Lo scoutismo italiano volta pagina e abbatte un tabù durato cinquant’anni. Con l’approvazione del documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, l’Associazione guide e scouts cattolici italiani (AGESCI) ha stabilito ufficialmente che «l’orientamento sessuale e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione per chi chiede di svolgere un ruolo educativo». Una presa di posizione che apre le porte dello scoutismo ai capi e alle cape omosessuali o transgender, riconoscendo che la capacità educativa non dipende dall’identità personale, ma dalla maturità con cui viene svolto il servizio.
Il percorso che ha portato a stilare il documento
Il documento, approvato dal Consiglio generale AGESCI “Vie di fraternità” riunito a Bracciano dal 24 al 27 aprile, rappresenta il primo traguardo di un percorso iniziato ormai da anni. Le prime riflessioni infatti risalgono al 2016, quando durante la Route nazionale di San Rossore, i rover e le scolte – giovani tra i 16 e i 21 anni – hanno chiesto di essere ascoltati, di mettere al centro del percorso di crescita i loro bisogni. Con particolare attenzione alle tematiche sociali. Nello stesso anno, la pubblicazione dell’enciclica Amoris Laetitia di Papa Francesco ha offerto la cornice ideale per questa maturazione, invitando la Chiesa a rispettare la dignità di ogni persona ed evitando ogni forma di stigma.

Il passaggio decisivo è arrivato nel 2022, quando il Consiglio ha raccolto le testimonianze di ragazzi e ragazze che erano usciti dall’associazione «per paura, imbarazzo o semplicemente perché la comunità sembrava parlare un’altra lingua» ha spiegato Francesco Zecca, consigliere generale della zona Lecce, Adriatica, Puglia. «Ascoltarli ci ha fatto prendere coscienza della realtà e votare a favore di questa mozione è stato un atto dovuto. Non si può pensare di essere nel mondo senza esserlo davvero, girando lo sguardo e facendo finta di nulla» ha affermato Zecca. Perché, in realtà, prendersi cura dell’altro, ascoltarlo, ma soprattutto accoglierlo «è un atto fortemente cristiano» ha sottolineato.
Cosa cambierà nell’associazione
«Questo è solo un punto di partenza» specifica il consigliere generale. La novità principale riguarda il ruolo dei capi scout. L’orientamento sessuale e l’identità di genere non potranno più essere considerati elementi di esclusione per chi chiede di entrare a far parte dell’associazione. In questo modo, il criterio di valutazione non riguarda più la sfera personale dell’adulto, ma viene presa in considerazione la sua maturità umana. Francesco Zecca, però, chiarisce che: «Non cambieranno i valori di AGESCI, perché tutto si fonda sull’amore e sulla cura dell’altro».

La vera trasformazione riguarderà infatti la formazione delle guide con il fazzolettone al collo. «Molti educatori davanti a questi temi si trovano impreparati – racconta Zecca – per questo in Consiglio abbiamo deciso che il documento dovrà rientrare nel materiale discusso e studiato durante i campi di formazione istituzionali». L’obiettivo è fornire strumenti, linguaggi e competenze adeguate per affrontare questi tempi. Ma soprattutto, come spiega il documento, è importante riuscire a costruire “spazi sicuri”, ambienti educativi e relazionali in cui ragazzi e adulti possano sentirsi accolti senza paura di discriminazioni o giudizi. Le Comunità capi saranno chiamate a vigilare contro ogni forma di bullismo, derisione o pregiudizio omolesbobitransfobico.
Come vengono accolti i ragazzi
«Con i ragazzi questo problema non c’è mai stato», racconta Francesco Zecca. «I giovani che vengono da noi stanno crescendo, stanno formando il loro carattere e facendo le loro esperienze. Il compito dello scoutismo è accompagnarli, non giudicarli». Secondo il consigliere generale AGESCI, infatti, all’interno dei gruppi scout sono sempre stati presenti ragazzi e ragazze omosessuali, così come giovani che si interrogano sulla propria identità di genere. La vera difficoltà, più che nei loro confronti, riguarda il ruolo educativo degli adulti. «Non serve essere o non essere omosessuali per aiutare un ragazzo» sottolinea Zecca. «Conta essere una persona capace di ascoltare, accompagnare e rispettare».