Se da un lato la Casa Bianca continua ad annunciare un accordo in tempi brevi, dall’altro gli attacchi missilistici mettono a dura prova queste affermazioni. Nelle prime ore di oggi, 10 giugno, le forze americane hanno bombardato le difese aeree e zone militari vicino allo Stretto di Hormuz, in risposta all’abbattimento di un proprio elicottero. L’Iran ha poi risposto all’attacco con il lancio di salve di missili su basi statunitensi nel Golfo. Anche sul fronte libanese, dove la tregua non è mai veramente iniziata, le operazioni israeliane si sono intensificate. Ora l’Idf ha ordinato l’evacuazione dell’intera città di Tiro, centro principale della regione meridionale del Libano.
Il fronte del Golfo
Da social X il Comando centrale americano ha fatto sapere che erano terminati i raid in Iran. Gli attacchi si sono concentrati sulle difese aeree, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza nel quadrante dello Stretto di Hormuz, impiegando munizioni di precisione. Una risposta definita necessaria dal presidente Donald Trump dopo l’abbattimento di un elicottero d’attacco Apache il 9 giugno. La ricostruzione dei fatti, però, non ha ancora stabilito se il drone iraniano abbia colpito intenzionalmente il velivolo.
Dopo l’incidente dell’elicottero il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X: «Preferiamo il linguaggio della diplomazia, ma parliamo molto più fluentemente altri linguaggi. Se non manterrete i vostri impegni, passeremo a quello che sappiamo esprimere meglio». Una minaccia non troppo velata e che non ha dissuaso gli Usa dalla loro operazione. In risposta l’Iran ha lanciato missili contro la base della Quinta flotta in Bahrein. Non ci sono ancora notizie di possibili danni.
Il fronte libanese
Non va meglio in Libano, dove l’offensiva israeliana nel sud del Paese, mai veramente interrotta con la tregua, continua a mietere vittime tra i civili, superando le 3.600. l’Idf ha ordinato lo sfollamento dell’intera città di Tiro. Questa volta nemmeno i quartieri cristiani si sono salvati. Secondo l’intelligence israeliana nel quartiere si nasconderebbero miliziani di Hezbollah e armi. Duecentomila abitanti dovranno abbandonare le loro abitazioni, andando a pesare su un sistema già allo stremo come testimoniato da un report ONU.