Giulio Regeni era al Cairo perché stava facendo una ricerca sui sindacati egiziani. Questo era parte del suo progetto di dottorato che stava svolgendo all’Università di Cambridge in Inghilterra. Aveva iniziato nel 2014 sotto il tutoraggio della sociologa Maha Abdelrahman.
Le sue ricerche
Era un grande appassionato del mondo arabo. I suoi studi in Inghilterra culminarono con un dottorato a Cambridge, che lo portò fino al Cairo. Voleva comprendere come erano organizzati i sindacati in Egitto prima e dopo le primavere arabe. Per questo erano necessarie interviste e raccolte dati sul campo. Le ricerche di Giulio Regeni al Cairo andavano bene. Talmente bene da dare fastidio a qualcuno. È stato accertato infatti che Mohamed Abdallah, il leader del sindacato degli ambulanti oggetto della ricerca universitaria, aveva denunciato Giulio Regeni alla polizia di Gyza il 6 gennaio. Le autorità locali si erano così convinte che il ricercatore fosse una spia britannica. Per questo lo rapirono il 25 gennaio 2016.
Ma da chi era pagato?
Gli inquirenti hanno anche indagato da chi fosse pagato Regeni durante la sua permanenza al Cairo. Infatti il ricercatore, per lo svolgimento del dottorato, risultava essere beneficiario di una borsa di studio erogata dall’Università di Cambridge. Ma questo non sembrerebbe concordare con quanto detto dalla sua tutor, la sociologa Maha Abdelrahman. Durante il processo che si è svolto a Roma nel 2024 legato alla morte di Regeni e a cui la professoressa era presente in videocollegamento, la tutor ha affermato che «l’università di Cambridge aveva concesso in parte un finanziamento a Giulio Regeni, ma non una borsa di studio completa».

Un finanziamento “fantasma”
Ma non è tutto: c’è il nodo legato alla presunta richiesta di finanziamento alla Fondazione Antipode. In una mail del 14 novembre 2015 Regeni aveva scritto alla madre che la professoressa Abdelrahman gli aveva segnalato il bando per quel finanziamento di circa 10.000 sterline. La sua tutor, al contrario, ha sostenuto di non essere al corrente del fatto che il ricercatore ne avesse fatto domanda. Quello che è certo è che la fondazione, essendo stata chiamata in causa, già nel 2018 aveva negato di aver mai ricevuto la richiesta di finanziamento da Regeni e di aver erogato tale somma.
Il ruolo di Abdallah
Pare che il ricercatore italiano avesse parlato della possibilità di avere il finanziamento con Mohamed Abdallah, leader del sindacato degli ambulanti, che intravide la possibilità di guadagnarne qualcosa per sé. Tuttavia Regeni non avrebbe mai potuto condividere con il sindacalista questa somma di denaro (in ogni caso ipotetica poiché Antipode ha negato ogni coinvolgimento). Questo perché, si sarebbe trattato di fondi finalizzati alla ricerca accademica e nulla di più. Inoltre il sistema egiziano controlla rigidamente e può criminalizzare facilmente chi finanzia attività sociali o politiche. Non è chiaro se Regeni promise dei soldi ad Abdallah oppure se, al contrario, glieli negò. Sta di fatto che il leader del sindacato lo consegnò agli agenti della sicurezza egiziana.