Al parco non ci sono bottiglie di birra, né l’odore acre delle sigarette. C’è solo un gruppo di adolescenti e dei palloncini colorati. A prima vista sembra il rimasuglio di una festa di compleanno, un’immagine quasi infantile. Ma non c’è nulla di innocente. Per quei ragazzi un palloncino è modo per evadere dalla realtà. Al suo interno c’è il protossido d’azoto, una sostanza utilizzata da secoli in ambito medico e ora diffuso tra gli adolescenti come droga ricreativa. Un divertimento che dura pochi secondi, ma che provoca a danni neurologici irreversibili

L’uso
Il protossido d’azoto ha una storia molto lunga. È uno dei primi anestetici utilizzati, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, e ancora oggi è «un gas utilizzato in medicina per la sedazione e per ridurre la sensibilità al dolore, soprattutto in ambito chirurgico e odontoiatrico» spiega Massimo Clerici, psichiatra e docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, da anni impegnato nello studio delle dipendenze. Il gas è anche presente nell’industria alimentare, per esempio nei sifoni per la panna montata. Oggi, però, viene usato dai giovani in chiave ricreativa come sostanza facilmente reperibile e a basso costo. «Normalmente è contenuto in bombole sotto pressione, ma viene poi travasato in palloncini e inalato. Da qui il nome “droga del palloncino”» dichiara Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia.
In Europa
Non si tratta quindi di una sostanza nuova. Ma la vera emergenza è la diffusione attuale tra adolescenti e giovani adulti in contesti come discoteche e bar. «Negli ultimi mesi ha assunto un trend preoccupante, diffondendosi a macchia d’olio in tutta la Lombardia e più in generale in Italia, ma è un fenomeno europeo» afferma il dottor Luca Gheda, medico psichiatra e responsabile del Servizio per le dipendenze degli Spedali Civili di Brescia. «I report dell’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, l’agenzia europea che monitora droghe e dipendenze, segnalano proprio una crescita in diversi Paesi. A Londra, per esempio, si è parlato di una vera e propria epidemia, con casi gravi di danni neurologici.
Tra gli adolescenti
Il consumatore medio fa parte della Generazione Z, quindi ragazzi tra i 14 e i 22 anni che in molti casi fanno già uso di alcol e cannabis. «Si possono distinguere però due profili. – precisa Gheda – Il primo è quello di chi lo utilizza insieme ad altre sostanze. Il secondo riguarda ragazzi che non fanno uso di droghe tradizionali e scelgono il palloncino perché convinti che non sia pericoloso e che non sia nemmeno una droga». Chiarisce il medico: «Alcuni adolescenti pensano che sia innocua perché fanno confusione con l’elio. In realtà quest’ultimo è il gas dei palloncini colorati, altera la voce, ma non ha effetti anestetici. Il protossido d’azoto invece è un anestetico e può avere conseguenze gravi». A favorire l’uso di questa sostanza sono tre aspetti: costa poco, è facilmente reperibile e secondo i ragazzi non ha conseguenze gravi come la cannabis o l’eroina. Ma alla base dell’uso, spiega Clerici, c’è soprattutto la curiosità. «L’adolescenza è la fase della scoperta e della trasgressione. Il cervello non è ancora completamente maturo, quindi aumenta l’impulsività».

Le conseguenze
Gli effetti variano in base alla quantità inalata. «A piccole dosi si ricerca una lieve euforia, una sensazione di rilassamento e una leggera distorsione percettiva. – dice Locatelli – Provoca una risata improvvisa e incontrollata». Un aspetto che attira i ragazzi, ma che dura poco più di un minuto. Proprio questa brevità rappresenta la trappola principale. «Una tirata dal palloncino, una risata, poi di nuovo in un loop infinito. – afferma Locatelli – Si può andare avanti per ore con anche centinaia di inalazioni in una giornata». Ma gli effetti collaterali non tardano ad arrivare: capogiri, nausea, svenimenti. «Il rischio aumenta se il gas viene inalato direttamente dalla bombola. – sostiene Gheda – perché il contenuto esce a temperature molto basse, fino a meno 40 gradi, e può provocare ustioni da freddo e lesioni polmonari. Nei casi più gravi anche asfissia».
A lungo andare
Tra le altre conseguenze a lungo termine c’è anche la carenza di vitamina B12 che «provoca anemia, stanchezza marcata e riduzione dell’energia. – spiega Gheda – L’inattivazione della vitamina B12 danneggia la guaina mielinica dei neuroni. Possono comparire formicolii alle mani e ai piedi, disturbi motori e difficoltà a camminare, fino alla paralisi». Si tratta quindi di danni al sistema nervoso centrale e periferico, a cui possono accompagnarsi sintomi psichiatrici legati alla dipendenza come irritabilità, nervosismo e sbalzi d’umore nelle fasi di astinenza. A livello sociale, invece, può «indurre stati dissociativi con alterazioni profonde della percezione di sé e della realtà, come la depersonalizzazione e la derealizzazione. – dichiara Clerici – Rispettivamente la sensazione di osservare se stessi dall’esterno e di percepire il mondo come distante e irreale». Stati che, anche se temporanei, possono provocare disorientamento e ansia, fatali per alcuni soggetti vulnerabili perché possono rappresentare un fattore scatenante per disturbi psichici.
Al sistema nervoso
Per le famiglie riconoscere l’uso della sostanza non è semplice. «È praticamente impossibile accorgersene nell’immediato. – spiega Locatelli – L’effetto dura pochi minuti, quindi quando un ragazzo torna a casa non ci sono segnali evidenti». Aggiunge: «Diventa visibile solo nei casi più gravi, quando l’uso è continuativo e prolungato nel tempo. A quel punto la persona può sviluppare danni neurologici». Il ragazzo per esempio mostra difficoltà a restare vigile e a muoversi, facendo insospettire i genitori. Ma in quel momento il danno è già presente e difficilmente reversibile. Tra i segnali concreti Gheda indica la presenza di palloncini inusuali, bombolette o il rumore caratteristico dell’erogazione del gas. Mentre dal punto di vista fisico, parla della cosiddetta “faccia da clown” con ustioni intorno alla bocca. Altri campanelli d’allarme possono essere la stanchezza persistente e alcuni cambiamenti comportamentali come «uscite anomale, richieste di denaro, irritabilità e sbalzi d’umore» sottolinea Gheda.

La prevenzione
Ad oggi non esiste ancora una campagna strutturata nelle scuole, ma la risonanza mediatica ha avuto effetti immediati. La sfida per il professor Clerici non è solo medica, ma è culturale. «Serve informazione chiara e scientifica. Solo così si può contrastare la disinformazione e proteggere i più giovani da rischi spesso sottovalutati». In molti casi i ragazzi diventano dipendenti di sostanze apparentemente innocue in quanto le ritengono “droghe leggere”. In realtà «è fondamentale specificare che la distinzione tra droghe leggere e pesanti è una bufala che ha rovinato milioni di persone. – commenta Clerici – Oggi sappiamo che sostanze considerate leggere possono aumentare il rischio di disturbi mentali gravi al pari di quelle considerate “pesanti”».
Le altre dipendenze

Le nuove sostanze psicoattive censite sono oltre 1.200 e ogni anno ne compaiono tra le 50 e le 100 nuove. Ma non si tratta solo di nuove droghe. «Tra le più diffuse e sottovalutate ci sono gli psicofarmaci assunti senza prescrizione, in particolare benzodiazepine come Rivotril, Xanax e Tavor. – specifica Gheda – Se usati sotto controllo medico non sono droghe, ma assunti senza prescrizione e magari mescolati all’alcol possono causare gravi rischi, come la depressione respiratoria». Dopo il periodo di Covid-19 la presenza nelle case di tali medicinali è aumentata esponenzialmente, favorendo una sorta di normalizzazione tra i più giovani. «Oggi dobbiamo prestare grande attenzione anche alle dipendenze comportamentali – sostiene Gheda – come internet, gioco d’azzardo, dipendenze affettive e sessuali. Sono disturbi a tutti gli effetti e meritano la stessa attenzione».
Se l’uso di cannabis, eroina o metanfetamine continua a preoccupare famiglie ed esperti, un oggetto apparentemente innocente sta entrando silenziosamente nel mondo delle dipendenze. Non fa rumore, non lascia odori, non lascia tracce visibili. E proprio per questo, oggi, il palloncino rischia di essere una delle droghe più insidiose. Una distrazione che inizia per gioco, ma che ha il potere di spegnere il proprio futuro in un solo respiro.