Il racconto di un pellegrino di Santiago: «Partito da solo, ma tornato con amicizie sincere»

Uno zaino e 800 chilometri da percorrere: è il Cammino di Santiago. Un’esperienza spirituale che unisce da secoli migliaia di pellegrini proveniente da tutto il mondo e che ha subito un’impennata di interessi dopo l’uscita al cinema del film “Buen Camino” di Checco Zalone. Ma quella raccontata sul grande schermo è una visione autentica o spettacolarizzata? Per capirlo, bisogna ascoltare chi il Cammino lo ha vissuto davvero.

I percorsi

«Ho iniziato il percorso nell’agosto del 2012 – ha spiegato Gabriele, uno dei pellegrini di Santiago – e ho scelto di intraprendere la strada Francese». Gli itinerari, infatti, sono diversi. Il classico è il Cammino Francese che parte da Saint-Jean-Pied-de-Port nei Paesi Baschi francesi e si sviluppa per 780 chilometri, ma può essere allungato fino a Finisterre per raggiungere l’oceano. Proprio come si vede nel film di Checco Zalone. Il Cammino Portoghese, da Lisbona o Porto; il Cammino del Nord, che costeggia il nord della Spagna e il Cammino Primitivo da Oviedo immerso nella natura. Ma ci sono anche il Cammino Inglese, che parte da Ferrol o A Coruña ed è molto più breve degli altri; il Cammino d’inverno, da Ponferrada per evitare il freddo e il Cammino Spagnolo o Via della Plata, che parte da Siviglia e attraversa la Spagna da sud a nord.

«Per completare il percorso – ha detto Gabriele – ci ho messo tre settimane. Sono partito da Sant Jean e arrivato a Logroño. Poi con un bus sono arrivato a Leon e da lì ho proseguito fino a Santiago». Quasi un mese in cui Gabriele ha camminato per i sentieri, alloggiando negli “albergue” che il Cammino offre. Si tratta di ostelli pubblici, gestiti da comuni o associazioni religiosi, che hanno spazi in condivisione per cucinare o lavare i propri vestiti.

Tra difficoltà e soddisfazioni

L’aspetto che spaventa maggiormente del Cammino è la fatica fisica. Le tappe prevedono dai 30 ai 40 km al giorno, quindi è essenziale una giusta preparazione fisica e mentale. Ma Gabriele rappresenta un’eccezione: «Nei mesi precedenti non ho fatto allenamenti specifici. Ho deciso di partire in modo spontaneo, ma mi ha aiutato il mio stile di vita generale». Abituato alle escursioni in montagna, affrontate quasi ogni fine settimana, Gabriele racconta di aver sentito la stanchezza, ma senza dolori eccessivi. «La cosa più importante è stata non affrettare il percorso, ma adattare il ritmo al mio corpo».

Il pellegrino Gabriele durante il Cammino

Non sono mancate però gli ostacoli.  «Alcune tappe sono state più tosti da affrontare – ha affermato Gabriele – Per esempio, il momento in cui sono stato in maggiore difficoltà è stato durante la prima tappa, Saint-Jean-Pied-de-Port e Roncisvalle, con il valico dei Pirenei, a causa dell’altimetria». Ha aggiunto: «Ma anche la tappa di O Cebreiro, che segna l’inizio della Galizia, è stata impegnativa perché i sentieri sono dismessi». Ma dall’altra parte sono state diverse le soddisfazioni. «Un paio di tappe prima di arrivare a Santiago – ha detto Gabriele – ho sentito una grande gioia perché ormai sapevo che era fatta e stavo finendo il Cammino».

I rapporti nel Cammino 

Se alcuni pellegrini decidono di fare il viaggio in compagnia o in coppia, molti preferiscono iniziare in solitudine. «Sono partito da solo, – ha spiegato Gabriele – ma questo non mi ha impedito di fare amicizia con gli altri pellegrini, sia italiani sia stranieri, per esempio spagnoli e francesi». Conoscenze che Gabriele ha fatto quando stava camminando e semplicemente ha iniziato a parlare con le persone che gli stavano attorno, condividendo le sensazioni del Cammino. Amicizie nate anche durante le attività in ostello, come le cene fatte insieme o i momenti di relax con giochi da tavolo e chiacchierate. «Le conoscenze sono diventate in poco tempo amicizie sincere, grazie alla condivisione della fatica del viaggio. E il nostro rapporto è continuando anche dopo, incontrandoci in Italia nei mesi successivi alla fine del Cammino».

Il confronto con il film 

Ma quindi, cosa ne pensa un pellegrino di Santiago del film di Checco Zalone “Buen Camino”? «I luoghi che vengono mostrati sono quelli reali, – ha dichiarato Gabriele – per esempio gli ostelli con i letti in una camera comune o alcune zone celebri del percorso». Come il Puente la Reina a Navarra, noto per la tradizione di togliersi le scarpe e attraversarlo scalzo per avere buona fortuna. Ha concluso Gabriele: «Sicuramente farà tanta pubblicità al Cammino e molti si interesseranno di più, ma poi saranno pochi quelli che effettivamente decideranno di farlo veramente. Chi affronta il Cammino ha di fronte a sé circa 800 chilometri di strada e non si parte solo perché ha visto un film». 

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