Cinquant’anni di Barry Lyndon: il capolavoro di Kubrick torna al cinema

«Una pinacoteca del Settecento in movimento». Non ci sono parole più cristalline del critico Enrico Ghezzi per incorniciare la densità visiva e tematica di Barry Lyndon. Stanley Kubrick incastona il perfezionismo del suo stile nella storia di Redmond Barry, un’odissea che racconta il secolo dei lumi attraverso un personaggio. Per i cinquant’anni dalla prima, folgorante, uscita nelle sale è distribuito da Lucky Red dal 16 al 18 marzo in 4K.

Il film dei film sul Settecento

La pellicola è tratta dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Thackeray ed è adattata brillantemente. Segue le vicende del giovane irlandese (un camaleontico e arrivista Ryan O’Neal) spinto a lasciare casa dopo aver sedotto la cugina Nora Brady, costretta a un matrimonio combinato col capitano inglese John Quin. Durante il viaggio conosce Lady Lyndon (una malinconica Marisa Berenson), che sposa per acquisirne il cognome.

Redmond Barry in uno dei tavoli da gioco dell’aristocrazia, insieme allo Chevalier de Balibari

Dopo il naufragio del titanico progetto su Napoleone il regista inglese realizza il film dei film sul Settecento: non solo mette in crisi la razionalità dell’Illuminismo, ma usa Redmond come simbolo del fallimento. Il suo piano riflette quelli altrettanto irrazionali dei generali che progettano i combattimenti nella Guerra dei Sette Anni. Le mire imperialiste delle nazioni si specchiano nell’affannosa scalata sociale. Barry conquista rapacemente titoli nobiliari, diserta l’esercito, tradisce, è un baro e un bugiardo, sfrutta incessantemente la sua posizione di potere. Non si accontenta semplicemente di raggiungere la ricchezza personale, mira al riconoscimento identitario dell’aristocrazia. È un colonizzatore dello status sociale.

Le sperimentazioni di “Barry Lyndon”: lo zoom out e la cinepresa venuta dallo spazio

L’autore sperimenta una tecnica di ripresa che diventa il nucleo tematico del film: lo zoom all’indietro. Si sofferma su un dettaglio, una sfumatura, un volto e poi li contestualizza allargando lentamente lo sfondo. Si muove dal particolare al generale, proprio come fa con Barry, per trattare il deterioramento della società. La messa in scena della guerra è vista da poli opposti che la restituiscono per ciò che è realmente: un massacro. Se durante i preparativi è fredda e asettica in battaglia diventa caotica e asfissiante. Le inquadrature fluide e meccaniche si spezzano, singhiozzano con i soldati.

Redmond Barry e il suo padre putativo, il capitano Grogan

Per catturare gli effetti illuministici dell’epoca Kubrick usa la lente Zeiss della NASA. La cinepresa dello spazio diventa un portale per fare un balzo indietro di due secoli. Si rifiuta di usare luci artificiali, restituisce visivamente la potenza ipnotica delle sequenze al lume di candela. Il primo incontro tra Barry e Lady Lyndon sta tutto nell’intensità luminosa di sguardi e scambi fugaci d’intesa. La colonna sonora di Schubert lega le note alla luce morbida del salotto. I personaggi non dialogano, urlano con gli occhi quello che non possono dirsi a parole.

Il gioco a scacchi di Kubrick e l’ispirazione pittorica

Il film si nutre di immagini, le contempla, le sublima. Fa dell’ispirazione pittorica la propria resa estetica. Si rifà alle rappresentazioni degli inglesi Turner, Constable e Gainsborough rendendole plastiche e vibranti. Una galleria audiovisiva in cui le praterie dei campi e gli interni sfarzosi dei castelli vivono nella cornice di un dipinto. Kubrick è così ossessionato dalla resa fotografica da inserire una voce narrante che mente, ripete quello che già vediamo e anticipa l’esito catastrofico del protagonista.

Tutti i personaggi del suo cinema sono destinati inesorabilmente a fallire. Barry non fa eccezione. Viene schiacciato, travolto e inghiottito dal tempo. È fagocitato dalla tempesta rivoluzionaria (quella del 1789 con cui si chiude il racconto) che vanifica gli sforzi con cui è arrivato in cima alla società. Ottiene stima, affetto e amicizie solo grazie al denaro. Non è carismatico, non possiede nemmeno spiccate qualità, ma indossa la maschera dell’élite per emularne stili, pose e comportamenti. Si mimetizza, di fatto, come un parassita.

Lo schieramento granitico dell’esercito inglese nello scontro con i francesi

L’annullamento degli individui ricade anche sui membri stabili della nobiltà, che sono cinici e affaristi. Ne è un esempio il primo figlio di Lady Lyndon, Lord Bullingdon, che cova un odio cieco per Barry e nutre una forte gelosia verso la madre. L’esplosione dei conflitti interni segna l’irrefrenabile discesa nel baratro della famiglia, condannata alla rovina.

Kubrick gioca a scacchi con la morte e col fatalismo del destino (come il Max von Sydow del Settimo sigillo). Dispone geometricamente i soldati, li muove come pedine all’interno di un uragano. Ingabbia i personaggi e li lascia cadere senza nulla. Amputa ideali, etica e valori. Prima li ordina ed espone i loro piani, poi entra in scena il caos che li abbassa tutti allo stesso livello: «Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali».

Federico Tondo

Nato a Lecce nel 2003. Mi piace scrivere di cinema. Curo il podcast cinematografico "Extra Butter". Sono cresciuto con Hitchcock, Kubrick, Billy Wilder e la Hollywood classica. Non faccio preferenze tra film di genere e film d'autore, né tra quelli popolari e di nicchia. Esistono solo film belli o meno belli. L'obiettivo: lavorare come critico.

No Comments Yet

Leave a Reply