Vanessa Morganti (Cogeu): «Vedere Crans Montana un colpo al cuore, ho rivissuto Corinaldo»

L'associazione Cogeu (Comitato Genitori Unitario) si batte per la sicurezza nei locali dal 2019, dopo la strage della "Lanterna Azzurra" in cui persero la vita sei persone. La presidente Luigina Bucci e Vanessa, presente quella sera, raccontano la loro "battaglia" e il dramma di vedere Crans Montana

A Corinaldo, Marche, la notte fra il sette e l’otto dicembre 2018 non è cupa quanto l’atmosfera che la circonda. Nella discoteca “Lanterna Azzurra” perdono la vita sei persone, cinque ragazzi e una giovane mamma con quattro figli. Lo spray al peperoncino spruzzato da alcuni ragazzi scatena il panico. Ma il problema principale non è quello.Una delle porte d’emergenza è chiusa. La gente si dirige in massa verso l’altra uscita che si affaccia su un ponticello, sopra a un fossato. Ma le persone sono troppe e la balaustra marcia, con le piante cresciute intorno. Cede. I presenti, in attesa dell’arrivo del cantante Sfera Ebbasta, precipitano in massa. Un effetto domino di corpi che si rompono, vite che si spezzano.

La nascita di Cogeu

Quasi tutti quella sera sono adolescenti e quello che vivono è più grande di loro. Difficile da spiegare, impossibile da dimenticare. «Io sono stata fortunata e mi sono salvata – dice Vanessa Morganti, che quegli attimi li ha vissuti sulla sua pelle – ma è una cicatrice con cui dovrò convivere». Così, nel 2019 nasce Cogeu (Comitato Genitori Unitario): un comitato prima, un’associazione ora. Per cercare di garantire la sicurezza nei locali, nelle discoteche. Per rendere giustizia a chi è morto ingiustamente. «Un progetto che ho desiderato fortemente – racconta la presidente Luigina Bucci – perché quella serata, a cui era presente mio figlio maggiore, ho perso mia cognata. Volevo, dovevo fare qualcosa».

«All’inizio pensavo fosse una cosa inutile da adulti, ero diffidente quando sono entrata in Cogeu», ammette Vanessa. «Poi è diventata la mia valvola di sfogo, un modo di rielaborare quella serata. Per questo ne faccio parte tuttora». Alla presenza indispensabile degli adulti nel dialogo con le istituzioni, si affianca così la parte in causa. Quella dei giovani, «fondamentali in questo progetto con la loro energia e voglia di fare» come ammette Luigina.

Uno degli incontri organizzati da Cogeu
Sostegno temporaneo

Anche perché, dopo il clamore mediatico dei primi giorni, l’attenzione comincia a spostarsi fino a esaurirsi pian piano. E chi quella maledetta notte l’ha vissuta in prima persona, perché c’era o perché ha perso qualcuno, rimane solo con il proprio dolore. «Ed è veramente frustrante» dice Vanessa. Allora l’associazione, in questo caso, ha anche la funzione di supporto reciproco, per chi vive con la stessa cicatrice sul cuore.

La strage di Crans vista con gli occhi di Corinaldo

Una ferita che recentemente si è inevitabilmente riaperta, quando a Capodanno la strage di Crans Montana si è abbattuta sulla cronaca mondiale. «Vedere quelle immagini è stato tremendo, ho rivissuto Corinaldo» dice la ragazza con gli occhi di chi sa bene cosa si provi. «È doloroso vedere che a distanza di otto anni queste cose capitano ancora, soprattutto sapendo che possono essere evitate», aggiunge.

Una voce a cui fa eco quella dalla presidente di Cogeu: «Provo frustrazione, ma anche rabbia. Ancora una volta, esattamente come nel caso della Lanterna Azzurra, sono costretta a leggere che la colpa è dei ragazzi. Non ci sto». Non urla mentre lo dice, ma la voce lascia trasparire la rabbia di cui parla. Quella di chi una tragedia l’ha vissuta e, con il suo impegno, sperava di evitarne altre. «Ma non demordiamo», dicono all’unisono Vanessa e Luigina.

Centinaia di persone hanno lasciato fiori e candele davanti al locale “Le Constellation”
Un motto per cambiare le cose

«Da un concerto si esce senza voce, non senza vita». Una frase che nei giorni seguenti alla tragedia, i ragazzi dei vari licei di Senigallia avevano scritto con le bombolette spray su un lenzuolo bianco. Un grido rabbioso, quasi liberatorio. Il dolore non ha età, vero, ma a sedici anni non si può convivere in silenzio con un peso simile. Un’espressione tanto semplice quanto forte. Diretta.

Ed è diventata lo slogan di Cogeu proprio perché, nel suo significato si fonda la volontà dell’associazione di rendere sicuri i luoghi dove si balla. Un obiettivo che non può prescindere dall’ambito legislativo. «Abbiamo raggiunto una legge regionale con la Regione Marche e da poco ha aderito anche il Piemonte. In Parlamento, dopo l’approvazione del Senato nel 2023, è cominciata una navetta fra le Camere che speriamo possa esaurirsi presto», racconta Luigina. La tragedia di Crans Montana non può essere certamente cancellata, tantomeno dimenticata.

I ragazzi di Senigallia ricordano le vittime con quello che ora è lo slogan di Cogeu

Ma, forse, può arrivare laddove Corinaldo non è riuscita, a smuovere l’opinione pubblica. «Se passasse in Parlamento la Giornata Nazionale del divertimento in sicurezza potremmo sensibilizzare più facilmente i ragazzi, ma anche gli adulti e chi gestisce i locali», continua. «Si potrebbe pensare a un riconoscimento per chi rispetta tutte le norme di sicurezza, in modo che i ragazzi siano consapevoli dei posti in cui vanno, ma questa è solo un’idea. Già poter agire con una legge che supporti questa nostra sfida, sarebbe un primo passo», conclude.

Vanessa e Luigina lo fanno come volontariato. Così come tutti i membri di Cogeu. Con la voglia di provare a cambiare le cose, senza la pretesa di risolvere ogni male. Ma con un obiettivo comune e chiaro davanti a loro. Che se quella di Corinaldo non è stata l’ultima volta, almeno lo sia quella di Crans Montana. Perché da un concerto, una festa o una serata, “si esce senza voce, non senza vita”.

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