«Rafforzare la rapida transizione dallo stato di pace allo stato di guerra». Questo uno degli obiettivi principali della maxi esercitazione militare di Taiwan, partita ieri e dalla durata di cinque giorni (fino al 26 giugno). Nella dichiarazione del ministero della difesa della Repubblica di Cina si legge, inoltre, che attraverso queste manovre «saranno migliorati il funzionamento dei meccanismi di comando a tutti i livelli con operazioni di combattimento in tempo reale». Con l’uso di personale reale in diversi contesti reali, l’intento è quello di portare le unità militari di tutti i livelli a familiarizzare con il campo di battaglia e le pratiche di combattimento. Intanto da Pechino non c’è stata una replica, ma solo il monitoraggio delle operazioni.
Forse non è un caso se quest’esercitazione militare è stata annunciata proprio nel giorno in cui l’intelligence taiwanese ha rivelato – a cavallo tra domenica e lunedì – 23 sortite di aerei militari cinesi, tra cui caccia J-16, aerei di allerta precoce KJ-500 e aerei cisterna YU-20, accompagnati da 7 navi da guerra e 5 navi governative nelle vicinanze delle coste dell’isola.
“Una sola Cina”
Le continue rivendicazioni di Pechino nei confronti dell’«isola ribelle» e i cambi di “umore” dell’inquilino della Casa Bianca non provocano ansia soltanto in Europa o in Medio Oriente, ma anche a Taiwan. E l’incontro – dal 13 al 15 maggio – tra Xi Jinping e Donald Trump non ha certo contribuito a rasserenare gli animi. Tensioni che si trascinano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando dopo la sconfitta del Giappone – che aveva invaso il Celeste Impero – la guerra civile cinese si è protratta fino al 1949, che ha visto la vittoria del Partito Comunista Cinese di Mao Zedong e la sconfitta del Koumintang di Chiang Kai-shek, rifugiatisi proprio nell’isola di Taiwan.
Da quel momento in poi la Cina ha sempre considerato Taiwan una “provincia ribelle” e parte inalienabile del proprio territorio. “Una sola Cina” è il principio perseguito da Pechino che ha sempre rifiutato il riconoscimento internazionale dell’isola come Stato sovrano.