ombra nella quale hanno potuto agire indisturbate per decenni. Hydra aggiunge un tassello: rende evidente come le mafie siano diventate interoperabili. È la nascita della “Mafia Spa”, dove il brand (Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta) conta meno dell’efficienza del business.

A cura di Martina Carioni

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