La cattura del presidente del Venezuela Nicolas Maduro per iniziativa dell’omologo statunitense Donald Trump ha portato un’escalation tra Caracas e Washinton, turbando gli equilibri internazionali. A intimorire è il futuro dei detenuti politici stranieri nello Stato sud-americano. In particolare l’Italia si chiede: cosa succederà ad Alberto Trentini?
Un futuro incerto
Alberto Trentini è un cooperante veneziano che a novembre 2024, durante una missione lavorativa, è stato arrestato e portato al carcere di El Rodeo I a Caracas, noto per la violazione dei diritti umani. La detenzione non era collegata a nessun crimine, ma rientra nella politica degli ostaggi che Nicolas Maduro ha adottato per trattare con tutti i Paesi avversi alla sua leadership. I cooperanti stranieri vengono incarcerati con false accuse, come tentativi di colpo di Stato, e usati come merce di scambio per ottenere favori politici. Alberto Trentini è una di queste pedine nelle mani di Maduro, ma con la sua cattura sono diverse le domande che si pongono le autorità italiane e i suoi famigliari. Alberto potrà subire ripercussioni da parte dei fedelissimi di Maduro o verrà liberato?
Le parole della famiglia
Armanda Colusso ed Ezio Trentini, madre e padre di Alberto, stanno seguendo con attenzione le conseguenze politiche scatenate dal blitz notturno americano. Da oltre 400 giorni, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini e a tutti i cittadini che stanno mostrando la loro vicinanza, i genitori stanno cercando di riportare il figlio a casa. E dopo 14 mesi si potrebbe intravedere la possibilità che Alberto torni a casa, nonostante le molte delusioni accumulate in questo ultimo anno. «Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. – ha affermato la madre Armanda – E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Mi sorge spontanea una domanda: se fosse stato un loro figlio l’avrebbero lasciato in prigione un anno intero?».

Cosa succederà
Dopo il blitz, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha specificato che il governo è in continuo contatto con Caracas nella speranza di un possibile dialogo con la vicepresidente di Maduro, Delcy Rodriguez, nominata presidente ad interim del Venezuela. Non è noto, però, la linea politica che Rodriguez vorrà adottare sulla situazione dei detenuti politici. «C’è massima attenzione, massimo impegno dell’ambasciata e del Governo, ma non dico una parola di più, che rischierebbe solo di fare dei danni» ha dichiarato l’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito. Concordano la famiglia e l’avvocata, che negli ultimi giorni si sono espresse chiedendo «a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto».
Gli altri detenuti italiani
Ma Trentini non è l’unico italiano a condividere quella sorte. I dati raccolti dalla testata Avvenire parlano di altri 46 connazionali attualmente incarcerati al Rodeo I, di cui 28 per presunti atti politici e 12 dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Persone ritenute scomode dal regime Maduro, accusate di presunti colpi di Stato o azioni terroristiche.

Accanto al nome di Trentini compaiono due imprenditori. Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, 47enne di Avellino detenuto dal 2 agosto 2024 in condizioni di estremo isolamento e pericolose per la sua salute, già critica. E Mario Burlò, in carcere dal 12 novembre 2024, condannato in Italia in primo e secondo grado in un processo di ‘ndrangheta in Piemonte e assolto in Cassazione. «Mi aveva detto che sarebbe partito per il Venezuela, a Caracas, dove stava esplorando delle nuove opportunità imprenditoriali» ha detto la figlia Gianna. Poi la scomparsa: solo un mese dopo i famigliari vennero a sapere che Burlò era stato arrestato con accusa di terrorismo.

In un documento pubblico, approvato all’unanimità dal Consiglio regionale del Piemonte e pubblicato a ottobre, sono stati resi noti anche altri detenuti italo-venezuelani. Gerardo Coticchia Guerra, Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, Americo De Grazia, Juan Carlos Marruffo Capozzi e Perkins Rocha. Infine, al carcere Helicoide si trovano sette detenuti politici italiani. Tra questi, Biagio Pilieri, 60enne italo venezuelano di origine ragusane arrestato il 28 agosto 2024 per sostegno alla fazione democratica.