Dopo il Grammy nel 2020 con The New Abnormal e un’attesa prolungata di un ulteriore mese, gli Strokes tornano con Reality Awaits, il loro settimo album in studio. La band newyorchese ha sempre avuto un effetto polarizzante, fin da quando nel 2001 ha rivoluzionato per sempre il panorama musicale. Con questo disco è diverso. Vorresti amarlo, vorresti odiarlo, ma i minuti passano e ti rendi conto che sei solo un po’ confuso.
Una corsa a ostacoli
Psycho Shit, il brano di apertura, non poteva avere titolo più azzeccato. Con melodie cupe e dispersive, è una dichiarazione di intenti fatta a canzone. Dice a chi si aspetta un album di hit orecchiabili che può pure smettere di farlo. L’autotune è così marcato che quasi non si capisce la tonalità della canzone, almeno fino al crescendo finale dove tutte le componenti si incastrano perfettamente. Dine N’ Dash è invece un’evoluzione interessante dello stile di The New Abnormal. Anche qui Julian Casablancas cerca di scappare dalla forma canzone tradizionale.
Lonely In The Future è invece una parodia degli Strokes del passato, con chitarre e voce che ricordano ironicamente i loro primi lavori. Qui non manca una stoccata ad Anthony Fantano, famoso critico musicale del web che Julian non digerisce troppo. Recensendo proprio la successiva Falling Out Of Love, Fantano aveva detto che non c’è più nulla di trasgressivo nel mettere l’autotune in canzoni indie rock, e forse nemmeno sbagliava.
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— NO CONTEXT anthony fantano (@theneedledrop) July 23, 2026
A disco completo, però, bisogna riconoscere che ne viene fatto un uso massiccio solo in poche tracce e il contesto della critica alla contemporaneità lo rende quantomeno una scelta comprensibile. Fino a qui, Reality Awaits è un percorso a ostacoli. Un progetto con alti e bassi dove i bassi sono buche nascoste per farti inciampare. Complimenti fan degli Strokes, se sei arrivato a questo punto, hai vinto un album decisamente più coerente. Il blocco centrale composto da Going To Babble On, Going Shopping e Liar’s Remorse dimostra che si possono comunicare un concept e un’evoluzione stilistica anche senza esagerazioni forzate. Questa parte, comprese le due tracce finali, è qualcosa di diverso ma ben riuscito. La band ritrova una direzione precisa che, oltre a essere accattivante, si esprime in maniera abbastanza chiara da permettere il dibattito.
il videoclip del singolo going shopping
Caos non controllato
Il Mix, la produzione e la qualità delle parti strumentali sono indiscutibili. Gli Strokes dimostrano una solidità e una fertilità di idee che continuano a crescere anche dopo 25 anni di carriera. Il mistero di Reality Awaits rimane la prima parte. L’idea di base è che l’iper-consumismo sta distruggendo la nostra società, da qui l’immagine del Marlboro Man in copertina, gli effetti “plasticosi” e il paradosso dell’autotune stonato. Ma valeva davvero la pena pasticciare canzoni dal potenziale enorme per raccontare un concept neanche così originale? Soprattutto alla luce di una seconda metà del disco più che convincente.
La storia è piena di capolavori volutamente bizzarri e cacofonici, ma nelle prime canzoni di questo disco non si percepisce una coreografia dietro al caos. Emerge solo la malizia di chi vuole fare innervosire gli ascoltatori. Sembra che Julian Casablancas faccia i dispetti a quei fan che per cinque anni hanno messo pressione per ottenere un progetto uguale a The New Abnormal. Che ne è, però, di coloro che aspettavano con pazienza e curiosità un naturale cambio di rotta? È come quando la maestra sgridava tutta la classe ma tu non avevi fatto nulla.