«C’è un Sam Neill che sembra sempre presente nei grandi film, a osservare Meryl Streep o il dinosauro di turno con quel buon senso di fondo tipico di chi sa che le star, in fondo, si somigliano tutte». In queste poche righe di David Thomson è racchiusa tutta l’essenza di Sam Neill. Ha accompagnato intere generazioni senza manie di protagonismo e si è spento a 78 anni in silenzio, dopo aver superato una grave malattia.
Una carriera di ruoli diversi
L’attore (classe ‘47, neozelandese ma nato a Omagh, Irlanda del Nord) non ha mai fatto parte di quella categoria di attori che rifuggiva ruoli scomodi per interpretare la stessa parte. Si è sempre messo in gioco. E ha recitato sia nei film indipendenti che lo hanno fatto scoprire a Hollywood, che nei blockbuster, con i quali è diventato noto al grande pubblico.
Ha attraversato vari generi ed è riuscito a spaziare in contesti diversi senza snobismo, ma con la solita professionalità che lo contraddistingueva. È stato presente anche nelle serie tv di successo, tra cui Reilly: Ace of Spies, The Simpsons, Alcatraz e Rick and Morty. Il culmine di questa carriera seriale è sugellato dalle prime stagioni di Peaky Blinders, in cui interpreta Major Chester Campbell, il principale antagonista di Tommy Shelby.

Dopo Unica regola vincere e La mia brillante carriera, sfonda con l’horror: entra nella storia del cinema con Isabelle Adjani in Possession, di Andrzej Żuławski. Poi Un grido nella notte con l’altra diva Meryl Streep e i thriller Ore 10: calma piatta e Caccia a ottobre rosso.
L’importanza dello sguardo in Jurassic Park
Gli anni Novanta sono quelli della consacrazione definitiva con i grandi autori: partecipa al dramma erotico Lezioni di piano di Jane Campion (Palma d’oro a Cannes) e Il seme della follia di John Carpenter, un horror fantascientifico in cui veste i panni di uno scrittore ingabbiato tra allucinazioni oniriche e una realtà deformata. C’è anche nel film di Wim Wenders Fino alla fine del mondo, ma è con Jurassic Park che il suo volto diventa finalmente riconoscibile. Nel rivoluzionario film di Spielberg interpreta Alan Grant, l’eroe ordinario, l’uomo discreto ma acuto, la voce di una scienza consapevole. Gli occhi dello spettatore. È lui infatti a vedere per la prima volta i dinosauri.
In quel volto estasiato, sconvolto ma allo stesso tempo affascinato dalla grandezza di una nuova scoperta, c’è il riflesso degli spettatori che lo hanno visto per decenni. E che, proprio come Sam, provano lo stupore di un bambino nell’essere incantati dalla magia del cinema. Probabilmente è questa l’eredità più grande che ci lascia: la capacità di sognare – o di ricordarci ancora come si fa – davanti a uno schermo che rende immortale chi, con le proprie tracce, lo ha segnato per sempre.