Erano le 11.30 del 14 agosto 2018 quando il Ponte Morandi crollò sul torrente Polcevera. 43 persone morirono in quella mattina d’estate che mise in ginocchio Genova e l’Italia intera. Oggi, a 8 anni dalla tragedia e a 4 dall’inizio del processo, l’ex ad di Autostrade, Giovanni Castellucci è stato condannato a 12 anni.
Il processo
Si tratta di uno dei processi più imponenti celebrati nelle aule di giustizia italiane. È cominciato ben quattro anni fa, nel luglio 2022, e al momento si contano 284 udienze. Sono 57 gli imputati: tra loro ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, di Spea (la società che per Autostrade si occupava del monitoraggio delle infrastrutture) e dirigenti e consulenti del ministero dei Trasporti. La Procura di Genova aveva chiesto 400 anni di carcere.
Le condanne
La pena più alta è stata data a Giovanni Castellucci. L’ex ad di Autostrade è stato condannato a 12 anni. Michele Donferri (ex capo delle manutenzioni di ASPI) è stato condannato a undici anni di carcere. I due ex dirigenti di Spea Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis a 10 anni. Gabriele Camomilla, ex direttore delle manutenzioni di ASPI, è stato condannato a sei anni. Paolo Berti (ex direttore centrale operazioni di ASPI) e Antonino Galatà (ex amministratore delegato di Spea) a 5 anni e 6 mesi. È stato condannato a 5 anni di reclusione anche l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero dei Trasporti, Mauro Coletta.
Le richieste della Procura
Secondo la Procura, i responsabili del crollo del Ponte Morandi sono da individuarsi tra i vertici e tecnici dell’epoca di Autostrade, di Spea (la controllata che si occupava di vigilanza e manutenzione), del ministero dei Trasporti e del Provveditorato. Per i sostituti procuratori Walter Cotugno e Marco Airoldi, avrebbero risparmiato sulla sicurezza e le manutenzioni autostradali. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le scuse di Autostrade
Ieri, alla viglia della sentenza di primo grado, l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana ha pubblicato sul Corriere della Sera e sul Secolo XIX una lettera di scuse da parte della società per il crollo del ponte Morandi. Nella lettera scrive: «A nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi». La presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, Egle Possetti, si è detta stupita di queste scuse, che a suo parere «andavano fatte a suo tempo». Possetti ha aggiunto che il comitato ritiene in ogni caso i membri della famiglia Benetton responsabili moralmente, anche se nessuno di loro è imputato.