Moda, la fine di un’epoca: la caduta degli dei del Made in Italy

Siamo nella Milano del 1985. La giornalista del Corriere della Sera Adriana Mulassano affida a una fotografia il ritratto della moda del Made in Italy. Dodici stilisti, rappresentanti dell’haute couture (l’alta moda) e il prêt-à-porter, schierati davanti all’Arco della Pace, anche se la foto passerà alla storia con lo sfondo del Duomo. Fu infatti modificata dai giornali americani per rendere riconoscibile a chiunque il luogo dello scatto. Dopo la morte di Valentino, di quei custodi che hanno dedicato la loro vita a celebrare la moda, solo Anna Fendi è ancora in vita. È la fine di un’era in cui lo stilista era padre delle proprie creazioni. Ora invece sono di proprietà di multinazionali la cui linea stilistica è curata da un direttore creativo e spesso non ha più niente in comune con la visione dell’artista fondatore.

La versione originale della foto del 1985
Da Biagiotti a Versace

In basso a sinistra col vestito bianco c’è Laura Biagiotti, soprannominata “la regina del cashmere”, la prima stilista a sfilare in Cina e in Russia alla fine degli anni ’80 portando il Made in Italy in mercati inesplorati. Dietro di lei sbuca Nicola Trussardi che ha trasformato la storica azienda di famiglia che produceva guanti di pelle in un marchio di moda e di lusso, coniando anche lo storico simbolo del Levriero. A fianco c’è Gianni Versace coi suoi abiti dai colori audaci, dagli accostamenti eccentrici e dallo stile erotico. Mostrate al mondo in sfilate scenografiche con modelle sottratte al mondo delle star di Hollywood come Naomi Campbell e Cindy Crawford.

Krizia e Anna Fendi

Alla destra di Versace col suo inconfondibile caschetto nero c’è Krizia, contraddistinta dall’impiego quasi architettonico del plissé (una tecnica di pieghettatura dei tessuti), gli hot pants (i pantaloncini dalle dimensioni ridottissime, che nel 1971 le permettono di vincere il premio Tiberio d’oro) e i reggiseni scultorei. Dietro di lei Anna Fendi una delle cinque sorelle che hanno reso Fendi un impero. È stata lei ad avere l’intuizione di chiamare un giovanissimo Karl Lagerfeld come direttore creativo, una collaborazione durata oltre 50 anni (la più lunga della moda).

Gli hot pants di Krizia
Un tipo di moda anticonvenzionale

Sulla destra ci sono Luciano Soprani, ricordato per aver dato un contributo fondamentale al successo di Gucci negli anni ’70. E Franco Moschino, l’enfant terrible della moda italiana. Usava la moda per criticare il sistema stesso. Celebri i suoi messaggi ironici sui vestiti (come “Waste of Money”) e l’uso di simboli come cuori, mucche e l’orsetto per dissacrare il lusso con intelligenza. Al centro compaiono Gianfranco Ferré, famoso per la sua camicia bianca che considerava un oggetto di design infinito, Mila Schön, l’inventrice del double-face. Alle sue spalle compare Ottavio Missoni che col suo “zig-zag”, un caleidoscopio di colori ha reso il brand riconoscibile in tutto il mondo.

L’imperatore Valentino e la giacca di Armani

Con abito scuro davanti a tutti c’è invece Valentino, l’ultimo imperatore della moda. Nato nella provincia di Varese ma fuggito a 17 anni a Parigi dove si è formato. Indissolubilmente legato al suo rosso, il “rosso valentino” è la rappresentazione più alta dell’haute couture, l’alta moda. Ha vestito dive, regine e sovrane di cui era il più fidato consigliere. In camicia blu a righe si nota invece il re Giorgio Armani, nato come vetrinista della Rinascente e scomparso di recente. L’uomo che ha rivoluzionato il modo di vestire sia maschile che femminile inventando la giacca destrutturata, il blazer. Ha tolto le imbottiture e le rigidità per dare libertà al corpo, creando un’eleganza senza tempo basata sul “greige” (un mix tra grigio e beige).

Il blazer, la giacca destrutturata, di Armani
Alla ricerca dello stilista

Tutti gli stilisti della foto hanno dovuto appoggiarsi a un direttore creativo esterno, vendendo il proprio marchio a un investitore straniero. Valentino ad esempio ha dovuto vendere la sua casa di moda nel 1998 ad HdP (Holding di Partecipazioni Industriali), un conglomerato italiano controllato allora dalla famiglia Agnelli, per circa 300 milioni di dollari. Valentino però resta ancora il direttore creativo. Nel 2007 la società viene acquistata da Permira e Valentino è costretto ad abbandonare il ruolo di stilista e direttore creativo, ruolo ricoperto oggi da Alessandro Michele, l’ex genio di Gucci, abbandonando la sua casa di moda nel 2008. L’unica eccezione è Giorgio Armani rimasto fino alla fine l’unico a dettare la linea creativa del suo brand, ricoprendone il ruolo di proprietario, stilista e direttore creativo, coniugando lo spirito creativo a quello imprenditoriale.

Marco Fedeli

Laurea Triennale in Lettere (Università degli Studi di Milano)

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