VENEZUELA, LE SPERANZE PER LA SCARCERAZIONE DI ALBERTO TRENTINI: «INSERITELO NELLA LISTA DI PERSONE DA LIBERARE»

 

A Natale e a Capodanno le autorità venezuelane hanno annunciato il rilascio di 182 detenuti politici e negli ultimi di altri 87 prigionieri incarcerati a El Torocon nello Stato di Aragua ed El Rodeo I a Caracas. Ma non compare ancora un nome: quello di Alberto Trentini.

Le liberazioni nelle feste

La maxi scarcerazione del periodo festivo ha assunto una rilevanza politica internazionale, dando un segnale di speranza verso la “dottrina degli ostaggi” di Nicolas Maduro. Il leader venezuelano è noto per utilizzare i carcerati stranieri come pedine negli scambi geopolitici, soprattutto verso quei Paesi che non hanno riconosciuto il suo nuovo mandato. Le ong locali, però, hanno parlato di altri numeri: circa 70 nel primo rilascio e 40 nel secondo. Inoltre, ad oggi nei penitenziari venezuelani rimangono ancora tra le ottocento e le novecento persone, arrestate con le false accuse di terrorismo e complotto contro lo Stato.

Il secondo Natale senza il figlio

Tra queste scarcerazioni non c’è Alberto Trentini, il cooperante veneziano dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion arrestato più di 400 giorni fa per cause ancora ignote. Da quel 15 novembre 2024 sono state minime le corrispondenze con Palazzo Chigi, la Farnesina e con la famiglia. Durante il primo periodo di detenzione i genitori avevano mantenuto la massima discrezione per non interferire nelle relazioni diplomatiche con il Venezuela, ma con il passare del tempo si sono intensificati gli appelli della madre Armanda Colusso.

Uno degli striscioni per la liberazione di Alberto Trentini

Infatti, per il secondo Natale senza il figlio, Colusso ha parlato con i giornalisti di Chora Media del podcast “Sei e trenta”. «Eravamo abituati alle sue assenze perché ogni nuovo progetto richiedeva la sua presenza ma c’era sempre un contatto giornaliero. Ora in noi c’è un senso di frustrazione e angoscia, ma una speranza che non vogliamo spegnere». Un messaggio di sofferenza, ma allo stesso tempo di speranza perché Alberto «è vivo e molto forte», come hanno testimoniato gli ex detenuti che hanno conosciuto il cooperante e che sono stati scarcerati. Al dolore del posto vuoto durante le feste, si somma la delusione verso le trattative del governo italiano. «Sono partite in ritardo e avrebbero dovuto essere condotte con sapienza e diplomazia – ha detto Colusso – invece non hanno portato ad alcun risultato».

La lettera al Papa

Durante l’estate la madre di Alberto aveva scritto anche una missiva a Papa Leone, rimasta segreta fino al 31 dicembre, quando è stata diffusa durante una manifestazione di solidarietà dell’associazione Articolo 21. «Santo Padre mi rivolgo a Lei e mi scuso di rubare parte del Suo tempo prezioso. La prego, mi aiuti a riportarlo a casa». Parole di angoscia e disperazione, caratterizzate dal ricordo delle buone azioni di Alberto e dalla preoccupazione di questi tredici mesi. «A casa abbiamo una situazione difficile: mio marito, il papà di Alberto, malato da tempo, si dispera perché ha paura di non riuscire a vederlo tornare a casa libero». E ancora: «Il tempo corre, passano i giorni, diventano settimane, mesi, sono diventati un anno intero e più di iniziative, appelli, richieste, ma per Alberto – racconta la madre – non si muove nulla».

Gli altri interventi

Sulla situazione di Trentini sono intervenute varie autorità, nel doppio tentativo di tranquillizzare i famigliari e di accelerare la liberazione. «L’Italia ribadisce il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie. – ha scritto su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani – Sottolineiamo l’importanza della cooperazione tra Stati per contrastare il narcotraffico e tutelare vite umane». Lo ha ricordato anche don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera e del Gruppo Abele. «Ogni giorno mobilitiamoci, organizziamoci e restiamo tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana». In particolare ha sottolineato: «Lottare per la libertà di Alberto Trentini, significa lottare perché chiunque possa essere libero, in Venezuela, in Italia e nel resto del mondo. Significa affermare che la libertà è un diritto universale che supera ogni interesse di parte». Alberto è stato ricordato a Natale dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. «Un pensiero e un abbraccio speciale vanno ad Alberto Trentini: che gli arrivi il nostro messaggio di grande vicinanza, corale, di tutta la città».

Le speranze per il 6 gennaio
A sinistra il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e a destra il presidente USA Donald Trump

Nonostante il nome di Alberto non sia comparso nelle liste dei detenuti politici scarcerati né a Natale né a Capodanno, sembra che qualcosa si stia comunque muovendo. Un altro rilascio, non confermato dalle autorità venezuelane, potrebbe avvenire il 6 gennaio durante la festa de los Reyes. «Confidiamo che il nostro governo, la nostra diplomazia non si facciano scappare anche questo treno, facendo inserire nelle liste delle persone che devono essere liberate in questi giorni il nostro Alberto» ha dichiarato l’avvocata Alessandra Ballerini a nome dei famigliari. L’escalation tra Caracas e Washinton con la cattura di Maduro durante il blitz notturno voluto da Donald Trump, però, non sembra facilitare la situazione. Intimorisce il futuro dei detenuti politici stranieri detenuti nello Stato sud-americano. In particolare l’Italia si chiede: cosa succederà ad Alberto Trentini? Verrà liberato o subirà le repressioni da parte dei seguaci di Maduro?

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