Un gigante silenzioso, che scorre lento dalle montagne del Piemonte fino al mare Adriatico, è messo a dura prova in queste settimane di caldo estremo e piogge praticamente assenti. Il Po, il corso d’acqua più grande del paese, sta attraversando un periodo di siccità intenso, ce ne si accorge semplicemente passando sopra uno dei suoi ponti, per vedere come il letto del fiume e depositi di sabbia e detriti siano visibili in parti che solitamente sarebbero ben sommerse dalle acque. Il problema più grande si riscontra più a “valle” nel grande delta nella zona tra Veneto ed Emilia-Romagna in cui, in mancanza del fiume, si fa spazio il mare con tutti i danni che può arrecare la risalita del cuneo salino.
Un tiro alla fune tra fiume e mare

Minore è la portata d’acqua dolce, maggiore è quella salmastra che arriva dal mare. In assenza di piogge la situazione si fa insostenibile perché possono arrivare a più di trenta i chilometri che l’acqua dell’Adriatico può risalire il Po, come rilevato durante la memorabile siccità del 2022. Questo comporta un limite fondamentale: non si può più usare per irrigare le coltivazioni. Il risultato è quello di limitare i consumi a fini agricoli. Le colture richiedono acqua in continuazione con le temperature che nel nord Italia si fanno sempre più roventi con la terza ondata di calore dell’estate 2026 pronta a portare le temperature a superare diffusamente i 35 gradi. E l’acqua nei canali di irrigazione non c’è, anche perché quella salmastra che risale dal mare non può essere chiaramente usata per irrigare i campi.
Il Delta al collasso
A Porto Tolle in Veneto il Po è tre metri sotto la soglia di portata e anche l’arma delle barriere anti sale non funziona più. Come ha dichiarato il direttore del consorzio bonifica delta del Po, l’autonomia residua è di forse dieci giorni, dopodiché il sistema subirà un inevitabile collasso. La gravità dello scenario trova conferma nei dati diffusi dall’ANBI, l’Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue. La portata del fiume registrata il 30 giugno è stata inferiore del 70 per cento rispetto alla portata media storica registrata solitamente nello stesso mese. Il problema riguarda dunque sia le colture ma in generale anche gli ecosistemi di piante e animali che abitano il fiume: con una riduzione dell’ossigeno e la proliferazione delle alghe, la moria di molluschi è elevatissima e cozze e vongole sono morte in quantità enormi nell’ordine delle tonnellate, devastando l’economia locale della pesca.
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Il confronto con il passato: la fine dei ghiacciai protettori
Se in passato l’innalzamento delle temperature portava ad un relativo aumento della portata del Po grazie allo scioglimento dei ghiacciai, oggi non si può più fare affidamento neppure su questi alleati naturali. Un tempo, le riserve glaciali alpine fungevano da vero e proprio galleggiante durante l’estate garantendo un afflusso costante di acqua anche nei mesi più caldi. Oggi, con i ghiacciai storici dimezzati o ridotti questo meccanismo di compensazione è quasi del tutto inceppato.
La diminuzione delle nevicate invernali sui rilievi, l’aumento costante delle temperature medie, i tassi elevati di evapotraspirazione (ovvero l’evaporazione dell’acqua dal terreno e di traspirazione dalle piante) oltre all’aumento dei prelievi di acqua per irrigare i campi coltivabili sono le principali cause che portano, anno dopo anno, a queste situazioni di siccità estrema. Il confronto con le grandi secche storiche del Novecento, come quelle del 1952 o del 2003, evidenzia una differenza fondamentale: se un tempo si trattava di episodi isolati seguiti da rapidi anni di recupero, oggi il bacino del Po si trova in uno stato di deficit idrico quasi cronico, da cui il territorio non riesce più a riprendersi completamente.
I segni visibili della crisi
Su una scala di quattro livelli (normale, bassa, media e alta) che viene usata per stimare quanto è grave la scarsità di acqua in un territorio, l’osservatorio istituzionale ha stimato come media la situazione attuale nel bacino del Po. Nel frattempo, la portata del Po si è abbassata al punto da rendere inutilizzabili alcuni pontili galleggianti e diverse imbarcazioni si sono arenate sui banchi di sabbia, trasformando il paesaggio fluviale da verde e rigoglioso a quasi arido e desolato. Per superare questa emergenza continua, gli esperti che monitorano i livelli del fiume durante tutto l’anno suggeriscono che la soluzione potrebbe essere creare dei bacini artificiali di accumulo lungo il corso del fiume. Si tratta di un sistema già ampiamente rodato in molti paesi europei, che permetterebbe di trattenere l’acqua piovana nei periodi di abbondanza per poi rilasciarla gradualmente e far fronte a periodi critici, proprio come questo.
