L’Italia salta un altro Mondiale, il Made in Italy no

Coppa del Mondo, Mondiali

Quanto pesa all’Italia un altro Mondiale da spettatrice? Non si parla solo di intrattenimento sportivo e merchandising: i settori rimasti orfani della febbre azzurra coinvolgono l’intera economia nazionale.

Italia casa, Made in Italy protagonista

Un’Italia divisa in due. Quella che vede correre l’export oltreoceano tra gli Stati Uniti, il Messico e il Canada, e quella che resta a guardare. È la terza edizione consecutiva della Coppa del Mondo senza la Nazionale italiana. Ciò si traduce in mancati guadagni di miliardi di euro evaporati tra merchandising, diritti televisivi, pubblicità, licenze commerciali e consumi horeca (hotellerie, restaurant, cafè).

Le stime diffuse da Confcommercio parlano di un potenziale danno per il comparto dei pubblici esercenti prossimo ai 500 milioni di euro di mancato extra-consumo esterno al fronte strettamente sportivo. «La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di quest’anno in qualche modo garantisce alla ristorazione un’attività ordinaria. L’interesse verso i campionati del mondo c’è, ma senza Nazionale italiana non è così forte. Un piccolo impatto sulle partite clou ci potrebbe stare ma la situazione è sotto controllo, senza particolari allarmi» frena Luciano Sbraga, vicedirettore generale Federazione italiana pubblici esercizi – Confcommercio.

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Luciano Sbraga, vicedirettore generale FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)

Della stessa linea anche Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, durante la presentazione dei dati dello studio pubblicato ad aprile. «Partiamo dai 12,7 milioni di spettatori di ieri (31 marzo 2026, giorno della partita Bosnia-Italia, ndr), ma consideriamone solo il 75% per la prima parte del Mondiale, ossia 9 milioni di persone; considerando il 30% di queste (2,7 milioni) come gruppo che ha particolare voglia di socialità fuori casa e quindi che avrebbe vissuto la partita al bar, e distribuendoli ipoteticamente su 5 partite (3 dei gironi, sedicesimi e ottavi), e contemplando una spesa media di 30 euro, si arriva a una cifra di consumi fuori casa persi – rispetto a quelli che si sarebbero potuti osservare nel mese di giugno – per circa 330 milioni di euro».

I mancati extraguadagni e il paradosso dell’export italiano

A questa presunta mancanza di extra guadagni, lo studio di Confcommercio aggiunge la potenziale mancata spesa per l’ammortamento di elettrodomestici video stimata intorno ai 200 milioni di euro. Senza l’effetto traino della Nazionale, i locali lavorano dunque sui volumi ordinari di una normale stagione estiva. Un mancato guadagno, certo, comunque ben lontano dal collasso economico paventato nei talk show. Una visione d’insieme su quanto sta succedendo all’economia domestica arriva dal report Dal calcio ai ricavi: il vero impatto dei Mondiali 2026 redatto da Allianz Trade.

«Verso gli USA non ci attendiamo una grande variazione nel lungo termine per effetto dei Mondiali. Quello che ci possiamo attendere è che questo evento contribuisca alla crescita economica e all’appetibilità di geografie diverse rispetto a quelle dei tradizionali circuiti turistici». Lo spiega Luca Moneta, senior economist di Allianz. Lo studio delinea i contorni di un Mondiale che è già stato ribattezzato «l’evento sportivo più ambizioso della storia moderna». 104 partite distribuite in 16 città ospitanti, stime di oltre 7 milioni di biglietti venduti, 13 miliardi di dollari di potenziali entrate per la Fifa. «Uno shock di domanda intenso ma temporaneo», sottolinea Allianz. Genererà un impulso di 9,1 miliardi di dollari sul Pil del Nord America: 6,1 miliardi di dollari negli Stati Uniti (+0,1% di crescita trimestrale), 1,7 miliardi in Messico (+0,3%), 1,3 miliardi in Canada (+0,2 %).

Capacità di spesa elevata e fattori psicologici: cosa influenza l’attrattività dei prodotti italiani

Una torta finanziaria imponente, dalla quale anche l’Italia – seppur indirettamente – riesce a ottenere benefici in termini di export. «Nel 2025, le esportazioni italiane hanno raggiunto i 79 miliardi di dollari verso gli USA, 7 miliardi verso il Canada e altrettanti verso il Messico» spiega Moneta. Tra i comparti potenzialmente più coinvolti ci sono macchinari, food and beverage, arredamento, design e beni di lusso. «Ci attendiamo che la domanda di beni italiani per quello che riguarda l’ospitalità, ma anche le infrastrutture per la mobilità locale, possa continuare ad alimentare i flussi anche dopo questo picco. Nel contesto statunitense dove l’inflazione non è così elevata come ci si poteva attendere e la capacità di spesa è rimasta relativamente solida, la scelta di prodotti che arrivano da altre geografie, tra cui la nostra, sicuramente continuerà a esserci».

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Con l’assenza dell’Italia ai mondiali, i bar si preparano a registrare gli stessi incassi di un’estate qualunque

Il traino del comparto hospitality, della ristorazione e del consumo nei paesi ospitanti aprirà opportunità commerciali alle aziende dell’agroalimentare e delle bevande. Queste dovranno rifornire un mercato oltreoceano surriscaldato dall’evento e con capacità di spesa interessante. Un dato che ribalta, almeno in parte, la narrativa della perdita assoluta. L’Italia non gioca, ma il Made in Italy potrebbe comunque incassare una fetta dei consumi mondiali grazie alla forza strutturale delle sue esportazioni.

Tra gli operatori e gli analisti pare emergere la consapevolezza che l’economia moderna è sempre più contaminata da interconnessioni globali. Da un lato l’Italia commerciale soffre un’estate di ordinaria amministrazione, priva di quella spinta emotiva che solo la Nazionale ai mondiali può dare. Dall’altro lato l’industria italiana che esporta sta già iniziando a raccogliere i frutti dell’opulenza dei consumi statunitensi.

Martina Carioni

Nata nelle campagne cremasche, dopo un percorso di studi tra comunicazione e marketing, inciampo nel giornalismo. Attenzione verso il territorio e la sua componente sociale sono temi che accompagnano le mie giornate. Scrivo di politica interna e criminalità organizzata.

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