OCSE, IN ITALIA OCCUPAZIONE RECORD, MA CALA IL POTERE D’ACQUISTO

Il nuovo Employment Outlook dell’Ocse, presentato a Parigi dal segretario generale Matthias Cormann e dal direttore ad interim Mark Pearson, racconta un’Italia che viaggia su un doppio binario. Da un lato c’è un’occupazione record al 62,8% nel primo trimestre dell’anno e una disoccupazione che a maggio ha toccato il suo minimo storico: 5%. Dall’altro un potere d’acquisto in calo su cui pesa un’inflazione sempre più elevata.
Le proiezioni dell’organizzazione parlano chiaro: i salari reali italiani sono attesi in calo dello 0,9% per quest’anno, con una ripresa di appena 0,2% per il 2027. Tra le principali cause c’è il rincaro dell’energia, che spingerà l’inflazione al 3% nel 2026 e al 2,2% nel 2027. Nei primi tre mesi del 2026 le buste paga erano comunque cresciute in termini reali dell’1,3%, contro l’1,7% della media Ocse.

Il lungo periodo

Il problema è sul lungo periodo: rispetto all’inizio del 2021, i salari reali italiani sono ancora indietro del 6,1%, il dato peggiore tra le grandi economie dell’area. «I salari nominali da noi sono più bassi – spiega il senior economist Ocse Andrea Garnero – dunque appena monta la marea dell’inflazione finiscono sott’acqua». Il gap, che pur si è ristretto rispetto ai 7-8 punti di qualche anno fa, equivale a circa venti giornate di lavoro non retribuite rispetto a cinque anni fa.

 

Il senior economist Ocse Andrea Garnero
La controtendenza italiana

Sul piano occupazionale l’Italia procede in controtendenza rispetto al resto dell’area: mentre in due paesi Ocse su tre la disoccupazione è tornata a crescere, l’Italia resta insieme a Spagna, Portogallo e Grecia uno dei pochi dove il tasso continua a scendere: -1,5 punti nell’ultimo anno. Pur essendo al massimo storico, il tasso di occupazione è ancora 9,3 punti sotto la media Ocse (72,1%) con uno scarto ancor più ampio per donne e giovani.

Il divario territoriale

Il capitolo sui divari territoriali restituisce l’immagine di due Italie. Tra le aree a maggiore e minore occupazione la distanza nel tasso di occupati è di 24,8 punti percentuali, più del doppio della media Ocse (11,4%) e superiore ai divari registrati in Germania, Francia e Spagna. A confermare la tendenza sono anche i dati Istat: nel 2024, a Firenze il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni era del 79,6%; a Taranto era il 44,2%. Qualcosa, comunque, è migliorato: dal 2010 le disparità regionali nei tassi di occupazione si sono ridotte del 10,4% rispetto alla media nazionale.

La scarsa mobilità penalizza la produttività

Nel Employment Outlook si parla anche delle clausole di non concorrenza, che impediscono ai lavoratori di passare a un competitor, limitando così la mobilità del lavoro. Nel nostro Paese riguardano tra il 7 e il 18% dei lavoratori dipendenti del privato, contro una forbice Ocse del 20-30%. Per Garnero, quello delle clausole di non concorrenza è un fronte su cui intervenire perché «la mobilità volontaria job-to-job è una delle chiavi per far crescere la produttività».

Giovanni Martinelli

Milanese, ma ho sempre preferito il mare. Cerco di raccontare la politica interna e l’attualità facendo domande e sperando in buone risposte. Ho un maestro che non ho mai conosciuto a cui penso sempre, prima di ogni articolo, prima della prima domanda di ogni intervista. Come avrebbe iniziato Andrea Purgatori?

No Comments Yet

Leave a Reply