Ci sono quattro sedie vuote nell’aula bunker di Rebibbia. Sono quelle degli 007 egiziani imputati per l’omicidio di Giulio Regeni. Ieri il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e l’aggiunto Sergio Colaiocco hanno chiesto l’ergastolo per uno degli agenti egiziani che hanno contribuito alla sua morte e 17 anni e mezzo per gli altri tre.
Chi era Giulio Regeni
Giulio Regeni era un ricercatore dell’Università di Cambridge e si trovava al Cairo perché stava raccogliendo dati per il suo studio sui sindacati egiziani. Le sue ricerche al Cairo andavano bene. Talmente bene da dare fastidio a qualcuno. È stato accertato infatti che Mohamed Abdallah, il leader del sindacato degli ambulanti oggetto della ricerca universitaria, aveva denunciato Giulio Regeni alla polizia di Gyza il 6 gennaio. Le autorità locali si erano convinte che il ricercatore fosse una spia britannica. Per questo lo rapirono il 25 gennaio 2016. Il suo corpo è stato trovato il 3 febbraio 2016 sul ciglio di un cavalcavia lungo l’autostrada deserta che collega Il Cairo ad Alessandria d’Egitto, vicino al quartiere di Piazza El Remaya e a breve distanza da una struttura dei servizi segreti.
Contro il silenzio
Secondo il procuratore Lo Voi, l’Egitto, negando le informazioni richieste dall’Italia per lo svolgimento delle indagini, ha paradossalmente danneggiato i suoi imputati. È un processo, dice il pm, “contro il silenzio” operato dalle autorità del Cairo. “Gli abbiamo dato il colpo di grazia. Lo abbiamo annientato ” è la frase più cruenta udita dai testimoni, come riporta il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco: “Qui c’è l’arroganza del potere e la serenità di un carnefice che non dovrà rispondere”.
Le richieste della procura
Secondo Colaiocco a rendere ancora più drammatica la vicenda è il fatto che “a commettere tutto questo non furono criminali comuni ma uomini dello Stato appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani”. Per questo la procura ha chiesto l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abedal Sharif. Per Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi la richeista è invece di 17 anni e mezzo.
20 fratture… non una
Il procuratore Colaiocco ha mostrato in aula la tac eseguita a Roma sul corpo di Giulio Regeni. Sono ben 20 le fratture ossee sul corpo del ricercatore friulano, mentre il governo del Cairo ne aveva confermata una sola. La rottura della scapola. La torsione del pollice. Cinque denti rotti, di cui due incisivi. Microfratture alle piante dei piedi. Ustioni. Ferite dovute a un pettine chiodato. Altre difficili da definire.
Verso la giustizia
“Oggi la Procura di Roma ricostruirà fatti e responsabilità e domani toccherà a noi parti civili. Sono dieci anni e mezzo che aspettiamo questo momento. Siamo emozionatissimi e carichi di responsabilità e aspettative, anche di tantissimi italiani: più che fiducia è ormai una fede”, ha detto l’avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia di Giulio Regeni, che ancora una volta spera nella verità e nella giustizia.