La crisi diplomatica tra Italia e Svizzera potrebbe vedere una distensione. La Procura del Canton Vallese ha concesso allo Stato italiano l’assistenza giudiziaria per le indagini della tragedia avvenuta a Crans-Montana. Lo ha riferito un portavoce dell’Ufficio Federale di Giustizia (UFG). Intanto, sale a 41 il triste bilancio delle vittime.
L’ORIGINE DELLE TENSIONI
Ad inclinare i rapporti fra Italia e Svizzera è stata la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, rilasciato il 23 gennaio, che ha provocato grande indignazione nel Governo italiano. Tre le 41 vittime dell’incendio scoppiato al bar Le Constellation, 6 erano italiane. E sono italiani anche molti dei feriti, alcuni ricoverati ancora in gravi condizioni. Per questo il caso è particolarmente seguito in Italia e si guarda attentamente ogni mossa della Procura vallese. Il Governo, in segno di disappunto, ha deciso di richiamare in patria l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.

Una nota emanata da Palazzo Chigi spiega come la decisione sia stata concordata dalla Premier Giorgia Meloni e dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un atto di protesta contro la magistratura svizzera e “per definire ulteriori azioni da intraprendere”. Un oltraggio alla memoria delle vittime e alle loro famiglie, per il Primo Ministro e il suo Vice. L’ambasciatore Cornado è stato incaricato di manifestare la ferma indignazione del Governo italiano alla procuratrice generale delle indagini, Béatrice Pilloud.
Il richiamo di un ambasciatore, in un caso come questo, non è solamente un segnale di forte dissenso in ambito diplomatico, ma appare come una scelta fuori dall’ordinario. La liberazione di Moretti, infatti, non è dipesa dalla politica, bensì da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. In Svizzera, dove la magistratura opera in completa autonomia rispetto all’esecutivo, il Governo non ha nessuna possibilità e alcuna autorità per intervenire o influenzare le decisioni dei giudici e dei tribunali. Inoltre, a Moretti sono state applicate misure restrittive aggiuntive per scongiurare il pericolo di fuga, contestato dal Ministro Tajani.

LA REAZIONE DI BERNA
La risposta di Pilloud non si è fatta attendere. Contatta dall’ambasciatore italiano, la procuratrice elvetica ha chiarito che la decisone di scarcerare Moretti non sia opera sua, bensì del Tribunale delle misure coercitive. Ha aggiunto fermamente di non avere intenzione di cedere alle pressioni dell’Italia. Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, che afferma di aver parlato con Tajani. I due ministri hanno concordato la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune. “Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans-Montana. Capiamo il dolore perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese”, ha sottolineato Cassis.

Maggiormente dura è stata la reazione del Presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin, che prima ha difeso la magistratura svizzera, spiegando come nel suo paese si seguono procedure differenti da quelle italiane. Poi ha ribadito: “In Svizzera vige la separazione dei poteri e deve essere rispettata”. In risposta a Tajani, che ha proposto di sottrarre le indagini alla Procura di Sion per la lentezza con la quale sono condotte, Roberto Balzaretti – Ambasciatore svizzero in Italia – ha sentenziato l’inammissibilità della proposta. “Togliere la competenza al Canton Vallese di condurre l’inchiesta per un fatto che si è consumato sul suo territorio da noi è inimmaginabile. La competenza giudiziaria è prima di tutto cantonale per Costituzione. Far venire un giudice, un procuratore, un esperto da fuori al limite ci sta, spostare un procedimento altrove sarebbe una cosa gravissima” ha detto ancora il diplomatico.
IL PATTO DI COLLABORAZIONE
Nell’ambito di una inchiesta aperta dalla Procura di Roma, Giorgia Meloni ha invocato la creazione di una squadra comune per le indagini sul rogo a Le Constellation. L’Italia si è detta pronta ad inviare in Svizzera un gruppo di investigatori della Squadra Mobile per collaborare fianco a fianco con le autorità elvetiche nelle attività investigative. La richiesta è contenuta in una rogatoria presentata ai giudici di Sion competenti del caso. Gli inquirenti italiani hanno inoltre richiesto tutta la documentazione relativa all’istruttoria svolta finora. Il rientro dell’Ambasciatore Cornado a Berna è stato vincolato dal Governo all’avvio di una reale cooperazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi, con l’obiettivo di accertare senza ulteriori ritardi le responsabilità legate alla strage di Crans-Montana.
Richiesta accolta: l’Ufficio Federale di Giustizia ha reso noto che la Procura del Canton Vallese ha accettato la rogatoria e ha concesso all’Italia l’assistenza giudiziaria: è previsto in febbraio un incontro tra i magistrati svizzeri e quelli italiani. Una volta ricevuti gli atti, i PM di Roma procederanno all’iscrizione nel registro degli indagati dei gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti. Il passaggio successivo sarà la costituzione di una squadra investigativa comune alla quale potranno partecipare anche gli altri Paesi coinvolti dalla tragedia. La cooperazione fra autorità giudiziarie di Stati diversi è prevista da un protocollo supplementare della Convenzione Europea di assistenza giudiziaria, sottoscritta anche dalla Svizzera.

IL DIVERSO TRATTAMENTO DEL CASO
Lo scontro diplomatico tra Italia e Svizzera si consuma anche sui mezzi di informazione. La Svizzera rimprovera ai media italiani l’eccessivo tono polemico nei confronti delle autorità svizzere e l’esposizione del dolore delle vittime e dei famigliari. La copertura in Italia della tragedia di Crans-Montana è stata confrontata rispetto ai media francesi, anch’essi particolarmente toccati dalla vicenda: 9 vittime erano di nazionalità francese, il più alto numero dopo la Svizzera. Ma l’attenzione e il tono con cui la vicenda viene seguita oltralpe, secondo i media svizzeri, risultano tuttavia molto diversi rispetto a quanto accade in Italia.
Anche in Francia il caso è stato molto seguito, con il momento di maggiore intensità in occasione dei funerali delle vittime, ai quali era presente anche il Presidente francese Emmanuel Macron. Successivamente, la copertura mediatica si è progressivamente ridotta, limitandosi a riportare gli sviluppi dell’inchiesta senza toni polemici sul piano giudiziario o politico. Le procedure adottate dalla magistratura svizzera e l’operato degli investigatori non sono stati messi in discussione o criticati apertamente da nessun esponente del Governo Lecornu. Per la Svizzera l’argomento delicato di Crans-Montana è stato trattato con maggiore misura e con toni moderati, inserito in un ampio contesto informativo, dai giornalisti francesi rispetto ai colleghi italiani. Tuttavia, occorre sottolineare che i due principali indagati per le responsabilità della strage, Jacques e Jessica Moretti, sono di nazionalità francese.
RIDOTTA LA PRESENZA SVIZZERA A MILANO-CORTINA
La battaglia diplomatica si combatte anche sulle piste dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. In seguito alla tragedia di Crans-Montana, la Svizzera ha deciso di cancellare la maggior parte degli eventi programmati a margine delle grandi competizioni. Nello specifico, sono state annullate due serate di festa a Casa Svizzera e il Galà delle Alpi. Questa scelta segue la volontà della Svizzera di mantenere un profilo basso e rispettoso del lutto. Ma anche le tensioni con l’Italia giocano un ruolo importante: infatti, l’Italia è in assoluto il paese più critico verso le autorità e la magistratura svizzera in relazione alle indagini di Crans-Montana.

Se i Giochi si fossero disputati in un altro Paese, forse le decisioni e le riflessioni sarebbero stare differenti. Fatto sta che la Svizzera si trova in una posizione molto scomoda e il danno alla sua immagine è ancora difficile da calcolare. Per questo preferisce non attirare l’attenzione e alimentare ulteriori polemiche in terra italiana. Nel nuovo programma rivisto, a Casa Svizzera verrà reso omaggio alle vittime e ai feriti della tragedia.
LA QUARANTUNESIMA VITTIMA

Cresce intanto il triste numero delle vittime di Crans-Montana. Il nuovo bilancio conta 41 morti e 115 feriti. Sabato 31 gennaio è deceduto Alexis Bollag, cittadino svizzero di 18 anni. Dopo aver lottato per quattro settimane contro le gravi ustioni, è stato stroncato da un batterio contratto all’ospedale universitario di Zurigo, dove era ricoverato. Si tratta del Acinetobacter Baumannii, resistente agli antibiotici, che colpisce spesso i grandi ustionati. Si teme per gli altri tre feritiricoverati nella clinica zurighese, avrebbero anch’essi contratto questo pericoloso virus. Alexis giocava a basket nelle giovanili del Pully Lausanne, club professionistico iscritto alla Swiss Basketball League. Viveva con la famiglia a Lutry,come altre nove giovani vittime della strage. Il piccolo centro di diecimila abitanti sul lago di Ginevra è divenuto il luogo simbolo della strage di Crans-Montana. Qui, sabato pomeriggio quasi duemila persone si sono riunite in una marcia in ricordo dei giovani ragazzi scomparsi.