
Marmi, tele antiche, cuoio, ma anche innovazione, tecnologie e ricerca. Tutto questo è la Scuola di Restauro di Botticino, che dal 1974 forma le nuove generazioni di restauratori, in un percorso che affonda le sue radici della storia e si dirige a grandi passi verso le nuove frontiere della tutela del patrimonio artistico. Dal 2024 infatti la Scuola di Restauro di Botticino ha inaugurato una collaborazione con l’Ospedale Galeazzi per permettere ai suoi studenti di eseguire delle avanzate campagne diagnostiche sulle opere d’arte.
L’iniziativa
L’iniziativa è nata quando alcuni studenti del quinto anno, in procinto di restaurare un manufatto per il loro progetto di tesi, hanno chiesto di poter eseguire delle analisi molto specifiche ed avanzate. Prima di iniziare il lavoro di restauro su un’opera, bisogna infatti svolgere una campagna diagnostica, che può comprendere delle analisi chimico-fisiche per capire quali sono i materiali che compongono l’oggetto. Grazie agli strumenti messi a disposizione dall’Ospedale Galeazzi, come TAC e raggi X, è stato possibile determinare il tipo di tecnica costruttiva adottata e individuare la presenza di eventuali ulteriori componenti interni o imperfezioni non visibili ad occhio nudo. E senza compromettere in alcun modo l’integrità dei manufatti. Ed avere queste informazioni è fondamentale ai fini del restauro.
La collaborazione
Così la direttrice della Scuola di Restauro di Botticino, Arianna Beretta, si è mossa. “Siamo in un’area dove la ricerca è forte. Ci troviamo proprio accanto al Galeazzi che è molto attento al patrimonio del nostro paese, perché non provare a mettere in relazione queste due realtà?”. La Scuola di Restauro infatti ha sede in un edificio nel nuovo complesso di MIND – Milano Innovation District, molto vicino alla sede dell’Ospedale Galeazzi.
Le opere analizzate nel 2024…
Nel 2024 ben tre opere sono state sottoposte a TAC e Raggi X. La prima è stata una polena che arrivava dal museo della Scienza e della Tecnica di Milano, ma che fa parte della collezione del museo navale di Milano. Sono state analizzati poi un tabernacolo che appartiene al Museo della basilica di Sant’Ambrogio e uno stacco di un affresco che arrivava da Fondazione Brescia Musei.
… e nel 2025!
Nel 2025 il progetto è proseguito con altre quattro opere, selezionate da docenti e studenti della scuola. Due delle opere scansionate sono sculture lignee di origine religiosa, ovvero il “Cristo deposto”, proveniente dalla Chiesa di San Bernardino alle Ossa di Milano, e la “Maddalena”, appartenente ad un gruppo scultoreo, di ambito ligure, rappresentante la Deposizione o la Crocefissione. Oltre a queste, sono state esaminate anche una rara cassetta birmana per scritture buddhiste, in lacca dorata, conservata nel Museo PIME di Milano e un trittico di tele d’arte contemporanea realizzato da Cesare Berlingeri e parte della collezione del Museo MA*GA di Gallarate, “Piegare il giallo n°1 Piegare il nero n°2 Piegare il blu n°3”.
Le indagini diagnostiche
Dagli esami effettuati è emerso che il “Cristo deposto” presenta una stratificazione di diversi tipi di legno: all’interno sono stati inseriti diversi tasselli, mentre la parte esterna è caratterizzata da uno strato più denso. Sono presenti inoltre dei perni metallici che hanno la funzione di sostenere la struttura. Nella casetta birmana invece è stato possibile notare la presenza di una rottura longitudinale. L’oggetto è un contenitore per Kammavaca, ovvero un insieme di testi sacri utilizzati durante le cerimonie monastiche buddhistiche. La rottura si trova nella parte del fondale ed è stata fissata con delle graffe metalliche e dei chiodi. Nel caso del trittico di arte contemporanea invece è emerso che uno dei tre quadri pesa un chilo in più. Dalla TAC, la struttura interna sembrerebbe la stessa in tutti e tre, ma da una prima ispezione i materiali presenti all’interno sembrano avere densità diverse. Per cui si presuppone che il pigmento usato sia diverso rispetto agli altri due e che per questo abbia un peso specifico maggiore. Gli esami eseguiti sulla Maddalena invece hanno dimostrato che l’opera è composta da diverse parti di legno, tenute insieme da giunzioni, e che la copertura è di un materiale più denso.
La Scuola di Restauro di Botticino
La complessità e l’alto livello delle tesi di laurea degli studenti della Scuola di Restauro di Botticino sono frutto dell’alto livello del percorso da loro affrontato. Gli studi si articolano in un quinquennio composto da lezioni teoriche e laboratori. Rilascia il titolo di Restauratore di Beni Culturali che è equiparato alla Laurea Magistrale. All’inizio del primo anno, i futuri restauratori scelgono che profilo seguire. La Scuola offre infatti tre percorsi: materiali lapidei e derivati , manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, manufatti tessili.
I laboratori
“I ragazzi hanno i laboratori a scuola dove fanno attività di restauro, ma all’interno dell’attività didattica possono uscire in esterno, in quelli che noi chiamiamo cantieri didattici” spiega la direttrice Arianna Brambilla. “Per esempio due anni fa i ragazzi hanno restaurato il gesso della Nike di Samotracia del Museo della Scienza e della Tecnologia. Gli studenti ogni mattina andavano al museo con la docente per lavorare sulla Nike”.

Gli stage
Al secondo, terzo e quarto anno è poi previsto uno stage obbligatorio che porta gli studenti a collaborare sia con imprese e laboratori di restauri privati, sia con musei ed enti pubblici. “Una studentessa quest’anno andrà presso il ministero della cultura francese e un’altra a Torino ai Musei Reali. Negli anni passati abbiamo avuto una studentessa al parco archeologico di Pompei. Senza considerare l’estero: una ragazza è andata a Petra in Giordania e un’altra a Istanbul in Turchia”, continua la direttrice Beretta.
Dopo la laurea…
Alcuni studenti riescono anche ad aprire la propria attività. Come Elisa Monfasani. Lei e una sua socia, entrambe allieve della Scuola di Botticino. Hanno cominciato poco prima della pandemia e hanno lavorato moltissimo sulla divulgazione social del restauro testile. “Hanno fatto un lavoro davvero incredibile e sono riuscite a vincere dei bandi e a lavorare parecchio”. Altri come, Paolo Luciani e Daniela Russo hanno proseguito il loro percorso alla Reggia di Venaria Reale. Cristiana Lupo è stata invece soprintendente ai lavori all’Acropoli di Atene, Elisabetta Bosetti è arrivata al Laboratorio di Restauro a Copenhagen. Marina Pugliese ha coordinato i progetti scientifici che hanno portato all’apertura del MUDEC di Milano.
L’insegnamento, così come l’orientamento dei giovani, è la principale missione della Scuola di Botticino. Formare i restauratori di domani, erudire le nuove generazioni alla cura del patrimonio artistico e culturale. Perché l’arte e la cultura non sono solo nei libri, ma ovunque intorno a noi, soprattutto a Milano.