Sono due i cessate il fuoco che riguardano guerre cominciate dallo stato di Israele. A Gaza prima e in Iran ora. Ma nessuno dei due è stato davvero rispettato da Tel Aviv. Proseguendo con questa tattica di totale disprezzo del diritti e delle regole di guerra Israele straccia accordi di pace e guadagna 1000 Km2 nei paesi adiacenti, come rivela un’inchiesta del Financial Times.
Mille chilometri quadrati
Nonostante il cessate il fuoco che l’alleato – o ex alleato – Donald Trump ha firmato con l’Iran, che include anche la tregua in Libano, la notte scorsa nuovi raid nel sud del paese hanno causato 18 morti e 33 feriti. La parte meridionale del paese confina con Israele: è lì infatti che si stanno concentrando gli attacchi di Tel Aviv, con l’obiettivo dichiarato di creare una zona di sicurezza abbattendo gli edifici. In alcune municipalità, come quella di Dhayra, l’estensione dei danni ha portato alla distruzione di oltre il 70% delle strutture. E l’esercito è avanzato di dodici chilometri oltre il confine.

Anche in Siria le Idf sono riuscite a stabilire nuove postazioni militari vicino al confine su una superficie che si estende per circa 233 chilometri quadrati. In Palestina le forze israeliane controllano ormai oltre la metà del territorio. Nuove “aree cuscinetto” hanno ulteriormente ridotto lo spazio disponibile per i circa due milioni di abitanti, che vivono in campi di tende in condizioni critiche. Anche in Cisgiordania, un territorio che per storia e geografia appartiene alla Palestina, l’avanzata dei coloni continua. Nella notte due moschee sono state incendiate: atti parte di una tattica fatta per spargere terrore. Il 2025 secondo l’Onu è stato l’anno record per numero di violenze nei territori occupati dalle Idf.
La lettera contro i crimini di guerra
Israele giustifica e difende le proprie azioni come atte alla costruzione di “zone sicure” e “cuscinetto”. Una motivazione che vacilla quando vengono approvati i piani per nuove costruzioni in Cisgiordania e nel cuore di Hebron, Palestina, che ospiterà un istituto religioso per i coloni israeliani. I mille chilometri quadrati acquisiti da Israele con guerre continue che ignorano i cessate il fuoco alimenta gli oppositori anche a Tel Aviv. Decine di ex alti funzionari e intellettuali israeliani hanno firmato una lettera inviata ieri al primo ministro Benjamin Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz, al capo di stato maggiore Eyal Zamir e altre autorità, chiedendo un’azione decisiva contro il terrorismo ebraico dilagante in Cisgiordania. La lettera contiene una descrizione delle attività terroristiche contro i palestinesi.
Netanyahu sempre più solo
Anche negli Stati Uniti il consenso verso Israele è ai minimi storici. Complice anche l’aver trascinato gli americani in una guerra, quella contro l’Iran, che si è rivelata costosa e, per molti, inutile. Il vicepresidente Vance è durissimo con Netanyahu: «Donald J. Trump è l’unico capo di Stato al mondo che in questo momento sia solidale con la nazione di Israele, e si dà il caso che sia il capo di Stato della superpotenza mondiale. Se facessi parte del governo israeliano, forse non attaccherei l’unico potente alleato che mi è rimasto in tutto il mondo».
Netanyahu è al centro della crisi politica più grave che Israele abbia mai conosciuto, ma la sua risposta, che arriva con i fatti più che con le parole, fa eco a quella dell’ex amico Trump ad Axios: «Non ci sono limiti al mio potere». Con mille chilometri quadrati in più e qualche alleato in meno Israele continua sulla sua strada. Quella della guerra.
