Trump ancora contro Meloni in vista del vertice Nato: «Serve un ordine restrittivo»

Abbracci ed elogi fra Donald Trump e Giorgia Meloni sembrano ormai solo un lontano ricordo. Alle 22:51 di domenica, il giorno dopo i festeggiamenti del 4 luglio, arriva l’ennesimo attacco del presidente americano ai danni della premier: una foto, postata su Truth, di Meloni con lui di spalle, durante il G7 di Evian. Uno scatto in cui lei sembra guardarlo con adorazione, accompagnato da una scritta: «Serve un ordine restrittivo». La sparata arriva in un momento delicatissimo, proprio all’avvicinarsi del vertice Nato di Ankara che riunirà, il 7 e l’8 luglio, i 32 capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti.

Gli scontri precedenti 

Tra Roma e Washington erano già giorni difficili: subito dopo l’incontro a Evian del 18 giugno, Trump aveva dichiarato a una giornalista di La7 che, in quell’occasione, Giorgia Meloni lo aveva supplicato di fare una foto insieme: «La voleva a tutti i costi! Non l’avrei fatta, ma mi ha fatto pena!». Affermazioni che la premier aveva prontamente smentito con un video social: «Io e l’Italia non imploriamo mai».

L’attacco su Truth di Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni

Ma i dissidi erano iniziati molto prima: i rapporti avevano cominciato ad incrinarsi a fine marzo, quando l’Italia aveva negato a due aerei militari americani l’uso della base siciliana di Sigonella, per poter far rotta verso l’Iran

L’attacco al Papa

A metà aprile gli attacchi di Trump avevano raggiunto persino Papa Leone XIV, dipinto come «debole sulla criminalità e pessimo sulla politica estera». Immediata era stata la presa di distanza di Meloni che aveva definito tali dichiarazioni «inaccettabili». Parole che non erano andate a genio al presidente americano: «È lei ad essere inaccettabile, non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare», aveva detto al Corriere della Sera. «Non è più la stessa persona. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». Proprio ad Evian, in nome del rapporto privilegiato con gli Usa che l’Italia poteva vantare fino a pochi mesi prima, la premier aveva cercato di ricucire, avvicinandosi a Trump. 

La riunione ad Ankara 

Del resto, da tempo il presidente lamentava la scarsa collaborazione, secondo lui, degli alleati europei nel conflitto iraniano. A tali attacchi aveva cercato di porre rimedio il segretario generale della Nato, Marke Rutte, scatenando ulteriori polemiche in Italia, parlando di concessioni di basi del nostro Paese agli Usa. Il vertice ad Ankara era stato appositamente preparato e costruito per evitare i possibili scontri, soprattutto sul tema della spesa che ogni Stato avrebbe dovuto destinare alla difesa comune. Nonostante ciò, il comportamento di Trump restava una variabile difficilmente prevedibile.

La risposta italiana 

La sparata del presidente su Meloni arriva in Italia poco dopo le 23, creando uno sconcerto generale, in primo luogo fra i diplomatici del Paese, che da settimane cercavano di ricucire. Da Palazzo Chigi nessuna risposta: «È l’ennesima provocazione, a cui non reagiremo». Durante la notte, Meloni si confronta al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani per concordare la strategia. La conclusione è ignorare l’attacco, non alimentando nuove polemiche, proprio in vista dell’incontro in Turchia. Intanto, stupore e incredulità pervadono quasi tutti i politici, che prendono le difese della premier. «Un ignobile bullo da quattro soldi» commenta il leader di Azione Carlo Calenda. «Piena solidarietà alla Presidente del Consiglio».

 

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