Venezuela, il cooperante Trentini e l’imprenditore Burlò liberati da Caracas

Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati dal carcere El Rodeo I di Caracas. Dopo oltre 400 giorni di detenzione, l’attesa è finita e il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dato la notizia alle 5 di lunedì 12 gennaio. In Venezuela, sembra essere finita la “diplomazia degli ostaggi” di Nicolas Maduro e il governo sta scarcerando vari detenuti italiani, tra cui anche l’imprenditore Luigi Gasperin e di Biagio Pilieri.

La liberazione

La decisione è avvenuta dopo la telefonata tra il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza e Tajani, secondo cui la liberazione di Trentini e Burlò sarebbe stato «il primo segnale» per poi «liberare tutti gli italiani». Verso le 15 di domenica 11 gennaio, ora di Caracas, i due detenuti sono stati avvertiti della loro liberazione e trasferiti, per la prima volta senza essere incappucciati, nell’ambasciata italiana, dove hanno incontrato l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito. «Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni – ha scritto Tajani sul social X – Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Trentini e Burlò atterreranno a Roma tra questa sera e domani mattina.

La vicenda di Trentini
Giornalista_Alberto_Trentini

Il cooperante veneziano Trentini è stato incarcerato il 15 novembre del 2024 a Guasdalito, sul confine tra Venezuela e Colombia, mentre stava svolgendo una missione umanitaria per la ong Humanity & Inclusion. È stato poi portato nel penitenziario El Rodeo I, noto per la violazione dei diritti umani, senza un’accusa precisa per la sua detenzione. Non ufficialmente, le autorità hanno parlato di azioni terroristiche contro lo Stato, per rovesciare il regime di Maduro, ma ad oggi non hanno confermato nessuna teoria. Da quel giorno, ad Alberto è stato vietato ogni tipo di contatto esterno e le cure appropriate per la sua salute, in quanto il cooperante soffre di ipertensione. Inizialmente, la Farnesina e Palazzo Chigi hanno optato per un’attività diplomatica con Caracas caratterizzata dal silenzio, quindi senza far trapelare pubblicamente le proprie azioni per liberare Trentini. Solo dopo sei mesi è stata possibile la prima telefonata ai genitori Armanda ed Ezio, che nei 423 giorni di detenzione sono arrivate a tre. A ciò si aggiunge una sola visita in carcere da parte dell’ambasciatore De Vito.

Non più silenzio

Se nei primi mesi il caso non è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica, poi è risultato essenziale per la famiglia Trentini pressare il governo per portare ad azioni concrete per il figlio. Un’azione non semplice, in quanto la necessità primaria era di non irritare Caracas per non compromettere il futuro del figlio. «Mi è stato chiesto di aspettare. E io ho aspettato» aveva detto la madre Armanda Colusso. Ma di fronte a un intervento politico troppo lento, i famigliari hanno deciso di intervenire mettendoci la faccia. Sono così iniziati interventi pubblici dei genitori, chiamate con i vertici istituzionali e manifestazioni di piazza organizzate da cittadini in tutta Italia, che pur non conoscendo Alberto hanno partecipato attivamente alla causa.

«Attendiamo Alberto»

La situazione, però, sembrava peggiorare con il passare del tempo e l’incertezza della famiglia Trentini è aumentata soprattutto dopo il blitz statunitense in Venezuela, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, e la successiva cattura del leader Maduro. Un’escalation politica che ha turbato l’equilibrio internazionale portando le amministrazioni dei vari Paesi a porsi domande sul futuro dei detenuti politici. Sotto la nuova presidente Delcy Rodriguez sembra così essersi allentata la “diplomazia degli ostaggi” e dal 7 gennaio l’amministrazione venezuelana ha dato un nuovo segnale.

Uno degli striscioni per Alberto Trentini appesi sui balconi degli italiani

Un’azione dal basso che ha prodotto i suoi risultati. Dopo la notizia data da Tajani, non sono mancati i commenti di gioia da parte delle autorità. «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò. – ha detto la premier Giorgia Meloni – Ho parlato con loro e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa». Mentre il presidente del Veneto, Alberto Stefani ha commentato: «Rivolgo un pensiero particolare ai genitori di Alberto che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare. Ora l’incubo è finito: attendiamo Alberto nella sua città».

Le parole della famiglia
La madre di Alberto, Armanda Colusso

Alberto ha già videochiamato i genitori: il primo contatto visivo dopo 13 mesi, in cui Armanda ed Ezio hanno potuto rivedere il figlio dopo mesi di attesa. Uno scambio fondamentale, tanto sperato dalla famiglia che pubblicamente aveva detto: «Quando sarà liberato, vorrò soltanto guardarlo negli occhi. Dal suo sguardo e dal suo abbraccio capirò quanto dolore ha vissuto in quel carcere e quanta pazienza e amore serviranno per buttarci alle spalle quel dolore». E ancora: «Sofferenze così forti minano il fisico e l’animo per sempre. Noi genitori ci sentiamo svuotati. Viviamo un’agonia che non si può descrivere».

L’avvocata di Alberto, Alessandra Ballerini, ha espresso la sua commozione: «Alberto finalmente è libero, questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci». Sottolineando: «Vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace».

La felicità per Burlò
L’imprenditore italiano Mario Burlò incarcerato a Caracas

L’imprenditore torinese Mario Burlò, invece, era stato arrestato il 10 novembre 2024 mentre si spostava da Caracas a Guasdualito. Anche lui come Trentini, senza un’accusa formale. In Italia, Burlò era stato assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Secondo la famiglia, Burlò era andato in Venezuela in cerca di nuove opportunità imprenditoriali. Ma dopo pochi giorni non ha dato più nessuna informazione di sé. Una storia simile a quella di Alberto, con difficoltà del governo per trattare la liberazione e pochi contatti con la famiglia. Alla notizia data da Tajani, l’avvocato Maurizio Basile ha affermato: «Mario Burlò è libero, è qui da noi». Mentre dopo la telefonata con il padre, la figlia Gianna ha commentato: «Non ho parole per esprimere la mia gioia. È la fine di un incubo. Non vedo l’ora di riabbracciarlo».

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