HYDRA: INIZIATO IL PROCESSO ORDINARIO PER IL CONSORZIO MAFIOSO LOMBARDO

Milano, 19 marzo 2026 ore 08:45. Un mercoledì mattina di sole, il clima leggero di una primavera ancora timida aleggia sulla piazza tra la casa circondariale di San Vittore e il palazzo antistante che ospita l’aula bunker. In quell’anonimo edificio sta per iniziare un processo che ha il sapore di qualcosa che segnerà un prima e un dopo nel contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata. È iniziato il processo ordinario di Hydra. 

19 MARZO 2026, INIZIATO IL DIBATTIMENTO ORDINARIO

Il 19 marzo 2026 è un giorno che in molti avevano cerchiato di rosso sul calendario. Nella mattinata si è infatti svolta la prima udienza del processo ordinario di Hydra, l’inchiesta della Procura di Milano coordinata dai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane volta ad accertare l’esistenza di un ‘consorzio mafioso lombardo’ in grado di far collaborare Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa nostra. 

A presiedere l’udienza nell’aula bunker a San Vittore è un collegio di giudici dell’VIII sezione penale, composto da Maria Luisa Balzarotti (presidente), Marialillia Speretta e Giulio Fanales. Quarantacinque gli imputati ammessi al procedimento, che si aggiungono ai sessantadue condannati in primo grado con il rito abbreviato conclusosi il 13 gennaio 2026. 

La presidente del collegio di giudici dell’VIII sezione penale Maria Luisa Balzarotti durante la prima udienza del processo ordinario
La presidente del collegio di giudici dell’VIII sezione penale Maria Luisa Balzarotti durante la prima udienza del processo ordinario

La prima udienza è stata dedicata alla costituzione delle parti. A chiedere l’ammissione a parte civile, come già avvenuto nel rito abbreviato, sono stati Comune di Milano, di Varese, di Legnano, Regione Lombardia, Città metropolitana di Milano, associazioni Libera e Wikimafia.

Il ‘maxi processo’ – al quale hanno partecipato in videocollegamento dalle case circondariali anche alcuni imputati – è aggiornato al 30 aprile. In quella data saranno trattate le questioni preliminari, tra le quali l’istanza dell’avvocato Paolo Tosoni (ovvero l’ammissione del Comune di Abbiategrasso a parte civile). Il Tribunale ha autorizzato le riprese televisive; alcuni imputati – tra i quali anche Paolo Aurelio Errante Parrino – hanno chiesto di non essere ripresi né illustrati. 

L’avvio del processo è stato segnato dalla morte di Bernardo Pace, condannato in rito abbreviato. Il suicidio è avvenuto lunedì 16 marzo nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. ‘Tino da Trapani’ aveva confidato ai pubblici ministeri timori per la propria incolumità: nonostante l’apertura del fascicolo per ‘istigazione al suicidio’, nessuna pista è attualmente esclusa.

GIOACCHINO AMICO PENTITO. VUOLE INIZIARE A COLLABORARE

Il punto di svolta arrivato nel corso dell’udienza è l’annuncio di un nuovo collaboratore di giustizia: Gioacchino Amico. La pm Cerreti ha infatti reso noto il deposito dei verbali di Amico, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici del Consorzio per conto del clan dei Senese. Amico avrebbe iniziato a parlare con i magistrati lo scorso 3 febbraio e ha riempito tre verbali. Il nuovo pentito avrebbe fornito dettagli importanti sui legati con il mandamento di Cosa nostra a Trapani e sugli affari legati alla cerchia di Matteo Messina Denaro. Ma non solo: Amico sarebbe entrato nei dettagli di affari e flussi di denaro dell’ex primula rossa di Castelvetrano, dei rapporti con il suo consigliere (l’avvocato Antonio Messina) e confermato l’esistenza del consorzio lombardo descrivendone i rapporti extra mafiosi tra contatti istituzionali e politica nazionale. 

Il pentito Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso lombardo per conto della camorra del clan dei Senese
Il pentito Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso lombardo per conto della camorra del clan dei Senese

Con Amico, salgono a quattro i boss che dopo l’arresto e i rinvii a giudizio hanno scelto la collaborazione: il colletto bianco Saverio Pintaudi, il broker del clan Mazzei William Cerbo, il soldato della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo Francesco Bellusci, oltre al padrino trapanese suicida Bernardo Pace.

LA RISPOSTA DELLA SOCIETÀ CIVILE 

La risposta della società civile non si è fatta attendere. A decine hanno risposto all’invito delle numerose associazioni antimafia cittadine. «Si dice sempre che la criminalità è organizzata. Questa volta lo siamo anche noi. Se loro si occupano della nostra regione ogni giorno, noi ogni giorno ci occupiamo di loro per contrastare la quotidiana infiltrazione nell’attività economica» la sintesi di Pietro Basile, referente provinciale di Libera contro le mafie. 

Rappresentanti di enti e associazioni schierati con i presidi dell'antimafia sociale
Rappresentanti di enti e associazioni schierati con i presidi dell’antimafia sociale

Da studenti universitari a pensionati, passando per amministratori locali, parroci e volontari. Diverse le generazioni che si sono riunite in piazza Filangeri, tanti sotto le bandiere delle associazioni di appartenenza, nonché realtà che hanno deciso di costituirsi parte civile del processo. Tra queste Libera presidio Lea Garofalo, Libera Milano, Caritas Ambrosiana, Una casa anche per te di Buccinasco, Libera Masseria di Cisliano, Comitato Bene comune di Abbiategrasso, Cgil Lombardia, Arci Milano, Scuola di formazione Antonino Caponnetto, Associazione Peppino Impastato, Unilibera Milano, Anpi Milano, Arci Porto sicuro, Rete antimafia Martesana, Circolo Legambiente Zanna Bianca.

Martina Carioni

Classe 2000, nata nella campagna cremasca, dopo un percorso di studi tra comunicazione e marketing, inciampo nel giornalismo. Attenzione verso il territorio e la sua componente sociale sono temi che accompagnano il mio interesse professionale. Scrivo di politica interna, con propensione verso il giornalismo investigativo.

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