CHI È MARCO FASSONI ACCETTI, IL “NUOVO” INDAGATO NEL CASO ORLANDI

Sono passati 43 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta a Roma il 22 giugno 1983. Negli anni sono state seguite innumerevoli piste, tra riscontri e depistaggi, senza arrivare mai ad alcun processo. Eppure, a distanza di così tanto tempo, la Procura di Roma ha intenzione di far luce su un nome, già ampiamente conosciuto dal 2013. Si chiama Marco Fassoni Accetti, oggi settantenne, l’uomo che si autoaccusò di essere il rapitore di Emanuela. All’epoca gli investigatori lo avevano ritenuto inattendibile, con le sue dichiarazioni definite «sceneggiatura fantasiosa». Ad oggi, però, il ruolo dell’uomo potrebbe essere collocato in un quadro più ampio e differente, collegato anche ad altri casi di sparizione e omicidi rimasti irrisolti o poco chiari.

IL CASO GARRAMON E I DUBBI MAI CHIARITI

Nato nel 1955 a Tripoli, in Libia, Accetti è figlio di un costruttore edile italiano trasferitosi poi a Roma. Tra le varie scuole frequentate nella capitale italiana figura anche il San Leone Magno, lo stesso istituto frequentato anche dagli autori del Massacro del Circeo. Negli anni Settanta militò in diversi partiti politici, dal Movimento Sociale Italiano al Partito Radicale, finendo anche nel mirino del Sisde per le sue idee «piuttosto confuse e contraddittorie». In quegli anni arrivarono anche le prime denunce, una per rissa davanti al liceo Tasso e un’altra per sequestro di persona.

Il 1983 è l’anno più controverso nella storia dell’uomo. A parte il caso Orlandi, Accetti è coinvolto in un altro episodio mai del tutto chiarito. Si tratta della morte del dodicenne Josè Garramon, figlio di un diplomatico uruguayano. Il 20 dicembre 1983 il bambino uscì dalla sua casa all’Eur (complesso urbanistico a Roma) per recarsi dal barbiere, distante pochi minuti a piedi. Il suo corpo privo di vita venne ritrovato nella pineta di Castel Porziano, a Ostia, a venti chilometri da casa. A provocarne la morte fu l’investimento da parte di un Ford Transit guidato proprio da Accetti, poi condannato per omicidio colposo.

Josè Garramon, morto a 12 anni nel 1983, e sua madre Maria Laura

Rimangono però molti interrogativi intorno al triste episodio: come avrebbe fatto il ragazzino di dodici anni a raggiungere da solo un luogo così distante da casa? E per quale motivo lo avrebbe fatto? Chi e perché potrebbe averlo portato? Sulla base di queste incongruenze, la madre della vittima aveva commissionato un’indagine ad un detective privato, arrivato alla conclusione che qualcuno avesse rapito e poi ucciso Josè. Il ruolo di Accetti nella vicenda appare centrale, data la sua presenza sul luogo, rimasta senza una spiegazione convincente.

L’AUTOACCUSA SUL CASO ORLANDO-GREGORI

A distanza di 30 anni, nel 2013, Accetti si presentò in Procura a Roma, di sua spontanea volontà, per rilasciare alcune informazioni riguardanti le scomparse di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, entrambe quindicenni scomparse a Roma nella primavera-estate del 1983. Oltre ad autoaccusarsi dei sequestri delle due ragazze, Marco Accetti dichiarò di essere lui l’Amerikano, ovvero il misterioso uomo con accento straniero che più volte aveva telefonato a casa Orlandi alimentando la pista della trattativa internazionale. Secondo il suo racconto, due fazioni del Vaticano avrebbero fatto scomparire le due ragazze nell’ambito di uno scontro sulla politica da seguire nei confronti del mondo comunista. Ma le sue dichiarazioni apparsero agli investigatori molto confuse e inverosimili, piene di buchi e ritrattazioni.

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, entrambe quindicenni scomparse a Roma nella primavera-estate del 1983

Telefonando alla redazione del programma Chi l’ha visto?, l’uomo fece ritrovare negli studi cinematografici De Laurentiis, a Cinecittà, un flauto, sostenendo che si trattasse di quello di Emanuela, che la ragazza aveva con sé il giorno della scomparsa. Secondo la famiglia, avrebbe potuto anche appartenere a Emanuela, tuttavia le analisi scientifiche effettuate non consentirono di stabilirlo con certezza. Insomma, nessuna prova contraria ma anche nessuna prova a favore.

Ma Marco Accetti non si limitò a parlare di questi due casi. Sempre nel 2013 l’uomo rivelò alcune informazioni sul caos irrisolto di Katty Skerl, diciassettenne svedese ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Accetti scrisse che la bara della ragazza era stata trafugata, collegando il furto al caso Orlandi-Gregori. Effettivamente, nel 2022, la Procura dispose l’apertura del loculo, scoprendo che era vuoto.

LE NUOVE INDAGINI DELLA PROCURA

A più di quattro decenni dagli episodi del 1983, la Procura di Roma ha iscritto Accetti nel fascicolo delle notizie di reato che riguardano il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta Orlandi-Gregori per ben sette ore, l’indagato ha consegnato anche un lungo memoriale. Il punto sarà finalmente chiarire se abbia avuto un ruolo, più o meno attivo, o se si tratti solamente di un depistatore, com’è sempre stato considerato finora. Il sospetto degli inquirenti è che Accetti abbia fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti, forse da mettere a disposizione di terzi.

Marco Fassoni Accetti in una puntata di Atlantide

Con questa ipotesi, anche altri casi di scomparsa degli anni ’80 potrebbero essere riletti con una nuova prospettiva. I carabinieri stanno sentendo nuovamente testimoni dell’epoca e cercandone di nuovi. L’attività investigativa si basa anche sulle dichiarazioni, da verificare, di persone che raccontano di aver conosciuto Accetti attraverso la promessa di shooting per campagne pubblicitarie. L’obiettivo è capire se li accompagnasse in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute. In fondo, l’ipotesi di uno o più predatori sessuali era stata formulata fin da subito dalla magistrata Margherita Gerunda, la prima a indagare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Chiara Orezzi

Mi piace ascoltare podcast true crime mentre faccio un road trip in Scozia o sono su un volo per New York. Partenza: Piacenza, 2003. Arrivo: in una redazione di cronaca o di esteri.

No Comments Yet

Leave a Reply