La Banca centrale europea torna ad alzare il costo del denaro. Nella riunione del Consiglio direttivo che si è tenuta ieri a Francoforte, l’istituto guidato da Christine Lagarde ha deciso un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, interrompendo una pausa che durava dal 2023. Una scelta maturata alla luce delle tensioni internazionali e del loro impatto sui prezzi dell’energia, tornati a rappresentare una minaccia per la stabilità economica dell’Eurozona.
La decisione di Francoforte
La scelta è stata fatta all’unanimità. «Non ci sono state proposte alternative», ha spiegato Lagarde, sottolineando come il Consiglio abbia ritenuto necessario intervenire per evitare che il nuovo shock energetico alimenti una spirale inflazionistica. Il tasso sui depositi sale così dal 2% al 2,25%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,40%, mentre il tasso sui prestiti marginali raggiunge il 2,65%. A preoccupare Francoforte è soprattutto il conflitto in Medio Oriente.
Le difficoltà nei traffici commerciali e le tensioni che coinvolgono lo stretto di Hormuz hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, aumentando i rischi per famiglie e imprese. «Più dura il conflitto, più aumentano i rischi», ha avvertito la presidente della Bce. Per questo l’istituto ritiene necessario mantenere alta l’attenzione, pur in un contesto di crescita debole.
Le conseguenze per famiglie e imprese
Le nuove previsioni degli economisti della Bce mostrano un’inflazione più elevata rispetto alle stime formulate a marzo. I prezzi al consumo sono ora attesi al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Una revisione legata soprattutto alla crescita dei costi energetici. L’economia dell’Eurozona dovrebbe continuare a espandersi, ma con ritmi più contenuti rispetto alle attese. Gli effetti della stretta monetaria potrebbero farsi sentire rapidamente sulle famiglie. Chi ha acceso un mutuo a tasso variabile dovrà fare i conti con rate più alte. Per un finanziamento da 100 mila euro l’aumento potrebbe superare i 20 euro mensili, a seconda della durata residua del prestito e delle condizioni contrattuali.
La decisione della Bce ha suscitato critiche in Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che «l’aumento dei tassi non aiuta nessuno», mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha osservato come il rialzo non intervenga sulle cause del rincaro energetico. Anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso perplessità. Da Francoforte, però, il messaggio resta netto: la lotta all’inflazione continua a essere la priorità, anche a costo di rallentare ulteriormente la crescita.