Un’alta piovosità (associata a inondazioni anche gravi), il riscaldamento delle acque con conseguente riduzione dell’ossigeno e della biodiversità marina, maggiore umidità, inverni più miti e meno nevosi, piogge abbondanti, condizioni di siccità e il possibile sviluppo di cicloni tropicali: sono solo alcuni degli effetti legati a El Niño. Si tratta di un fenomeno climatico periodico che interessa soprattutto l’oceano Pacifico centro-meridionale e orientale, fino alle coste dell’America Latina. Secondo l’Onu, quest’anno, potrebbe verificarsi con una probabilità del 95% entro settembre in una forma mai registrata prima tanto da essere definito un “super El Niño”.
Il nome fu coniato dai pescatori peruviani: El Niño, “il bambino”, anche in riferimento alla figura di Gesù, perché tende a manifestarsi ogni 5-8 anni nel periodo natalizio. Questa volta, però, potrebbe arrivare già dalla fine dell’estate. In passato era considerato un fenomeno locale, ma si è rivelato molto più ampio e capace di generare effetti su scala globale. Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, ha spiegato: «El Niño sconvolge la circolazione atmosferica globale, è una sorta di gigantesca macchina termodinamica e preoccupa perché porta a un aumento significativo delle temperature».
COSA ACCADE
Il fenomeno si verifica quando la temperatura superficiale dell’oceano aumenta di almeno 0,5 gradi per più di tre mesi consecutivi. Riscaldare una massa d’acqua così vasta richiede un’enorme quantità di energia, e i venti giocano un ruolo decisivo. I modelli climatici stimano per questo episodio un aumento tra 2,4 e 3,1 gradi, “Gettando benzina sul fuoco in un mondo che si sta già riscaldando”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu António Guterres.

El Niño si alterna alla fase opposta, La Niña, caratterizzata dal raffreddamento delle acque, conclusasi nei primi mesi dell’anno. Attualmente il sistema si trova in fase neutrale (ENSO), con temperature marine vicine alla media, ma in evoluzione verso il riscaldamento.
L’ANOMALIA EUROPEA
In Europa gli effetti sono più deboli e indiretti. Il segnale di El Niño si propaga attraverso onde planetarie, simili a quelle generate da un sasso in uno stagno, ma viene progressivamente modificato dalla variabilità atmosferica delle medie latitudini: NAO, jet stream, blocchi anticiclonici e vortice polare possono alterarlo o attenuarlo.
Per questo la risposta europea non è mai univoca. El Niño può favorire alcune configurazioni atmosferiche, ma non determina automaticamente caldo, freddo o pioggia. Non esiste quindi una relazione diretta causa-effetto come nel Pacifico tropicale: eventuali anomalie termiche non possono essere attribuite esclusivamente al fenomeno. Gli effetti più evidenti alle medie latitudini tendono inoltre a manifestarsi durante l’inverno boreale successivo, quando El Niño raggiunge la fase più intensa e le connessioni atmosferiche diventano più efficienti.