DOPO 400 ANNI DECIFRATO IL CODICE BORG CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’intelligenza artificiale è riuscita a risolvere un problema che attanagliava l’uomo da 400 anni. Un documento rimasto intraducibile, il cifrario Borg, è stato risolto proprio dalle macchine e ora gli storici hanno trovato la chiave per leggere il testo.

Cos’è

Il cifrario Borg è un manoscritto di 408 pagine scritto nel Seicento e custodito da oltre quattro secoli nella Biblioteca apostolica vaticana. Il documento è suddiviso in due sezioni. La prima si presenta come un ricettario medico: descrive sintomi e rimedi per curare il corpo, come sciroppi fatti con erbe e vino rosso. Inoltre, anche la copertina contiene un’annotazione che fa riferimento alle cure per l’essere umano. Nella seconda parte il cifrario cambia completamente il tema e diventa un manuale bellico, focalizzandosi sui segreti per l’utilizzo delle armi e la costruzione di bombe. Dal Seicento ad oggi, però, gli studiosi non erano riusciti a interpretare correttamente le pagine a causa di un grande problema: la modalità di scrittura.

La difficoltà della scrittura

Sfogliando il manoscritto il lettore si imbatte inizialmente in frasi scritte in latino e italiano. Poi questi caratteri si fondono con un sistema di 34 simboli, lettere romane e caratteri arabi. Per anni gli studiosi hanno cercato di decriptarlo, ma molte parole non risultavano comprensibili in arabo, persiano o turco. E soprattutto non si era riusciti a trovare la chiave di lettura corretta. Stando alle credenze popolari, il cifrario sarebbe stato realizzato con questo strano codice per evitare accuse di stregonerie. Nel Seicento, infatti, gli autori dei testi di medicina in molti casi potevano essere condannati per sospetti o stregoneria da parte delle autorità religiose.

I casi

Il cifrario Borg non è un caso isolato. Secondo le ricerche della BBC, solo l’1% dei documenti mondiali conservati in archivi o biblioteche è stato crittografato. Molti manuali sono scritti con una grafia illeggibile, in altri l’inchiostro si è sbiadito nel tempo e in buona parte di questi ci sono sistemi complessi, realizzati con simboli ingannevoli per confondere chi non dovrebbe leggerli. Spesso, infatti, in questi testi vengono utilizzati anche “simboli civetta”, ovvero caratteri che non hanno un significato, ma sono inseriti volontariamente dagli autori per impedire la libera lettura a chi non è autorizzato.

Il Cifrario Borg, manoscritto del Seicento rimasto illeggibile per oltre 400 anni

Questa inaccessibilità porta a un vuoto culturale. I documenti antichi non ancora decriptati potrebbero contenere informazioni e dati preziose sulla società del passato, credenze, conoscenze mediche e aspetti politici. Ma anche aspetti della vita privata di personaggi pubblici o le relazioni amorose tenute nascoste da autori che oggi vengono studiati. Capire cosa c’è scritto in quelle pagine, quindi, potrebbe comportare un cambiamento del modo in cui interpretiamo alcuni eventi di secoli fa.

Lo studio

Il cifrario Borg è rimasto inaccessibile finché non è arrivata l’intelligenza artificiale. Ed è stato possibile grazie al lavoro della BBC News con un team guidato dalla docente di linguistica computazionale dell’Università di Stoccolma, Beata Megyesi. Scardinando il codice tramite l’algoritmo, il gruppo ha tradotto i simboli dell’intero manuale, rendendo accessibili le prescrizioni mediche dell’epoca o i segreti legati all’uso delle armi. Il sistema utilizzato per tradurre il Cifrario Borg ha elaborato circa 500 simboli in 29 minuti, fornendo anche spiegazioni logiche sulle scelte di traduzione. «È come un lavoro investigativo in cui ogni simbolo, schema e soluzione parziale può avvicinarci ai segreti di qualcuno e a un mondo storico perduto» ha dichiarato la professoressa Megyesi.

L’utilizzo dell’AI

Proprio con lo sviluppo dell’AI il lavoro di decifrazione dei testi antichi è stato semplificato, aprendo un mondo rimasto finora oscuro. Le piattaforme come Transkribus, infatti, con la sola immagine del documento riescono a decriptare lingue e alfabeti di diverse epoche. Prima individuano le parti del testo, poi traducono il singolo carattere, infine restituiscono un documento comprensibile. L’AI, inoltre, non interpreta solo codici con simboli e lingue antiche o moderne, ma anche reperti archeologici e sistemi di scrittura rari. Per esempio, si sta lavorando alla lettura dei simboli impressi sul Disco di Festo a Creta, un misterioso reperto archeologico in terracotta del 1700 a.C. con 242 simboli impressi nell’argilla fresca. Ritrovato nel 1908 nel palazzo di Festo, il Disco non è stato ancora decifrato con certezza. Ma forse con l’AI si potrebbe trovare una nuova via per accedere a una parte della cultura del passato.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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