I 14 PUNTI DEL MEMORANDUM USA-IRAN: DAL CESSATE IL FUOCO ALLA RIAPERTURA DI HORMUZ

Dopo 110 giorni c’è una bozza di memorandum tra Stati Uniti e Iran. Quattro mesi di guerra, i prezzi del petrolio che impazzivano e il fantasma di un conflitto nucleare che aleggiava su tutto. E ora 14 punti su una pagina e mezza. Non è una pace definitiva, ma una tregua urgente che ambisce a ricostruire l’equilibrio mondiale in due mesi.

Da una parte c’è la vittoria di Washington: il cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto e 60 giorni per ottenere un accordo sul nucleare. Dall’altra c’è Teheran, che esce dai bombardamenti con un regime ancora in piedi, la guerra fermata anche in Libano e 300 miliardi di dollari promessi per la ricostruzione.

Cessate il fuoco e i 60 giorni

Il primo punto del memorandum d’intesa è la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari. Non solo però sul suolo della Repubblica Islamica, ma anche in Libano. Una richiesta espressamente iraniana che specifica come la tregua debba essere estesa «a tutti i fronti» con l’impegno a non organizzare ulteriori operazioni militari in futuro. Il secondo punto, infatti, impone a Washington e Teheran il rispetto della sovranità dell’altro senza interferire nei rispettivi affari interni. Da estendere anche in questo caso al Libano. Poi il terzo punto del memorandum dovrà portare a un negoziato e a un accordo definitivo entro 60 giorni, prorogabili solo di comune accordo. Due mesi diventano così il simbolo di un presidente rapido ed efficace rispetto al suo predecessore, Barak Obama, che aveva impiegato due anni per giungere a un accordo con l’Iran.

Riaprire Hormuz

Ben due punti sono dedicati invece alla riapertura di Hormuz. Gli Stati Uniti ottengono la rimozione del blocco navale e il ripristino del traffico ai livelli prebellici, poi dopo l’accordo finale anche il ritiro delle loro forze vicine alle coste iraniane, previsto entro 30 giorni. L’Iran invece accetta la riapertura con un passaggio «sicuro e libero» delle navi commerciali senza costi per 60 giorni e completare entro un mese lo sminamento. In particolare, Teheran «avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman e gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico per definire la futura gestione e i servizi marittimi nello Stretto». Per la Repubblica Islamica c’è quindi un sottointeso: oggi riapre senza sanzioni, ma domani potrà decidere chi e come controllerà quel passaggio. E soprattutto sa di poter giocare un’arma vincente, in grado di poter tenere in mano non solo gli Stati Uniti, ma anche l’intero mercato energetico.

Lo Stretto di Hormuz divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran. Qui transitano mediamente 20,5 milioni di barili al giorno di petrolio (circa il 20% della domanda mondiale di petrolio)
La ricostruzione economica

I quattro mesi di guerra si concludono anche con un compenso economico. La Casa Bianca, insieme ai partner regionali, metterà sul tavolo 300 miliardi di dollari per un piano di ricostruzione e sviluppo economico dell’Iran. Soldi necessari secondo Teheran per infrastrutture, città e apparati produttori. Per questo, Washington assicura fondi, licenze, esenzioni e autorizzazioni per far circolare la quantità di denaro richiesta. Per la Repubblica la concessione rappresenta il riconoscimento da parte dell’avversario del debito di guerra, mentre per gli Stati Uniti è un modo per sedersi al tavolo dei negoziati e chiedere l’accordo sul nucleare.

Trump imbavagliato da un nastro con la forma dello Stretto di Hormuz in un gigantesco cartellone a Teheran

Sempre sul punto di vista economico, un paragrafo del memorandum è dedicato alla revoca delle sanzioni per porre fine all’assedio economico. Da 15 anni, infatti, nella Repubblica islamica vige un regime di strangolamento finanziario che ha portato a una svalutazione della moneta, a un’esplosione dell’inflazione e a una difficoltà di importazione di tecnologia. L’accordo si impegna a revocare le sanzioni contro Teheran, comprese quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, quelle dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e tutte le misure unilaterali statunitensi.

Nucleare e uranio

Insieme allo Stretto di Hormuz, un altro punto fondamentale è l’accordo sul nucleare. L’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari, ma il problema principale riguarda cosa succederà al materiale già arricchito e fin dove acconsentiranno ad arrivare i vertici iraniani. Le due parti concordano che queste questioni saranno affrontate nell’accordo finale, in attesa del quale vale lo status quo. Il programma nucleare iraniano rimane invariato e gli Stati Uniti non impongono nuove sanzioni. Quanto all’uranio già arricchito, il memorandum indica come metodo di base il «declassamento in loco», il down-blending, sotto la supervisione dell’AIEA, ma senza specificare quantità, tempi o soglie.

Tra i punti del memorandum d’intesa Iran-Usa, c’è la questione nucleare

La questione nucleare è sul tavolo da anni. Già con l’amministrazione Obama si era arrivati a un patto di 159 pagine, negoziato in quasi due anni con Russia, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Unione Europea. Imponeva all’Iran di ridurre del 98% le sue scorte di uranio arricchito, limitare l’arricchimento al 3,67% per quindici anni. Ma entro il 2030 l’Iran avrebbe potuto riprendere l’arricchimento su scala industriale. Trump uscì dall’accordo nel 2018 proprio su questa base e il nuovo memorandum non fissa soglie di arricchimento e non indica quante scorte dovranno essere smaltite.

Deroghe immediate sull’export petrolifero iraniano

Con il decimo punto, gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma e fino alla revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati. Ma anche per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi e di trasporto. Il testo prevede poi che Washington si impegni per sbloccare i fondi iraniani congelati e soggetti a restrizioni, rendendoli disponibili con l’accordo finale e in conformità alle indicazioni della Banca centrale di Teheran. E poi con il 12esimo punto, i due Paesi concorderanno un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’accordo finale. Testo che, secondo il punto 14, dovrà essere approvato con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

No Comments Yet

Leave a Reply