Si avvicinano le elezioni politiche, programmate per il 2027, e come spesso accade si avvicina anche il momento di votare una nuova legge elettorale. Arriverà alla Camera dal 26 giugno, e al Senato con ogni probabilità entro fine agosto. Se approvata andrà a sostituire il Rosatellum, entrato in vigore nel 2017. Questa nuova proposta non è molto diversa da quella già presentata dal centrodestra, ma cambia radicalmente il sistema elettorale con cui abbiamo votato negli ultimi anni.
Il premio di maggioranza
A cambiare è la soglia dopo cui scatta il premio di governabilità, che verrebbe spostata al 42% e non più al 40%. Questo aumento è accompagnato da una riduzione del tetto massimo di seggi ottenibile da chi se lo aggiudica. Alla camera passa da 230 a 220 e da 114 a 113 al Senato. Così anche aggiungendo i seggi del premio di governabilità (70 a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama) una singola forza politica non raggiungerebbe comunque il 60% necessario per eleggere gli organi di garanzia. I nomi di chi entrerebbe in Parlamento con il premio sarebbero presenti nelle schede elettorali, in liste da 3 candidati circoscrizionali indicati in un rettangolo posizionato sotto al simbolo del partito. In caso la soglia del 42% non venisse raggiunta anche solo in una delle due Camere non si passerebbe al ballottaggio, ma si applicherebbe una distribuzione dei seggi con il proporzionale puro.
Un proporzionale puro
Se fino alle scorse elezioni il sistema di assegnazione dei seggi è stato misto, con alcuni collegi uninominali e altri plurinominali, la nuova legge elettorale prevede un proporzionale puro. Le uniche eccezioni sono le regioni a statuto speciale di Trentino Alto Adige e Val d’Aosta, e quei parlamentari votati dagli italiani residenti all’estero, che rimangono uninominali.
Il numero di seggi che spettano a ciascuna circoscrizione non è più fisso, ma deciso alla convocazione dei comizi elettorali e calcolato in base ai dati del censimento permanente della popolazione fatto a livello comunale.
La soglia di sbarramento rimane invece al 3%, ma in caso di coalizioni rientrerebbe nella distribuzione dei seggi anche il primo dei partiti al di sotto.
Un non-premierato
Altro punto fondamentale è l’indicazione obbligatoria di un candidato premier al momento della presentazione di liste e programma. Il nome non sarebbe sulla scheda visto che indicarlo, secondo la Costituzione, resta una prerogativa del Presidente della Repubblica. Ma questo elemento trasformerebbe la legge elettorale in una prima forma del premierato tanto voluto da Fratelli d’Italia.