Un fischio, una nube che si solleva nell’aria, gli animali che muoiono, i bambini ricoverati. Una sostanza, la diossina, avvolge Seveso e tutta la Brianza. In pochi minuti, il territorio viene investito da quella che diventerà una delle peggiori catastrofi ambientali della storia. Oggi, esattamente 50 anni dopo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a Seveso, per ricordare quanto successo.
L’incidente
Era la mattina di sabato 10 luglio 1976 quando un incidente coinvolse l’Icmesa, industria chimica di proprietà della Givaudan, a sua volta controllata da La Roche. Produceva triclorofenolo, una sostanza impiegata nella produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi. Quel giorno, nello stabilimento al confine tra le province di Meda e Seveso, il sistema di controllo del reattore chimico A101 andò in avaria, consentendo alla temperatura e alla pressione di salire oltre i limiti previsti. Il disco di rottura non resse alla pressione ed esplose, causando la dispersione in atmosfera del contenuto del reattore.

Uno spettro si aggira per la Brianza
«Faceva un odore, un odore di roba chimica». «E un soffio d’aria spingeva quella nuvola, che è entrata in cucina, e anche nella sala, e dopo un po’ i miei figli avevano le chiazze rosse in faccia e sono diventati gonfi…». Così raccontava una testimone a Enzo Biagi e al Corriere della Sera. «I gatti, i polli, i conigli, anche gli uccellini sono morti subito. Forse perché più deboli, resistono di meno». Mentre questo spettro si aggirava per le case, gli operai rallentavano la produzione fino al bloccarla del tutto. La Givaudan, proprietaria dell’impresa, intanto si sforzava di tranquillizzare, ma i dettagli che uscivano erano sempre più inquietanti.
Il mancato allarme
Era il 14 di luglio quando dai laboratori della Givaudan a Dübendorf è arrivata la conferma che si trattasse si diossina. Le autorità italiane però non erano state informate. Il giorno dopo le autorità locali di Seveso e Meda hanno emesso ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e richiedevano di adottare una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti. La notizia sui giornali è uscita solo dopo una settimana dall’incidente. Il Giorno, titolava: «Bimbi rossi e gonfi per una nube di gas». E il Corriere: «Un intero quartiere di Seveso gravemente inquinato da gas tossici». È addirittura il 19 luglio quando la Givaudan ha ammesso la presenza nella nube tossica di diossina. La stessa sostanza irrorata in Vietnam tra il 1961 e il 1971.
Dopo il 10 luglio…
Tra 26 luglio e il 2 agosto vennero evacuati 676 cittadini di Seveso e 60 di Meda. 41 famiglie non poterono tornare perché le loro case vennero distrutte per poi essere ricostruite negli anni seguenti. Circa 240 persone, per la maggior parte bambini, vennero colpite da gravi lesioni e ustioni cutanee dolorose. A causa dell’altissimo rischio di malformazioni fetali indotte dalla tossina, diverse donne incinte della zona scelsero di ricorrere all’aborto terapeutico. Diversi studi condotti nei decenni successivi dall’Istituto superiore di sanità hanno evidenziato un incremento statistico di patologie tumorali, come leucemie e linfomi, tra la popolazione esposta. L’incidente di Seveso scosse profondamente l’Unione Europea. Nel 1982 l’UE emanò la “Direttiva Seveso” che obbliga gli Stati membri a censire i siti industriali a rischio e di predisporre rigidi piani di sicurezza e prevenzione a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
La visita di Mattarella
Oggi a 50 anni distanza il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a Seveso, per ricordare quanto successo. La sindaca Alessia Borroni esprime l’orgoglio per la visita: “Il Presidente viene a Seveso solamente per Seveso, per i suoi cittadini e per rispetto della tragedia di cinquant’anni fa”.