«Al Fuorisalone lo scrocco è assicurato», l’intervista con Milano da Scrocco

Alessio e Giada, fondatori di Milano da Scrocco

Milano da Scrocco nasce da due studenti fuorisede, Alessio e Giada, ormai sei anni fa, nel 2018, come progetto universitario. Per un compito, hanno deciso di mappare la città di Milano in maniera totalmente nuova, innovativa e originale. Milano da Scrocco è prima diventata una pagina di riferimento per gli studenti fuorisede, in cerca di occasioni di scrocco e di risparmio. Oggi è qualcosa di più. Abbiamo intervistato il papà di Milano da Scrocco, Alessio Ferrantino.

Associare la città di Milano allo scrocco appare un ossimoro. È stato difficile?

Essendo un progetto universitario abbiamo voluto darci una qualche valenza storico-sociale. Secondo noi era divertente chiamare il progetto Milano da Scrocco proprio per andare in controtendenza con quello che era la concezione della Milano da bere. Quindi l’intento esplicito fu quello di creare un contrasto. Inizialmente ci siamo posti il problema perché, diciamo, associare Milano con lo scrocco, soprattutto se si considerano gli eventi spesso tenuti nelle zone più in voga della città, era veramente difficile. Però credo che questo contrasto sia stato anche la nostra forza perché la gente era curiosa di sapere che cosa fosse la Milano da scrocco.

La Milano da Bere è un’espressione nata negli anni ’80.
Qual è l’evento a cui lo scroccone seriale non può assolutamente mancare?

Ovviamente il Fuorisalone, tant’è che, per noi, questo periodo dell’anno è forse il più intenso. Siamo a metà settimana e ci sono un sacco di cose da fare, di cui molte gratis. Nella maggior parte degli eventi del Fuorisalone lo scrocco è assicurato, quindi, fossi in tutte le persone desiderose di sfruttare al massimo questa settimana, terrei d’occhio la nostra pagina. E le location sono quasi tutte fuori dal comune, sono aperti degli spazi che nei periodi normali non sono accessibili.

 

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Oggi la vostra pagina è diventata molto più di una guida allo scrocco…

Effettivamente Milano da Scrocco era una pagina in cui segnalavamo soltanto eventi e iniziative gratuite. Nei primi tempi era il punto di riferimento per chi viveva in città. Oggi, invece, è diventata un punto di riferimento anche per chi vive nella provincia e persino per chi vorrebbe venire ad abilitare a Milano. Oppure per chi viene a Milano in giornata, per una vacanza. Addirittura, ci segue gente che non vive nei dintorni di Milano, che non ha intenzione di venirci, ma che desidera sapere quello che succede in città. È abbastanza interessante quest’ultimo target perché dimostra quanto effettivamente il nostro progetto sia riuscito ad andare oltre a come l’avevamo concepito inizialmente.

Milano da scrocco è cresciuta tantissimo. Nel 2021 la vostra pagina aveva 50mila follower. Oggi ne conta oltre 350mila. Per voi lo scrocco è finito?

Oggi la nostra pagina ci porta guadagni. In genere lavoriamo con brand, quindi la maggior parte dei nostri introiti sono legati ai branded content. Realizziamo anche dei progetti ad hoc con locali o aziende, facciamo consulenza e studiamo delle strategie affinché si possa creare il giusto engagement attorno al prodotto, che si tratti di una pizza o del lancio di un nuovo prodotto da parte di un marchio. Quindi potremmo dire che siamo una sorta di agenzia di comunicazione in piccolo.

E oggi, rispetto a quando avete iniziato, sono cresciute o diminuite le possibilità di scroccare a Milano? Post pandemia la situazione è cambiata?

All’epoca si poteva scroccare molto di più, specialmente attraverso i ristoranti, i locali e i bar. Perché c’erano tante iniziative, inaugurazioni e nuove aperture grazie al boom della Milano post Expo. La città era una sorta di nuova capitale del food e la nascita di piccole realtà era cosa quotidiana. Adesso, invece, i ristoranti e i locali puntano più a delle inaugurazioni molto ristrette, invitando la stampa e gli influencer, quindi non più organizzando grandi eventi come potevano essere all’epoca. Oggi lo scrocco è più legato alle iniziative dei brand, con la distribuzione di gadget. I pubblicitari hanno capito che la migliore arma di marketing è il coinvolgimento e la partecipazione della gente. Quindi vengono organizzate sempre più iniziative che prevedono questo tipo di scrocco, non più legato meramente al cibo. Oggi le piccole realtà fanno più fatica, soprattutto dopo il Covid.

Siete stati inseriti da Forbes nella classifica delle 100 persone under 30 anni che stanno cambiando l’Italia. Come vi siete sentiti?

Per noi è stato un grandissimo onore, non ce l’aspettavamo. Come dicevo anche all’inizio dell’intervista, quando è nata la nostra pagina è stata vista in modo un po’ strano, perché era quasi un controsenso associare Milano con lo scrocco. Era un binomio che non faceva piacere a tutti. C’era chi non apprezzava. È stata una sorpresa e, ripeto, un onore essere segnalati da una delle riviste economiche più importanti. Oltre a essere stati inseriti nella classifica, ci è stata fatta anche un’intervista che nella foliazione compare subito dopo le interviste a Sinner e ad Angelina Mango.

 

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In sei anni avete creato una pagina diventata riferimento per gli studenti e gli scroccatori della città. E tra dieci anni dove vi vedete?

Difficilissimo rispondere a questa domanda. Abbiamo un progetto che crediamo possa essere applicabile in altre città e potrei dire che ce la caviamo anche con la comunicazione e con il marketing, quindi siamo in grado di creare delle attività collaterali. Ma attualmente, dove mi vedo tra 10 anni non lo so. Spero ancora vivo. Non riesco a vedermi tra 10 anni, ma penso che questo sia un problema generazionale. Facciamo fatica a vederci nel futuro.

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