Si complica la situazione in Medio Oriente. Dopo lo stallo nelle trattative del cessate il fuoco in Libano e il proseguimento delle operazioni militari dell’Idf, Teheran ha lanciato una salva di missili verso Israele e i Paesi alleati nel Golfo. Non si è fatta attendere la risposta di Tel Aviv. Nelle prime ore di oggi, 8 giugno, sono state segnalate diverse esplosioni nella capitale iraniana e nelle città di Esfahan e Tabriz. Una possibile ripresa del conflitto che non fa piacere a Donald Trump. Il tycoon ha espresso chiaramente sui social la sua opinione: «Israele e Iran smettano immediatamente di sparare». Una situazione che complica anche i già difficili lavori diplomatici per concludere una pace nell’area.
Cosa è successo
È da quando sono iniziate le trattative in aprile che l’Iran non attaccava Israele. Per il regime degli Ayatollah si tratta di una ritorsione contro i bombardamenti dell’Idf in Libano e sulla capitale Beirut, una violazione del cessate il fuoco secondo il regime. È, infatti, da marzo che l’esercito israeliano sta occupando i territori nel sud del Paese dei Cedri. Un’operazione volta a eliminare la presenza di Hezbollah, il partito-milizia legato alle Guardie della rivoluzione, che hanno definito l’attacco «un avvertimento». Questa volta agli attacchi su Israele hanno preso parte i miliziani Houthi dello Yemen, che hanno anche vietato il passaggio dallo Stretto di Bab el-Mandeb a navi di Tel Aviv.
In un’intervista con Fox News, Trump si è rivolto anche al regime iraniano dicendo: «Avete sparato i vostri missili, ora basta. Tornate al tavolo e fate un accordo». Secondo quanto riportato, nella serata di ieri 7 giugno, dal giornalista di Axios Barak Ravid, il presidente americano avrebbe chiamato Netanyahu per dirgli di non rispondere agli attacchi. Un appello rimasto inascoltato. Infatti nelle prime ore di oggi, 8 giugno, le forze dell’Idf hanno bombardato diverse infrastrutture militari iraniane.
Le conseguenze e l’accordo di pace
Come conseguenza dell’attacco le forze che controllano l’accesso alla Striscia di Gaza (COGAT) hanno deciso di chiudere tutti i valichi per l’accesso e l’uscita dal territorio. Una precauzione per la sicurezza che «non avrà alcun impatto sulla situazione umanitaria» già molto precaria.
Ancora una volta, Trump rischia di veder sfumare il tanto desiderato accordo di pace. Le due parti non hanno ancora trovato una posizione d’intesa tra le rispettive richieste. Il tycoon ha affermato che qualsiasi accordo per porre fine alla guerra deve impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare. Una condizione già prevista negli accordi del 2015 ottenuti da Barack Obama, che però Trump ha poi ripudiato. Teheran vorrebbe, invece, la cancellazione delle sanzioni, lo sblocco di miliardi di dollari congelati e il riconoscimento della sua influenza sullo Stretto di Hormuz.