Tutti i riflettori sono puntati su “Adolescence”, la nuova miniserie destinata a diventare la prossima punta di diamante di Netflix. Il suo posto prima era stato occupato da successi come “Squid Game”, “Bridgerton” e “La regina degli scacchi”, tutti titoli che sono riusciti a lasciare il segno in un’offerta streaming in cui gli utenti spesso faticano a districarsi.
Ma “Adolescence”, realizzata da Jack Thorne e Stephen Graham e diretta da Philip Barantini, affronta temi diversi. O meglio, temi attuali affrontati con una sensibilità nuova. La storia, suddivisa in 4 episodi, è un esame sociologico circa il cyberbullismo, la mascolinità tossico e il rapporto tra ragazzi e adulti. Ma denuncia anche un sistema scolastico (in questo caso britannico) in crisi. Il giovane attore Owen Cooper interpreta un tredicenne, Jamie Miller, sotto indagine per capire se abbia ucciso o meno una sua compagna di classe.
LA TECNICA DEL PIANO SEQUENZA
Ma al di là della trama, colpisce la tecnica di ripresa: ogni episodio è stato girato in un unico piano sequenza. Nel gergo cinematografico, si tratta di una lunga inquadratura che riprende una o più scene senza gli stacchi tipici della maggior parte dei prodotti audiovisivi. In questo modo, il tempo reale e il tempo cinematografico coincidono, immergendo il pubblico nel racconto. Per realizzarlo bisogna contare sulla bravura del regista nel riempire quei “tempi morti” che sono presenti nella vita reale, ma che solitamente nel cinema vengono eliminati.

Nel caso di “Adolescence”, è stata realizzato un piano sequenza in ognuno dei quattro episodi. La preparazione che ha richiesto questa resa è molta, perché con il piano sequenza si aggiungono gradi di difficoltà che altre tecniche cinematografiche non hanno. Tra queste, il cast doveva imparare una sorta di coreografia per conoscere esattamente le proprie posizioni sul set, permettendo così un intreccio fluido con i movimenti delle telecamere e dei membri della troupe.
Sbagliare pesa ancora di più nella produzione di puntate one shot. Ogni episodio è stato girato da capo più di 10 volte per via di errori durante la ripresa. Quelli meno gravi vengono mantenuti se non danneggiano troppo il filo logico. È questo il caso del secondo episodio, in cui l’insegnante che accompagna gli investigatori nella scuola si dimentica di presentare la detective e si corregge facendola passare per una dimenticanza del personaggio.
“NODO ALLA GOLA” DI HITCHCOCK

Non è nuovo l’utilizzo di questo espediente tecnico: “Adolescence” è solo l’ultimo di una serie di esempi che hanno fatto la storia del cinema. Torniamo indietro fino al 1948 con “Nodo alla gola” di Alfred Hitchcock, considerato uno dei primi film girati in piano sequenza. Viene raccontata la storia di due studenti che uccidono per puro piacere un loro collega. Nascondono il suo corpo in una cassapanca nella stanza in cui poi daranno un party. In questo caso, l’intenzione era quella di girare il film con un unico piano sequenza, ma le bobine di pellicola non potevano contenere più di 10 minuti di girato, “costringendo” a degli stacchi che sono stati il più possibile camuffati per dar l’idea di continuità.
UNA LUNGA TRADIZIONE CINEMATOGRAFICA
E poi 10 anni dopo il film “Touch of Evil”, scritto, diretto e interpretato da Orson Welles. Si apre col famoso piano-sequenza di 3 minuti e 34 secondi di un uomo che mette una bomba nel bagagliaio di una macchina poco prima che tornino i suoi proprietari che, ignari di tutto, mettono in moto e vanno via. In quel momento emerge la capacità del regista di far intrecciare continuamente, con una sola ripresa, quella macchina con un’altra coppia che passeggia per strada.
È anche l’espediente utilizzato da Brian De Palma nel film “Omicidio in diretta” del 1998. In questo caso il piano-sequenza è di 10 minuti ed è stato quello con più comparse e personaggi realizzato fino a quel momento.

Esempi più recenti riguardano, invece, il film “1917” di Sam Mendes. Emblematica la scena del protagonista che corre tra le trincee per salvare i suoi compagni, mentre intorno a lui cadono le bombe. Nell’ambito delle serie tv Netflix, la tecnica viene utilizzata anche nell’episodio 5 della docu-serie “Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menéndez” del 2024. in questo caso c’è un piano sequenza di 34 minuti in cui Erik confessa all’avvocato gli abusi del padre.
Il piano sequenza è quindi un ever green del mondo del cinema, che sorprende per l’efficacia della storia e per il grande coinvolgimento che regala agli spettatori, rendendo una tecnica apparentemente di nicchia uno degli espedienti più amati dal grande pubblico del passato e del presente.