Era il 10 agosto 2019 quando Jeffrey Epstein fu trovato privo di sensi all’interno della sua cella al Metropolitan Correctional Center di New York. All’epoca dei fatti, l’autopsia, le relazioni ufficiali depositate dal medico legale di New York e il rapporto conclusivo dell’indagine interna al dipartimento di Giustizia pubblicato nel giugno del 2023 parlarono di suicidio, ma fin da subito molti furono i dubbi che avvolsero la sua morte.
Il ritrovamento del corpo e l’incertezza sulla data del decesso
Nelle ultime settimane, infatti, è emerso un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che riporta la data della morte di Jeffrey al 9 agosto 2019, un giorno prima del ritrovamento del corpo. Troppe le incongruenze e le conclusioni divergenti che ancora oggi fanno pensare ad un possibile omicidio dell’ex finanziere pedofilo. Ma facciamo un passo indietro.

Solo tre settimane prima del ritrovamento del corpo, i legali di Epstein avevano dichiarato all’Fbi che il loro cliente sarebbe stato pronto a testimoniare e, inoltre, a fare i nomi delle persone coinvolte nelle sue trame affaristiche.
Tre settimane dopo, i media locali di Manhattan raccontarono la morte misteriosa dell’uomo più discusso dell’epoca. Erano le 6.30 di un sabato mattina quando un agente penitenziario, Michael Thomas, si recò nella cella dell’ex finanziere per portargli la colazione. Lo trovò esanime. All’epoca dei fatti venne accertata la morte per impiccagione, tuttavia non sarebbe mai stata determinata un’ora ufficiale del decesso.
La presenza di una figura arancione in un nuovo video
I 3 milioni di file rilasciati dal Dipartimento di Giustizia lo scorso gennaio forniscono ulteriori dettagli sulle ore trascorse tra la sera del 9 agosto e la mattina seguente. Tra la mole di materiale pedopornografico divulgato è emerso anche un video. Un video che confermerebbe le incertezze sorte nel corso degli anni e che aprirebbe maggiori interrogativi sull’efficacia delle indagini e sul corretto lavoro svolto in quella notte dagli agenti che avrebbero dovuto sorvegliare la cella di Epstein.
Secondo quanto riportato da Cbs News, gli investigatori incaricati di esaminare le riprese di videosorveglianza hanno osservato, infatti, una sagoma di colore arancione aggirarsi, tra le 22.39 e le 22.41 del 9 agosto 2019, nella zona in cui si trovava la cella dell’ex finanziere. Una figura sconosciuta, faticosamente identificabile, che pare non mettere d’accordo nemmeno le autorità investigative. Se per l’Fbi l’immagine sfocata rappresenterebbe «possibilmente un detenuto», per l’Ispettorato Generale del Dipartimento di Giustizia si tratterebbe di «un agente penitenziario non identificato che trasporta biancheria o lenzuola di colore arancione».
Secondo la Cbs che avrebbe ingaggiato un gruppo di analisti video indipendenti, è più probabile che la figura avesse le sembianze di un detenuto. Una constatazione ignorata in precedenza e che pare aumentare le perplessità anche degli stessi dipendenti del carcere che, intervistati da CBS News, hanno dichiarato che “accompagnare un detenuto a quell’ora sarebbe stato estremamente insolito”.
Le anomalie di quella notte
Molte restano le zone d’ombra di quella sera. L’unica telecamera in funzione quella notte oscurava parzialmente l’area di accesso alla cella dell’ex finanziere, per questo ad oggi non è possibile stabilire con certezza se qualcuno si sia introdotto nella sua stanza di reclusione. Un ulteriore filmato della durata di 10 ore e 52 minuti di quella sera presenterebbe un vuoto di 62 secondi appena prima della mezzanotte. Un’anomalia giustificata dalla ministra della Giustizia, Pam Bondi, come usuale per i sistemi di sorveglianza delle carceri in quegli anni. Si scoprì solo dopo che il filmato era formato da due clip separate e dalla prima clip vennero tagliati 2 minuti e 53 secondi.
Just hours before Epstein killed himself in police custody, surveillance cameras captured an orange figure apparently heading in the direction of his cell
Watch the moment when guards found Epstein’s body in his cell ⤵️ pic.twitter.com/Tb80fcNL23
— The Telegraph (@Telegraph) February 9, 2026
Poi, molti interrogativi si stagliano sugli agenti penitenziari che sarebbero stati assegnati all’unità tra il 9 e il 10 agosto: Tova Noel, Ghitto Bonhomme e Michael Thomas. Secondo la testimonianza di Noel, Bonhomme avrebbe dormito tra le 22.00 e mezzanotte, arco temporale nel quale si suppone sia avvenuto il presunto suicidio. Dichiarazione confermata dallo stesso agente che ammette di non ricordare quelle ore della notte. Bohnomme sarebbe poi stato sostituito a mezzanotte da un altro agente penitenziario, Michael Thomas, che avrebbe scoperto il corpo dell’ex finanziere. Tuttavia, emerge una falla nel racconto di Thomas e di Noel, insieme nel turno mattutino. I due sarebbero stati incriminati per aver falsificato i registri affermando di aver effettuato il conteggio dei detenuti alle 3.00 e alle 5.00 del mattino. In realtà, quella notte i due agenti non avrebbero eseguito l’ordine e non avrebbero nemmeno effettuato i controlli obbligatori su Epstein ogni 30 minuti.
Le opinioni discordanti sul ritrovamento del corpo e sull’autopsia
Emergono, inoltre, contraddizioni ed evidenti lacune sul ricordo di Thomas del ritrovamento del corpo. L’agente penitenziario ricorda di aver tolto Epstein dalla posizione di impiccagione, ma non ricorda di avergli tolto alcun cappio al collo. E proprio sul lenzuolo usato dall’ex finanziere per togliersi la vita avanza l’ennesima contraddizione. Ciò che manca è una foto chiara che mostrerebbe la posizione di Epstein al momento del ritrovamento del corpo. L’ennesima infrazione del protocollo degli agenti penitenziari. Secondo le testimonianze degli agenti, Epstein è stato trovato in ginocchio, con un pezzo di lenzuolo avvolto al collo che egli avrebbe appeso sulla parte superiore del letto a castello. Gli agenti avrebbero poi tagliato il cappio per liberare il corpo. Tuttavia, il pezzo di lenzuolo analizzato dagli inquirenti era perfettamente integro.
L’autopsia venne eseguita il giorno dopo dal medico legale Kristin Roman, assistito da Michael Baden, un medico incaricato dal fratello di Epstein. La conclusione di Roman fu che non fosse possibile stabilire la causa della morte. Il 16 agosto, un altro medico legale, Barbara Sampson, attestò che Epstein fosse morto per impiccagione. Affermazione da lei sostenuta attraverso prove che non sono mai state rese pubbliche.
Durante la nota trasmissione dell’emittente Cbs, 60 Minutes, il medico legale Baden elencò 3 ragioni per le quali quello di Epstein non fu un suicidio. Secondo il suo punto di vista, le fratture di un osso, delle cartilagini del collo e i segni rinvenuti lontano dalla mandibola sono più compatibili con un omicidio per strangolamento. I segni presenti sul collo si troverebbero a metà dello stesso e non all’altezza della mandibola, indicando un soffocamento da dietro. Infine, ci sarebbero delle evidenti emorragie oculari tipiche di uno strangolamento.
I dubbi sul 23 luglio 2019
Nonostante le numerose perplessità sul reale sviluppo dei fatti, resta il memorandum compilato dopo la sua morte, risalente al 17 settembre 2019. Due giorni dopo il suo arresto, Epstein venne sottoposto ad un primo esame psicologico, durante il quale egli negò qualsiasi intenzione suicida. Poi, il 23 luglio venne soccorso nella sua cella in stato di semi coscienza, con importanti ferite al collo. All’epoca dei fatti, si ipotizzarono un tentato suicidio o un’aggressione da parte del suo compagno di cella, un pluriomicida. Anche in questo caso, nessuno riuscì a far luce sull’accaduto.