Chat sessiste tra oltre dieci dipendenti Atm: presto in Procura i nomi e cognomi dei responsabili

La foto di una giovane passeggera ripresa di spalle, l’immagine ingrandita sui glutei e poi il commento rivolto ai colleghi: «È il mio dolce per voi». Inizia così la conversazione nella chat WhatsApp Ticinese Staff”, dove oltre dieci dipendenti di Atm si scambiano fotogrammi di donne, rubati dalle videocamere di sorveglianza posizionate sui mezzi pubblici. La notizia ha suscitato grande indignazione e i nomi dei colpevoli verranno consegnati alle autorità. L’azienda di trasporto ha avviato un’indagine interna, mentre il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Milano, chiedendo ai pm di valutare la configurabilità del reato di revenge porn.

La scoperta della chat e la denuncia sui social

La denuncia è partita sui social sabato 13 giugno, dopo che la scrittrice e attivista Carlotta Vagnoli ha raccontato l’episodio sul proprio profilo Instagram, riportando alcuni estratti della sua newsletter Rassegna Stampa. Nel giro di poche ore il post è diventato virale e ancora oggi continua a raccogliere centinaia di messaggi di donne che denunciano esperienze simili e che esprimono solidarietà nei confronti delle ragazze vittime di commenti sessisti e «frasi oscene», come ha le ha definite l’attivista. In quelle righe Vagnoli ha spiegato com’è stato possibile scoprire l’esistenza di quel gruppo, attivo da non si sa quanto tempo.

 

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Un post condiviso da Carlotta Vagnoli (@carlottavagnoli)

Tutto è avvenuto a bordo del tram 15 che collega il Duomo a Rozzano. Una giovane di 26 anni, salita alla fermata Linate, si è ritrovata alle spalle di un autista di Atm in pausa. Aveva visto che messaggiava in maniera concitata, ha guardato lo schermo – come tutti fanno, quasi involontariamente – e la sua attenzione è stata catturata dal contenuto della chat “Ticinese Staff”. Foto rubate, screenshot dei filmati di videosorveglianza usati per commentare glutei, gambe, cosce, seni. Alcuni di quei messaggi erano in siciliano «u panaru», ovvero il sedere o «’ncinagghia», che fa riferimento all’interno coscia. Gli autori, di cui sono visibili nomi e cognomi – almeno per come li aveva salvati in rubrica il proprietario del telefono – «erano tanti, più di dieci», ha riferito Cathy la Torre, la legale della ragazza che presenterà tutte le foto in Procura.

Ancora una volta i corpi delle donne sono privati della loro essenza, divenendo oggetto di molestie. In un’intervista rilasciata al Corriere la testimone ha raccontato che «il lavoratore ha guardato più volte l’immagine della ragazza che aveva inviato nel gruppo. Era abbastanza compiaciuto».

La risposta di Atm e l’esposto del Codacons

Dopo la diffusione della foto, l’azienda di trasporto milanese si è attivata per ricostruire la vicenda. Ha contattato la giovane per raccogliere tutti i dettagli necessari a identificare i responsabili di queste molestie e ha avviato un’indagine interna per verificare il «corretto utilizzo degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città», hanno scritto in una nota. E hanno aggiunto: «Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa». Per questo motivo la società ha annunciato una «reazione durissima», tanto da aver già presentato una denuncia alla Polizia locale per l’utilizzo improprio delle immagini provenienti dalle telecamere di bordo e ha annunciato un esposto al Garante della privacy.

Il tram 15 che collega l fermate Duomo e Rozzano

Sul caso è intervenuto anche il Codacons, che ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, chiedendo di fare luce su quanto accaduto e di valutare l’ipotesi di revenge porn. «Se i fatti dovessero essere confermati, ci troveremmo di fronte a condotte potenzialmente rilevanti dal punto di vista penale» ha dichiarato Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons Lombardia. E ha aggiunto che si potrebbe «aprire la strada ad azioni risarcitorie da parte delle vittime».

Il monito del sindaco Sala

Non ha tardato ad arrivare il commento del sindaco Beppe Sala, che ha incitato l’azienda a far luce su quanto accaduto. «Deve anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora». E ha concluso invitando Atm a essere: «incisivi nelle analisi e duri nei provvedimenti da prendere».

Alyssa Cosma

Ho deciso di diventare una giornalista quando avevo sette anni e guardavo tutti i programmi di informazione per seguire il caso Scazzi. Scrivo di cronaca e ho una grande passione per il giornalismo d'inchiesta. Mi interessa approfondire temi di attualità, esteri e politica interna. Ho collaborato con Diario del giorno, il programma di approfondimento del TG4.

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