Everywhere At Once Festival: il riscatto dei piccoli locali in assenza di Glastonbury

Glastonbury

Mentre i campi di Worthy Farm riposavano orfani di Glastonbury, tra il 26 e il 28 giugno, in oltre 400 piccoli locali del Regno Unito, si è tenuto l’Everywhere At Once Festival.  La mancanza di uno dei principali eventi musicali al mondo ha lasciato un buco importante nel calendario estivo. Music Venue Trust e la National Lottery ne hanno approfittato per mettere in piedi il festival diffuso più grande mai visto.

 Il Fallow Year

Panico, Glastonbury salta. Per chi si è approcciato da poco al mondo degli eventi live potrebbe sembrare una notizia bomba. In realtà è un’usanza intrinseca all’esistenza stessa del festival. Glastonbury si tiene tra i campi di Worthy Farm, di proprietà della famiglia Eavis e, durante l’anno, la location funziona come una normale cascina. Per questo motivo, dal 1988 è stato introdotto il cosiddetto Fallow Year. Ogni 5 anni, il festival salta un’edizione per permettere al terreno di riposare e rimanere buono per il pascolo. Tutto regolare dunque, o quasi. I fan pensavano che le due edizioni saltate nel 2020 e nel 2021 azzerassero il conteggio, ma così non è stato. Un altro Glastonbury non svolto a così pochi anni di distanza è stato duro da digerire per gli appassionati.

Glastonbury
Alex Turner durante la storica performance degli Arctic Monkeys a Glastonbury 2013

Ma, a conti fatti, siamo sicuri che sia stato un male? Da una parte c’è l’ondata di caldo, che ha costretto altri festival europei alla cancellazione o all’adozione di misure di sicurezza drastiche. Possiamo dunque ipotizzare che radunare più di 200.000 persone senza complicazioni non sarebbe stato facile quest’anno. Dall’altra parte c’è l’ Everywhere At Once Festival. Music Venue Trust, l’organo a tutela dei piccoli club, e la National Lottery hanno colto l’occasione per ridare vita e dignità ai piccoli locali britannici.

Everywhere at Once

In inglese si chiamano grassroot venues. Sono quelle location di piccole dimensioni dove, fin dai tempi dei Beatles, le band e i musicisti emergenti muovono i primi passi verso il successo. Realtà che da una decina di anni sono entrate in profonda crisi, con oltre 30 chiusure definitive solo nel 2025. L’intuizione di Music Venue Trust è nata da un dato interessante: riempiendo tutte le grassroot venues del Regno Unito, si sarebbe raggiunta la stessa affluenza di Glastonbury, la differenza è che sarebbe stata dislocata in tutto il paese. E cosi è stato. Nel weekend dal 26 al 28 giugno, decine di migliaia di persone si sono radunate simultaneamente nei piccoli club per vedere artisti rinomati tornare a suonare nei luoghi in cui per loro tutto ha avuto inizio.

Becky Hill ha riabbracciato il Marr’s Bar a Worchester, mentre i Rizzle Kicks hanno omaggiato la loro Brighton con un bel sold out. Non sono mancati ospiti d’eccezione come FatBoy Slim con un DJ set al Pipeline, una delle venue più piccole di Brighton. Il Fallow Year di Glastonbury si è confermato una delle iniziative più salutari per la musica. Ha sempre fatto bene al festival in sé, alimentandone il mito attraverso la magia dell’attesa. Quest’anno ha anche permesso di dare alle grassroot venues l’attenzione che meritano. Un ritorno alla vivacità cruciale per delle realtà che da sempre sono la linfa vitale dell’industria musicale, fondamenta che non possiamo permetterci di perdere.

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