Geopod Ep.7 – Il prezzo del carburante continua a salire

Da una parte il costo della benzina al distributore, dall’altra la necessità di bloccare il petrolio russo per colpire l’economia del Cremlino. Il Consiglio europeo si riunisce per decidere sul sesto pacchetto di sanzioni e su come frenare la scalata dei prezzi, ma trovare un punto comune non sarà semplice.

Nonostante le accise congelate, i prezzi della benzina continuano a crescere. Nel frattempo la Comunità europea discute sull’embargo al petrolio russo e su quali misure adottare per combattere l’inflazione sul prezzo degli idrocarburi. Secondo gli ultimi dati raccolti dal Ministero dello sviluppo economico, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è arrivato a più di 1 euro e 90 al litro, mentre quello del diesel, al self service, si posiziona a ben oltre 1 euro e 80 al litro. Aumenta anche il servito e in generale il rifornimento nelle autostrade.

Si sta assistendo ad un balzo delle quotazioni internazionali, il secondo consecutivo per la benzina e il terzo per il diesel. Il prezzo in volo del petrolio negli ultimi mesi ha trainato un rilancio del costo della benzina, che si è trasformato in un vero e proprio boom dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

A inizio maggio il governo italiano ha deciso di prorogare il taglio delle accise sul carburante fino all’8 luglio. Questo nuovo rincaro, però, rischia di vanificare gli effetti dei provvedimenti.

L’Unione europea sta valutando come frenare le pesanti oscillazioni dei prezzi di benzina e diesel. Un’ipotesi in campo è quella di introdurre un tetto al prezzo del petrolio in caso di emergenza, così come pare che si farà per il gas. L’intenzione sarebbe quella di agire sui prezzi per arrivare a limitare la spinta inflazionistica, a ridosso della stagione estiva, periodo in cui le persone viaggiano di più per via delle vacanze.

Le quotazioni del greggio, infatti, sono tornate ai massimi storici, ossia al livello del 2012. A guidare i prezzi è l’Opec, l’organizzazione dei maggiori Paesi esportatori di petrolio, e i loro dieci partner, tra cui è compresa la Russia. L’Opec si rifiuta di aumentare le produzioni quanto servirebbe, limitandosi a un aumento minimo e graduale.

Sullo sfondo dell’aumento del prezzo alla pompa di benzina c’è la guerra in Ucraina e la questione delle sanzioni alla Russia. Al vertice di Bruxelles si sta discutendo di un possibile embargo al greggio russo. Il maggior oppositore all’embargo tout court è l’Ungheria di Orban, che dipende quasi al 65% del suo fabbisogno dal petrolio che arriva via oleodotto dalla Russia. Anche la Germania ha una forte dipendenza dal Cremlino. L’ultima proposta, avanzata in sede europea, è quella di bandire solo il petrolio trasportato via nave o autobotte, che costituisce il 90% del totale. Le aspettative su un accordo nelle prossime ore, sono al momento molto basse, ma l’Europa dovrà comunque tenere in considerazione gli obiettivi fissati dal piano d’emergenza RePower EU. Si tratta di un programma per il mercato dell’energia, che prevede di tagliare 2/3 delle forniture di combustibili fossili dalla Russia entro l’anno e arrivare a zero entro il 2027.

L’Italia, per quanto riguarda il petrolio russo, è meno dipendente dei Paesi del nord e dell’est. Dalla Russia riceviamo solo il 12,5% del totale che importiamo. Non è una dipendenza elevata, ma da quando è scoppiata la guerra, la quantità di greggio russo che arriva nei nostri porti è aumentata. Si tratta di una conseguenza indiretta delle sanzioni per la guerra in Ucraina, che costringe per esempio una raffineria russa sul nostro territorio a comprare greggio esclusivamente da Mosca. Di questo passo, l’Italia potrebbe diventare presto il maggior importatore europeo di petrolio russo trasportato via mare.

Quel che è certo è che se in due giorni di Consiglio europeo straordinario, i governi non riusciranno a prendere una decisione sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, l’Unione ne uscirà indebolita e per Putin sarà una vittoria, soprattutto a livello di immagine e di comunicazione.

In conclusione, abbiamo visto come l’aumento del prezzo alla pompa di benzina e del petrolio sul mercato globale esercitano una pressione sui decisori europei, che dovranno trovare ancora una volta, la strategia per indebolire la Russia senza colpire ulteriormente le tasche dei consumatori.

 

Elisa Campisi

SONO GIORNALISTA PRATICANTE PER MASTERX. MI INTERESSO DI POLITICA, ESTERI, AMBIENTE E QUESTIONI DI GENERE. SONO LAUREATA AL DAMS (DISCIPLINE DELL’ARTE DELLA MUSICA E DELLO SPETTACOLO), TELEVISIONE E NUOVI MEDIA. HO STUDIATO DRAMMATURGIA E SCENEGGIATURA, CONSEGUENDO IL DIPLOMA TRIENNALE ALLA CIVICA SCUOLA DI TEATRO PAOLO GRASSI.

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