Parigi, quartiere di Montmartre. Sui gradini della basilica del Sacré-Cœur una decina di persone improvvisa dei passi di danza, mentre la pioggia, prima leggera e poi sempre più intensa, bagna la città. Non cercano riparo, ma festeggiano. Dopo giorni di caldo estremo, l’arrivo delle perturbazioni nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno ha finalmente riportato temperature più miti, mettendo fine all’ondata di calore che aveva soffocato la Francia.
La stessa scena si ripete ai piedi della Tour Eiffel, dove coppie e gruppi di amici danzano sulle note di Paris in the Rain del cantante americano Lauv. Durante i festeggiamenti, i presenti hanno anche assistito a uno spettacolo tanto suggestivo quanto impressionante: un fulmine ha colpito la cima della Tour Eiffel, illuminando il cielo e rendendo ancora più surreale una notte che molti difficilmente dimenticheranno.
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LA COPERTURA DEI MEDIA FRANCESI
E se in Francia il caldo sembra concedere una tregua, le ultime due settimane hanno sconvolto anche gran parte dell’Europa. Temperature superiori ai 40 gradi hanno messo in difficoltà milioni di persone e monopolizzato le prime pagine dei quotidiani.
In Francia, dove un’ondata di calore di questa intensità non si registrava da oltre dieci anni, la stampa ha seguito l’emergenza giorno dopo giorno. Il quotidiano Le Monde titola oggi: “Ondata di calore: una consapevolezza incompleta”, soffermandosi non solo sugli effetti del caldo sulla vita quotidiana, ma anche sulle conseguenze economiche, sull’impatto sulle imprese e sul numero crescente delle vittime a causa di queste alte temperature, che sono tante, decisamente troppe.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, sarebbero già circa 1.300 i decessi, di cui quasi mille solo in Francia, un dato che potrebbe persino essere sottostimato poiché riferito soltanto agli ultimi giorni dell’emergenza.
Anche Le Parisien, come Le Monde, vuole smuovere le coscienze e apre in prima pagina con il titolo: “Ondata di caldo”. Finalmente consapevolezza?”. Sulla stessa linea anche La Tribune Dimanche, che dedica all’argomento quasi dieci pagine e lancia una provocazione in copertina: “Crisi climatica: è solo l’inizio”.
ONDATA ANCHE NEL REGNO UNITO
Questa crisi però, ha colpito anche paesi che sono più famosi per la pioggia che per le alte temperature. E’ il caso del Regno Unito dove il caldo record ha persino fatto sospendere il tradizionale cambio della guardia. Il Fatto Quotidiano dall’Italia lo racconta così: “Caldo estremo a Londra: superfici a 57 gradi”.

Ma anche la stampa britannica non si è fatta scappare quest’occasione e ha dedicato grande attenzione al fenomeno, soprattutto nei giorni in cui le temperature hanno superato i 30 gradi. The Guardian ha titolato: “Troppo caldo per lavorare: perché il caldo estremo minaccia la produttività europea”, concentrandosi sulle conseguenze economiche e produttive dell’ondata di calore. Anche il London Times sulla stessa linea: “La Gran Bretagna è stata costruita per un clima che non esiste più”, titola, in riferimento a tutte le difficoltà provocate dal caldo, difficoltà che il paese non è abituato ad affrontare.
LE REAZIONI IN GERMANIA
Ma forse il paese colto maggiormente di sorpresa è stata la Germania, tradizionalmente abituata a estati più fresche i quasi 40 gradi registrati a Berlino hanno messo in difficoltà città, servizi e cittadini.
Il Manifesto titola: “Lo tsunami di calore arriva in Germania. Che si scopre debole”, descrivendo una capitale mai stata così calda. Bild, il giornale più letto del paese, ha a più riprese parlato del tema e, nei giorni scorsi di caldo torrito, ha aperto con: “Allarme caldo al pronto soccorso: non abbiamo mai visto niente del genere prima d’ora”.

L’emergenza sanitaria, come ha ricordato l’OMS, è l’altra faccia della medaglia di questa emergenza. Il caldo infatti, sta provocando conseguenze indirette sempre più gravi. Süddeutsche Zeitung, uno dei più importanti quotidiani tedeschi, titola: “Nel caldo torrido, almeno quattro morti per annegamento in Baviera durante un fine settimana rovente”.
E parallelamente al caldo, cresce la corsa all’acquisto di ventilatori e condizionatori. Lo stesso quotidiano si interroga: “Calore in appartamenti e case: perché i tedeschi ora vogliono acquistare condizionatori d’aria”. Una tendenza che si osserva anche in Francia, dove la diffusione dei climatizzatori e dei ventilatori è diventata ormai oggetto di confronto politico.
E I MEDIA ITALIANI?
Anche i principali quotidiani italiani riportano la notizia diffusa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il dato di 1300 morti legati all’ondata di calore in una sola settimana. Il Corriere della Sera titola brevemente: “Caldo, 1300 morti in Europa”, mentre Repubblica aggiunge: “Temperature record in Europa”. Maggiormente panoramica la scelta de Il Messaggero, che apre con “Estate tropicale, la strage del caldo”. Se l’attenzione dei media italiani sulla questione rimane molto alta – con aggiornamenti live su diversi siti come corriere.it, repubblica.it e ilpost.it – si guarda già verso un miglioramento della situazione, con temporali e grandine previsti nei prossimi giorni.

Secondo un report dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace, riportato da Avvenire, i media italiani non stanno associando il caldo record con il cambiamento climatico. Anzi, continua il report, in 3 anni la copertura sul tema ha subito un calo del 26,1% sui quotidiani e del 52,9% nei telegiornali. La narrazione mediatica in Italia sottolinea soprattutto le conseguenze e i danni nel breve periodo – come incendi e siccità – ma anche gli effetti sulla salute delle persone. Sui giornali trovano grande spazio tutti quegli articoli che consigliano come sopravvivere al caldo per anziani, bambini, donne incinta e animali, a discapito di spiegazioni accurate e verificate sulle cause.
Un altro aspetto preoccupante è il crescente risalto dato a chi critica le politiche per il clima. Queste posizioni sostengono che la transizione ecologica penalizza le imprese, costi troppo e debba procedere più lentamente. Secondo i ricercatori, questo sposta l’attenzione dai benefici per l’ambiente ai costi economici e ai conflitti legati alla transizione. Come scrive Gabriella Greison in un articolo su corriere.it, «il negazionismo climatico spesso appare più come un errore di metodo che un problema di opinioni».